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Il pupo dell’Ara Coeli e la leggenda dei suoi miracoli ogni sei gennaio per la Befana

Il pupo dell’Ara Coeli, la cui devozione ancora sopravvive. La Befana tanto cara a tutti i bambini del Lazio, ha la sua più alta celebrazione a Roma, tra le storiche bancarelle e le giostre di Piazza Navona. Tuttavia anche in tutto il resto della Regione, il rito si ripete in tante piazze, con lo stesso spirito e stupore.

Il Pupo dell’Ara Coeli

Eppure la vecchina svolazzante, reminiscenza di divinità romane antichissime, convive perfettamente con il “Pupo dell’Ara Coeli”. Il dolcissimo bambinello di pregevole fattura,  intagliato sapientemente e nato da un ramo d’ulivo del Getsemani, evocando una preghiera. Lui s’invoca sovente, affinché protegga i bambini. Ogni 6 gennaio qualcuno rammenta la leggenda che lega l’Epifania romana al Presepe dell’Ara Coeli. Si racconta del bambinello di legno del presepe, realizzato verso la fine del ‘400 da un frate francescano che intagliò il legno di un ulivo dell’Orto del Getsemani.

Il Pupo dell’Ara Coeli - Befanella in foto

Il Bambinello, da sempre è molto venerato dai Romani soprattutto per le molte guarigioni miracolose. Si dice che le sue labbra si colorassero di rosso vermiglio al sopraggiungere di una grazia. In caso contrario, restavano pallide. Ancora oggi il Santo Bambino si venera moltissimo e affettuosamente lo chiamano tutti Er Pupo. Al culto religioso del Bambinello sono legate alcuni eventi del 6 gennaio.

Chiesa dell’Ara Coeli

Nell’ ‘800, nel giorno dell’Epifania, infatti, Er Pupo si portava in processione tra le strade di Roma, per benedire la città e proteggerla da eventuali catastrofi. Orbene, sacro e profano si sposano e convivono ancora perfettamente. Nel corso dei secoli l’Epifania è diventata sempre più un momento di condivisione popolare, con un pizzico di malinconia per le feste che terminano e la scuola che attende. La ricorrenza, si rinnova nel Lazio dal 1800 e secondo quanto testimoniato dagli storici, già allora si andava a piazza Navona, tra bancarelle di dolciumi e giocattoli di legno o bambole di pezza.

Il Pupo dell’Ara Coeli - Ara Coeli all'interno

Ci si recava anche nelle botteghe di Piazza Sant’Eustachio ricolme di dolciumi freschi e caldi e si celebrava la Befana. Culmine della festa era l’arrivo della Befana: un figurante veniva calato dall’alto a cavallo di una scopa. Fu con l’Unità d’Italia che i festeggiamenti si spostarono a Piazza Navona.

Befana a Piazza Navona

Ed è ancora così, dove ancora oggi giostrine, luci, palloncini e bancarelle piene di caramelle, accolgono una gran folla di turisti. Così anche se in scala ridotta, accade in tantissime altre piazze del Lazio e d’Italia. Non dobbiamo dimenticare però, che nel periodo antecedente l’età cristiana, il culto del paganesimo celebrava il solstizio d’inverno come un momento sacro di rinnovamento.

Il Pupo dell’Ara Coeli - Befana che afferra la scopa

Era il celebrare un nuovo inizio, in cui la Natura lentamente si risvegliava in previsione della Primavera. Nella Roma Antica, si raccontava che durante le 12 notti dopo la celebrazione del Sol Invictus del 25 dicembre, delle figure femminili volassero sui campi coltivati. Lo facevano per benedire e infondere fertilità per i futuri raccolti. Per alcuni, le figure femminili erano la dea Diana e le sue ninfe, mentre per altri erano divinità minori come Sàtia (dea della sazietà) e Abùndia (dea dell’abbondanza).

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