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Il vampiro dell’antidoping vien di notte bussando alle porte degli eroi del Tour

PogacarVingegaard (finché c’è stato) e gli altri protagonisti della Grande Boucle svegliati alle 2 di notte o alle 5 del mattino dai controllori indipendenti su via libera della magistratura ordinaria per combattere i bracconieri sempre in fuga dai guardacaccia che nei tempi moderni truccano il proprio sangue con “fugaci” microdosi di EP0 e GH (ormone della crescita). E’ il prezzo che il ciclismo paga per i giganteschi imbrogli dei trent’anni precedenti. 

“Di solito non pubblico molto qui. Ma sto per lanciare questa bomba: i test alle 2 del mattino sono uno dei modi più efficaci per prevenire l’utilizzo di microdosi di peptidi (EPO, HGH) e testosterone. Se l’UCI avesse fatto i test alle 2 del mattino nel 2001, ci avrebbe sospeso tutti e avrebbe risparmiato 25 anni di dramma allo sport.

È un peccato che Tadej e Jonas debbano pagare per le barbarie che abbiamo commesso. Tuttavia, preferirei perdere un po’ di sonno piuttosto che guadagnare un po’ di credibilità. Onestamente, dovrei scusarmi con entrambi.”

Partire da questa frase di Jonathan Vaughters, già luogotenente di Lance Armstrong e ora Team Principal di professione, come si fanno chiamare ora quelli che un tempo erano i direttori sportivi evolutisi in Team Manager e ora, appunto, TP. 

Gregario, D.S. e poi TM e quindi TP. Vaughters è stato messo ai margini del ciclismo professionistico per un lungo periodo prima di imporsi all’attenzione generale come dirigente avveduto e sorretto dalla politica di Washington: leggere John Kerry, spesso e volentieri suiveur del Tour de France e sostenitore accanito dei team diretti dal suo amico Jonathan.

Imitatore di Henry Kissinger e predecessore, tra gli altri, di Marco Rubio, che sembra destinato – così si vocifera – a garantire un dopo-Trump meno chiacchierato e meno bellicoso, il nostro caro Kerry sostiene Vaughters testimone diretto di trent’anni di ciclismo di vertice che dagli Anni Novanta va su e giù nei gradimenti popolari perché viziato da una parolina disgraziata: doping.

E se Vaughters arriva a dire che se l’UCI avesse cercato le microdosi di peptidi (Eritropoietina sintetica e ormone della crescita) nel sangue degli atleti di tutte le specialità, all’alba del 2026 non saremmo certo messi nella condizione di interrogarci se sia giusto o meno che i controllori dell’antidoping chiedano sangue e urina alle 2 di notte o alle 5 del mattino agli eroi contemporanei del Tour de France.

I commentatori del Tour in televisione, generalmente ex professionisti del pedale e delle scorciatoie, se ne guardano bene dal dire che i controllori non dipendenti dall’Unione Ciclistica Internazionale hanno in mano il foglio di via per le visite notturne a determinati corridori verso i quali l’establishment nutre fondati sospetti di imbroglio. Il foglio di via è firmato niente meno che da un pubblico ministero della giustizia ordinaria.

E diciamolo una volta per tutte, no?, invece di pontificare su quanto e quale disturbo viene arrecato a Tadej Pogacar, a Jonas Vingegaard, a Matej Mohoric e via discorrendo. Tutto il gruppo viene sottoposto a controlli prima della partenza del Tour e durante l’ultimo giorno di riposo –rigorosamente prima delle ore 23 e dopo le ore 6 – che annuncia la settimana più esigente della Grande Boucle. 

E poi ci sono i controlli per chi è protagonista della tappa più recente e di coloro che vengono sorteggiati quotidianamente quando la corsa si avvicina al traguardo quotidiano. Questi ormai son diventati controlli di routine. Le visite notturne e i telai delle bici passate al setaccio dei radar atti a rilevare eventuali motorini montati sul mezzo meccanico non sono appuntamenti “normali”, bensì “speciali” che vengono criticati persino da chi ha portato il ciclismo sull’orlo del baratro della reputazione ormai discriminante in negativo di chi intende avvicinarsi al Tour e a tutte le altre corse, facendo pagare il caro prezzo dell’allontanamento da organizzatori di eventi e da Team Principal, che vogliono allestire Team di grande spessore.

La grande colpa dell’UCI e delle Federazioni Nazionali sta nell’aver accettato che a guardia del pollaio finissero le “volpi” che in passato hanno truccato il gioco, portando il ciclismo verso l’imputazione più scontata di scarsa credibilità. Il pensiero vola a certi manager, a certi tecnici, a certi team principal e a certi corridori dalla fedina piena di asterischi a sottolineare i reati sportivi commessi. E ora pontificano, comandano, dirigono, etc.: hanno fatto rotolare il ciclismo in fondo alla rupe e ora gridano allo scandalo se per cercare i trucchi messi in atto per primi proprio da loro bisogna ricorrere alle visite notturne.

Senza buona reputazione e credibilità sostenibile, qualsiasi sport è destinato al naufragio. Il ciclismo ha la zavorra di un quarto di secolo di scorribande concesse ai bracconieri della medicina applicata allo sport. Duole vedere che gli stessi autori dei misfatti continuino ad essere in fuga dai guardacaccia e occupare posti di primo piano schierandosi dalla parte dei più lamentosi che stentato a capire che vanno accese le luci sugli anni e nei luoghi ancora nelle tenebre.

Perché mettere il microfono sotto le labbra dei bracconieri di un tempo e ancora attici ai vertici del bistrattato ciclismo? Vogliamo farne l’elenco? … meglio di no perché non basterebbe lo spazio dell’intero web e non certo per il timore di qualche temeraria denuncia.

Tadej Pogacar, Remco Evenepoel e Jonas Vingegaard (finché è stato in corsa prima di essere tagliato fuori dal Tour per una caduta) hanno onorato le aspettative per il 2026 costruite su prestazioni remote o su perfezionamenti nella preparazione in vista delle prove di tre settimane. Loro hanno alzato poco la voce contro i “vampiri” dei prelievi di sangue e di urine che di tanto in tanto si sono presentati alle loro camere d’albergo o dai quali erano attesi sui traguardi di giornata. Sanno bene che la loro credibilità non può essere lasciata nelle mani dei più dissennati. E neppure hanno risposto alle provocazioni di Lance Armstrong e di Bjarne Riis, che si son visti cancellare sette trionfi al Tour per averne combinate di tutti i colori oppure essere ribattezzati in Mister 69 perché la percentuale della parte corpuscolare nel sangue (i globuli rossi che trasportano ossigeno ai muscoli) era ben al di sopra del 50% convenzionalmente indicato come spartiacque tra il bene e il male.

Le sirene della stoltezza continuano a cantare, gettando ombre sul movimento che hanno contribuito a rovinare, creando così un sentimento comune negativo nei confronti di uno sport di resistenza caduto negli errori principali del voler imitare certi rappresentanti dell’atletica leggera, del calcio, del sollevamento pesi, del nuoto, del calcio, eccetera. Alla luce di ciò si incrina anche il reclamato confronto con Messi, Yamal, Sinner, Alcaraz e compagnia danzante che continuano a dormire sonni traquilli.

Lasciamo che i “vampiri” circolino di notte. Al limite i “controllati” possono recriminare nei confronti delle magagne inscenate in passato dai loro padri putativi. I quali, a loro volta, dovrebbero esclusivamente guardarsi allo specchio e ripetere alla noia il celebre proverbio “chi è causa del suo male, pianga se stesso”.

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