Il casino di caccia estense, incantevole e citato anche come villa Pasqualini Canato dalle famiglie che ne furono proprietarie nel susseguirsi dei secoli. Si tratta di un edificio storico situato ad Arquà Polesine, affacciato alla strada provinciale 24 che attraversa la cittadina in direzione est-ovest. Il casino di caccia estense; è uno dei pochi esempi rimasti di architettura rurale ferrarese in tutto il territorio polesano.
Il casino di caccia estense
Per quanto riguarda la struttura, l’intero edificio è in laterizio faccia a vista; caratterizzato dalla presenza di una gradinata d’accesso al piano nobile sulla facciata principale. Da qui si stagliano i due alti e caratteristici comignoli in cotto, intatti. Altre particolarità da osservare, sono la decorazione; sempre in cotto, a dentelli sotto lo sporto del tetto.
Inoltre particolare è l’alto zoccolo inclinato, mentre sulla facciata posteriore possiamo osservare alcuni bassorilievi di stemmi famigliari. Venne fatto erigere nel XV secolo, a nord del castello e distante dall’abitato; in una posizione sopraelevata rispetto al terreno circostante. Si trattò di una precauzione dettata dalle frequenti esondazioni dei corsi d’acqua della zona. Come la rotta della Malopera, e nei pressi di quello che fu un antico percorso d’epoca romana. Alcune fonti indicano come committente dell’originario edificio Alberto V d’Este, Marchese di Ferrara e di Modena.
Il casino di caccia estense e Andrea Durazzo
Sembra che lo abbia fatto realizzare come costruzione di servizio nel territorio dell’allora Transpadana ferrarese. Rimase di sua proprietà fino alla morte; sopraggiunta nel 1393. Acquisito in eredità dal figlio Nicolò III, schiacciato dai debiti lo cedette nel 1412 al nobile Andrea Durazzo, con obbligo di vassallaggio.
Tuttavia, le conseguenze della guerra di Ferrara, ben nota anche come guerra del sale, vide rimescolarsi le carte. Il territorio fu conquistato da Venezia, ma la famiglia Durazzo ne conservò la proprietà ancora a lungo. Tra corsi e ricorsi storici, si procedette a dei primi interventi per una progressiva riqualificazione per la metà del XVI secolo. Con la struttura ampliata; e meglio adattata ad uso abitativo. La si dotò di nuovi locali, cantina, e soffitte oltre all’aggiunta di due ali al piano rialzato, divenuto piano nobile dell’edificio. Risalgono invece all’inizio del XVIII secolo, i lavori di adattamento al gusto dell’epoca.
Edifici storici polesani
Tali interventi mutarono l’aspetto, avvicinando la struttura ai palazzi sorti nel periodo; tra cui l’erezione del muro di cinta. Poi, dal 1752 fu per alcuni anni tra le residenze del vescovo di Adria Pellegrino Ferri. Il 22 dicembre 1756 lo stabile passò alla famiglia Cavalli che lo cedette nel 1760 alla famiglia Cecchetti.
Questi ultimi, piccoli proprietari terrieri, avviarono un’ultima sostanziale serie di modifiche; sia alla struttura interna dell’edificio che alla zona circostante. Poi, nel 1850, il giardino diventò un parco romantico; aggiungendo svariate nuove piante; che suddivise da sentieri e impreziosito da ponticelli, grotte e giochi d’acqua, era disseminato di reperti antichi. Dello stesso anno è anche la costruzione della torretta in stile neogotico. Tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, Antonio Cecchetti utilizza i terreni circostanti, per avviare una fiorente attività di frutticoltura industriale; utilizzandoli inoltre per esperimenti agrari.
Famiglia Cecchetti
Durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale la struttura fu adibita a rifugio per gli sfollati. Poi, dopo la guerra; si suddivise la struttura, affittandola. Poi decadde, infine diventando un rudere. Infine, per ripristinarne l’originario aspetto; nel 1968 lo stabile passò all’architetto Canato; discendente dalla famiglia Cecchetti. Egli ne curò personalmente il restauro restituendolo allo splendore di un tempo. L’impostazione della struttura richiama ora evoca maggiormente la sua origine ferrarese. Il portale da accesso a un salone centrale; con soffitto in travi di legno di copertura a vista, dal quale si accede alle altre stanze.