Il coraggio di un carabiniere riuscì a frenare la folgore che si abbatté su molti suoi commilitoni. Oggi ricordiamo non solo quel coraggio, ma tutti i caduti, che avrebbero potuto essere molti di più. Resta l’amarezza per quella guerra che il 1º maggio 2003 era ufficialmente finita.
Il coraggio di un carabiniere
Eppure, durante quel conflitto in Iraq nella città di Nāṣiriya contro le forze armate italiane partecipanti alla missione militare denominata “Operazione Antica Babilonia”; accadde il più grave degli attacchi che causò la strage del 12 novembre 2003. L’evento provocò 28 morti, di cui 19 italiani. Erano le ore 10:40 ora locale, le 08:40 in Italia. Un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti all’ingresso della base MSU; (Multinational Specialized Unit) italiana dei Carabinieri. L’esplosione scatenò a sua volta l’esplosione del deposito munizioni della base “Maestrale”; e quindi la morte di Carabinieri, militari e civili.
Eppure di guardia c’era il carabiniere Andrea Filippa all’ingresso della base principale. Riuscì da solo prontamente a reagire, uccidendo i due attentatori. Il suo coraggio impedì che il camion esplodesse all’interno della caserma; ma sul cancello di entrata. Il milite evitò così una strage di più ampie proporzioni.
La strage di Nassiriya
I primi soccorsi furono prestati dai Carabinieri stessi; dalla nuova polizia irachena e dai civili del luogo. In tutto l’attentato provocò 28 morti, 19 italiani e 9 iracheni. Nell’esplosione rimase coinvolta anche la troupe del regista Stefano Rolla che si trovava sul luogo. Stava girando uno sceneggiato sulla ricostruzione a Nassiriya da parte dei soldati italiani. Perirono anche i militari dell’esercito italiano di scorta alla troupe, che si erano fermati lì per una sosta logistica. Il Comando dell’Italian Joint Task Force si trovava a 7 chilometri da Nassiriya; in una base denominata “White Horse”, a circa 4 chilometri dal Comando USA di Tallil.

Il Reggimento MSU/IRAQ, composto da personale dei Carabinieri Italiani e dalla Polizia Militare Romena era diviso su due postazioni. C’erano la base “Maestrale” e la “Libeccio”, poste al centro dell’abitato di Nassiriya. Presso la base “Maestrale”; era acquartierata l’Unità di Manovra.
Base Libeccio
Presso la “Libeccio” avevano sede sia il Battaglione MSU; sia il Comando del Reggimento MSU/IRAQ. Come dicevamo, l’attentato avvenne alle ore 10,40 del 12 novembre 2003 alla base “Maestrale” che fu ridotta a uno scheletro di cemento. L’altra sede, “Libeccio”, distante poche centinaia di metri dalla prima, venne danneggiata anch’essa dall’esplosione. Era infatti intendimento dei Carabinieri, contrariamente alla scelta dell’Esercito; stabilirsi lontano per avere una maggiore cornice di sicurezza. Intendevano posizionarsi nell’abitato per un maggior contatto con la popolazione; tipico dei carabinieri.
Due mesi dopo l’attentato, il Reggimento CC lasciò definitivamente anche la Base “Libeccio”, trasferendosi alla base di “Camp Mittica” nell’ex aeroporto di Tallil, a 7 km da Nassiriya. I caduti delle Forze Armate Italiane appartenevano a vari reparti dell’Arma dei Carabinieri Territoriale, al 13º Reggimento Carabinieri “Friuli Venezia Giulia” di Gorizia; e al 7º Reggimento Carabinieri “Trentino-Alto Adige” di Laives.
Brigata Folgore e il coraggio di un carabiniere
Inoltre dal Reggimento lagunari “Serenissima”, alla Brigata Folgore, al 66 Reggimento fanteria aeromobile “Trieste”, al Reggimento Savoia Cavalleria, al Reggimento Trasimeno. La camera ardente per tutti gli italiani caduti, venne allestita nel Sacrario delle Bandiere del Vittoriano; dove fu oggetto di un lungo pellegrinaggio di cittadini. I funerali di Stato si svolsero poi il 18 novembre 2003 nella basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma; officiati dal cardinale Camillo Ruini, alla presenza delle più alte autorità dello Stato. Erano presenti più di 50.000 persone. Commossa fu la partecipazione popolare peri nostri eroi. Le salme giunsero infine nella basilica; scortati da 40 corazzieri a cavallo. Per quel giorno fu proclamato il lutto nazionale.