In un certo senso si potrebbe dire che l’artista torna a casa. O meglio, in una delle case dove trascorse periodi di studio e di lavoro. Siamo a Palazzo Grimani, l’epoca e l’ambiente sono quelli della Venezia nella seconda metà del Seicento. Dopo un importante restauro, la Samaritana al pozzo dell’artista napoletano Luca Giordano (1634 – 1705) è entrata nella collezione permanente del Museo di Palazzo Grimani a Venezia. Visibile al pubblico e visitabile, insieme alle meraviglie conservate in questo museo. Con il quale dialoga su più piani: per il legame che il pittore ebbe con la famiglia veneziana e in particolare con il cardinale Vincenzo Grimani, uomo di mondo, viaggiatore, mecenate e collezionista, vicerè di Napoli dove mise insieme una importante collezione con anche opere di Luca Giordano. Per i richiami dell’opera con la statuaria della collezione del Palazzo. Per i suoi riferimenti alla pittura veneziana, in particolare al cromatismo di Veronese e per alcuni elementi che ricordano Tintoretto.
Dal fallimento di una casa d’aste veneziana alla collezione permanente del Museo, passando per un importante restauro

La Samaritana al pozzo, dipinto a olio che raffigura l’incontro tra Cristo e la Samaritana, sarebbe stata realizzata da Giordano nell’ultima parte della sua vita, verso la fine del Seicento. L’opera, di grande espressività, ha una lunga storia che l’ha vista confluire nel fallimento di una casa d’aste veneziana. E’ stata acquisita dallo Stato nel 2021 e assegnata al Museo di Palazzo Grimani dal Ministero della Cultura nel 2022. Dopo di che, un importante progetto di restauro, affidato alla restauratrice veneziana Claudia Vittori. Occasione, come ha ricordato Marianna Bressan, direttrice dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, “per sviluppare una ricerca scientifica, grazie alla collaborazione tra esperti e specialisti di settore”. Su un’opera, aggiunge Valeria Finocchi storica dell’arte del Museo di Palazzo Grimani, rappresentativa “della maturità artistica di Luca Giordano. Nella quale il pittore adottò il linguaggio classicista con richiami alla statuaria antica e allo stile del rinascimento romano”.

Il modo in cui è stata concepita ci dice che probabilmente si trattava di una pala d’altare. Da collocare in una posizione alta, su committenza ecclesiastitica, forse destinata ad una cappella privata. Il restauro, durato circa otto mesi, ha fatto emergere interventi precedenti e ritocchi eseguiti non tanto per conservare l’opera ma per renderla più appetibile ai collezionisti. Ripulita e ripristinata in tutte le sue parti, oggi della Samaritana possiamo ammirare i colori originali e importanti parti autentiche emerse grazie al restauro.
(crediti foto: Matteo De Fina)