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Il dialetto: una giornata per riscoprirne il valore

ll 17 gennaio ricorre la “Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali”. È istituita dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia per sensibilizzare istituzioni e comunità locali sul valore del patrimonio costituito dalle varie lingue locali. Il dialetto rispecchia, infatti, l’anima del territorio e mantiene vivo ciò che ci lega con i nostri antenati. Vista l’emergenza sanitaria ancora in atto, l’edizione di quest’anno si è caratterizzata da proposte promosse attraverso i social media. Anche la Pro Loco di Adria ha partecipato all’iniziativa proponendo la lettura di tre poesie in vernacolo. L’associazione ha, inoltre, invitato a pubblicare proverbi e modi di dire rigorosamente in dialetto.

Il Dialetto Giornata Delle Lingue Locali

Tre poesie in vernacolo dedicate ad Adria

La scelta è caduta su tre poesie di autori locali dedicate ad Adria. La prima intitolata Vecia Adria è opera dello scomparso Primo Guarnieri, già Direttore didattico. La seconda, I l’à mocà fa parte di una raccolta di poesie in vernacolo di Ghitano Smorgoni edita nel 1905. I versi si riferiscono alla parziale demolizione del campanile della Basilica della Tomba. La torre campanaria risultò, quindi, mocà ovvero troncata. L’ultima poesia è della poetessa Atilde Zen. Nata nel 1886 ad Araras, in Brasile, da emigranti polesani, è stata maestra ad Adria. La sua Dal ponte de Castelo descrive il luogo più caratteristico di Adria.

Proverbi in dialetto

Se cercate sul dizionario la parola proverbio troverete la seguente descrizione: Detto popolare che condensa un insegnamento tratto dall’esperienza. I proverbi sono, quindi, quelle pillole di saggezza che sono tramandate da varie generazioni. Proviamo a ricordarne alcuni, ovviamente in dialetto, grazie anche ad ad alcuni appunti di Raffaella Forzato che ha inviato per l’occasione.
A oselo ingordo a ghe crepa el gosso.
Saco vodo non sta in piè.
Cavar sangue dal muro non se pole.
Le suche le va a chi non ga i bosgati.
Molti detti popolari, poi, si riferiscono al tempo meteorologico. Ecco che:
Alba rossa o vento o jossa.
Candelora, Candelora dell’inverno semo fora, ma se piove o tira vento nell’inverno semo drento.
S’a piove a Santa Bibiana a ghe n’emo per 40 dì e ‘na stimana.

Il Dialetto Proverbi

Il dialetto nei cognomi locali e negli appellativi di uso comune

Si pensi che anche nei cognomi si colgono tracce della dialettalità. È il caso di Padoàn, Trevisàn, Visentin, Bressan, Mantoan. Questi sono cognomi che indicano un luogo di provenienza. Nel filone dei mestieri, invece, troviamo: Callegaro (da calegaro ovvero calzolaio), Scarparo, Marangon (falegname), Munaro (Mugnaio). Il cognome Bagatin sembra addirittura derivare da una monetina corrispondente ad un dodicesimo di soldo veneto: il bagatin. I cognomi Braga e Braghin potrebbero avere origine dalla parola braca cioè calzoni.

Mugnaio

Ed ecco, invece, alcuni appellativi che in dialetto assumono un aspetto molto più colorito. Vi hanno mai dato del pandolo (tonto, sciocco, fesso e impacciato. Riferito soprattutto ad una persona alta)? Oppure del pàmpano (sciocco) o del ciacolon (chiacchierone). Se vi hanno detto che siete una bronsa cuerta è un modo per dire che ci sono delle braci che covano sotto la cenere! Se, invece, vi siete presi della pittima vi hanno dato della persona fastidiosa.
Abbiamo, quindi, visto che il lessico dialettale è un patrimonio che ci appartiene. L’è vecio come il cuco! Cerchiamo di preservarlo.

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