I Vestalia si svolgevano a Roma dal 7 al 9 Giugno. Erano feste importantissime dedicate a Vesta, la Dea del focolare domestico e del Tempio in cui arde il fuoco sacro di Roma. A quel fuoco che doveva ardere sempre si consacrava tutta Roma.
I Vestalia
Forse pochi eventi erano così importanti per i romani. Non dimentichiamo che Rea Silvia stessa era stata una vestale. Durante queste feste, le Matrone, erano le uniche che insieme al Pontifex Maximus, potevano entrare nel Tempio di Vesta. Esse offrivano del cibo in sacrificio alla Dea. In quei giorni i panettieri ed i mugnai di Roma, adornavano macine e bestie da soma con ghirlande di violette e piccoli pani. A Vesta si offrivano i frutti della terra, e in quanto dea del focolare.
I panettieri offrivano il loro pane portandoli su asini riccamente ornati. L’asino era l’animale che faceva muovere le macine, e nel racconto mitologico era legato a Vesta; poiché il suo ragliare l’aveva svegliata appena in tempo per concederle di evitare le avance del dio Priapo. Nello stesso giorno si svolgevano i Piscatorii Ludi, feste in onore del Padre Tevere; per propiziare la buona pesca.
Tempio della dea Vesta e i Vestalia
Tutti i pesci che si pescavano, si sacrificavano presso il Tempio di Vulcano. Orbene, Vesta era la terza figlia di Saturno e dea romana del focolare, il cui culto a Roma venne istituito dal secondo re della città, Numa Pompilio. A Vesta si sacrificava il libum di farro abbrustolito. Al tempio di questa dea vergine; le matrone si recavano scalze. Dovevnao compiere molti atti di devozione.


Mentre la flaminica Dialis, ovvero la moglie del flamen Dialis, il sacerdote del culto di Giove, doveva adottare i segni del lutto. Il fuoco di Vesta era soprattutto il simbolo di Roma e della sua eternità. Finché il focolare della dea fosse rimasto acceso, Roma sarebbe sempre esistita e avrebbe governato il mondo. A Vesta sacrificavano i pretori, i consoli e i dittatori, che in lei riconoscevano la protettrice dello Stato; ma a lei era dedicato fortemente anche il focolare domestico.
Tempio di Vulcano
Questo focolare doveva ardere in ogni casa romana e ad esso era legato anche il culto degli antenati. Le Vestali, le ancelle di Vesta, avevano il compito di custodire il focolare; facendo attenzione ch’esso non si spegnesse mai e restando vergini per evitare d’inquinarlo. Il numero delle Vestali variò nel corso dei secoli, da quattro a sei, e le fanciulle prescelte avevano l’obbligo di rimanere al servizio della dea per 30 anni. I primi 10 li impiegavano per imparare i misteri. Nel successivo decennio svolgevano a tutti gli effetti il ruolo di sacerdotessa.

Negli ultimi 10 addestravano le novizie che le avrebbero poi sostituite. Questo collegio sacerdotale femminile era guidato dalla Vestale Massima e dal Pontefice Massimo; l’unico uomo che avesse autorità maggiore alla loro. Le sacerdotesse di Vesta avevano un ruolo molto importante nella società romana che concedeva loro una serie di privilegi.
Numa Pompilio
Come quello di essere accompagnate dai littori come scorta e prestigio, e di avere dei posti a sedere privilegiati a teatro nelle rappresentazioni. Inoltre le vestali potevano gestire liberamente il proprio patrimonio e potevano fare liberamente testamento. Tuttavia, qualora non avessero adempiuto ai loro compiti o non si fossero mantenute vergini, la punizione era severissima.

La condanna era essere murate vive in una camera interrata presso il Campus Sceleratus; (nella zona di Porta Collina, tra le attuali Via Goito e Via XX Settembre). Le lasciavano una lucerna, un tozzo di pane e un po’ d’acqua o di latte; fino al sopraggiungere inesorabile della morte. Il tempio della dea Vesta si trovava nel Foro Romano, tra il Palatino e il Campidoglio; e aveva una forma circolare.
Rea Silvia
In questi giorni in cui si festeggiava i Vestalia, il penus Vestae esterno, ossia il penetrale esterno del santuario, veniva aperto alle donne (mentre rimaneva precluso agli uomini con la sola eccezione del Pontefice Massimo). Il periodo sacro si concludeva ufficialmente il 15 Giugno con la solenne pulizia e la purificazione del tempio. L’immondizia impura raccolta si gettava poi nel Tevere,
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