Gli zampognari hanno sempre fatto parte dell’atmosfera festosa e tradizionale del periodo Natalizio ciociaro. La zampogna, in inglese Bagpipe, o in tedesco Sackpfeife, indica un caratteristico strumento popolare a fiato, munito di ancia e serbatoio d’aria. Contrariamente a quanto si crede, questo strumento non è affatto di origine scozzese.
Gli zampognari
Gli zampognari in Ciociaria, sono ancora una tradizione che arriva da lontano, ed è proprio il caso di dirlo. La zampogna si è diffusa nei secoli in tutta l’Europa, nell’Africa settentrionale in Asia, fino all’India. La sua caratteristica principale consiste nel fatto che l’eccitazione delle ance, anziché dal fiato, è provocata dall’aria immagazzinata nella sacca comprimibile.
Questa sorta di bisaccia tenuta sotto un braccio, funge da camera pneumatica, ed è alimentata dalla bocca dell’esecutore. In pratica avviene una insufflazione ininterrotta delle canne e, quindi, la produzione di un suono continuo caratteristico e inconfondibile. Generalmente la sacca è di pelle di capra, e si utilizzano i fori del collo e degli arti per inserire il cannello d’insufflazione e le canne. Anticamente la sacca poteva essere assemblata anche con una vescica di pecora o maiale e in alcuni luoghi anche con lo stomaco della foca.
La zampogna
Oggi le zampogne o cornamuse sono costruite anche con serbatoi in gomma, realizzati ad esempio utilizzando le camere d’aria di pneumatici. La canna per la melodia, detta chanter, normalmente ha sette fori anteriori e uno posteriore per il pollice, su cui il suonatore esegue la melodia. Vediamo il bordone, o canna dell’accompagnamento, con cui il suonatore emette una nota costante e insistita.
Sappiamo che la più antica testimonianza relativa all’applicazione di un sacco a strumenti a fiato risale all’età ellenistica, in una terracotta del I secolo a.C. Cionondimeno, dall’Oriente la cornamusa penetrò nel mondo greco-romano agli inizi dell’età imperiale (I secolo d.C.). Bisogna però arrivare all’alto medioevo, X secolo, per incontrare le prime attestazioni del suo impiego. La documentazione più antica risale al XII secolo, in un codice manoscritto lombardo raffigurante una cornamusa munita di piccola sacca e di una canna melodica.
Tu scendi dalle stelle
Le regioni dove tradizionalmente è presente la zampogna sono: Lazio, con le province di Frosinone e Latina, ma anche Abruzzo, Molise, e parte del sud. Comunemente gli zampognari, vestiti come contadini in costume, muniti di tabarro, cappello, e ciocie, si presentano come musicisti che annunciano il Natale.
In particolare, durante il periodo della Novena dell’Immacolata Concezione, l’apertura delle festività e si spande con il canto nelle campagne. Di casa in casa, ci sono donne che escono e offrono da bere e mangiare agli zampognari, e danno anche un obolo per buon augurio. Dalle campagne, gli zampognari percorrono le vie cittadine, in abiti tipici, suonando i loro motivi natalizi tradizionali. Tra le luninarie, e le decorazioni, si diffondono “Tu scendi dalle stelle”, o “Adeste fideles”, suscitando anche una certa commozione. Generalmente gli zampognari suonano in coppia, uno la zampogna vera e propria ed un altro la ciaramella, o un flauto.
Gli zampognari in Ciociaria e la cornamusa
In Ciociaria è comune vedere questi suonatori, che da pastori o contadini, scendono nei paesi e tra i negozi delle città. Inoltre, gli zampognari sono una presenza fissa del presepe, occupando generalmente un posto nelle immediate vicinanze della capanna o della grotta, accanto a Gesù Bambino. Tuttavia, la zampogna che nei grandi centri si usa solo nel periodo natalizio, nelle aree rurali, con il suo suono accompagna molti altri riti religiosi. Oggi l’impiego della zampogna, accompagna ancora processioni, rituali, feste e balli in molte zone del sud. La presenza della zampogna in altre regioni d’Italia è dovuta alla passione di alcuni musicisti che l’hanno fatta propria. Discorso diverso per i vari tipi di cornamusa tipici dell’Italia nord-occidentale, dove i rispettivi suonatori assumono altre denominazioni locali. Qui troviamo il cornamusaro, la müsetta, il suonatore di piva nel parmense o di baghèt nella bergamasca.