La villa di Cicerone a Formia non era certamente l’unico possedimento di valore del “Principe del foro”. Si è sempre molto favoleggiato sulle larghe disponibilità economiche della famiglia di cicerone, di cui ad Arpino incredibilmente resistono gli “echi”. Formia all’epoca doveva essere meravigliosa, ricca di diverse ville disposte a schiera appartenenti all’élite politico-culturale della capitale.
La villa di Cicerone a Formia
Una di queste è detta di Cicerone, i cui cospicui resti si trovano nella proprietà della famiglia Rubino fin oltre il porticciolo di Caposele. Sappiamo anche che qui, con una vista fantastica, c’è quasi sicuramente la sepoltura di Cicerone, e probabilmente anche quella della figlia Tullia. In ogni caso, i ruderi di quest’ampio edificio romano, che si attribuiscono all’arpinate illustre, sono dislocati su un fronte marino di oltre 400 metri per una larghezza media di circa 120 metri.
Lo storico francese Carcopino, attribuisce all’oratore il possesso da un minimo di otto ville rustiche ad un massimo di undici. Oggi considerando tutto, non stentiamo a crederlo. L’inventario, se così possiamo definirlo, comprenderebbe il podere di Arpino, ricevuto in eredità dal padre. Poi la villa di Formia e quella di Tuscolo. Probabilmente aveva una villa a Pompei, una a Cuma, Pozzuoli e un’altra villa di Astura.
Archeologia a Formia
L’attuale Villa Rubino è la residenza sotto la quale si stendono i resti che molti studiosi identificano con il celebre Formianum, ossia la villa estiva di Cicerone. I resti lasciando intravedere con la loro possenza, una certa antica opulenza. Anche se il complesso è visibile solo in parte, è comunque possibile coglierne ancora degli aspetti significativi.

Si evidenzia chiaramente come la struttura fosse costituita da due settori affiancati, ma con caratteristiche funzionali diverse. Il primo, quello occidentale, comprende una serie di ambienti rettangolari in opus cementicium con paramento in reticolato di calcare con cubilia di 7-8 cm di lato, coperti con volte a botte, che si affacciano su un’area quadrangolare di 20 metri di lato. Il complesso si articola inoltre su due livelli di cui quello più alto raggiungibile attraverso una scala elicoidale in muratura, posta nell’angolo nord-ovest.
Tulliola
In questa villa l’oratore sembra si ritirò durante il I° triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso essendo venuto meno il suo peso politico. Di questo suo soggiorno se ne ha notizia grazie all’intensa corrispondenza tra Cicerone e l’amico Tito Pomponio Attico. Quest’ultimo legò la sua vita e la sua fama a quella di Cicerone, attraverso ben 16 libri di lettere che il grande avvocato gli indirizzò, e pure alle opere che da quello gli erano state interamente dedicate, (De amicitia e De senectute), per esserne stato l’editore, ma soprattutto un grande amico.

In questo luogo luogo da lui prediletto, Cicerone continuò i suoi studi e a seguire le vicende politiche di Roma. In questi locali che una radicata tradizione indica col nome di “Grotte di Cicerone”, sono probabilmente da individuare dei locali adibiti ad uso magazzini o depositi, funzione che può essere messa in rapporto sia con la villa sovrastante.
Marco Tullio Cicerone
Sia con le prospicienti strutture portuali di cui sono noti alcuni elementi sommersi o in parte inglobati nell’attuale porticciolo turistico di Caposele. Seneca riprendendo gli scritti di Tito Livio racconta che in questo luogo l’arpinate fu raggiunto dai sicari di Marco Antonio e ucciso il 7 dicembre del 43 a.C. Sull’opposto versante, invece, a ridosso della collina, è ubicato il secondo settore che corrisponde all’area residenziale della villa. Le testimonianze meglio conservate si hanno nella terrazza inferiore. Si può ancora vedere l’impianto organizzato da ambienti rettangolari a Nord e da un settore residenziale a Est. Qui vi sono tracce ancora visibili di decorazioni a stucco che costituivano molto probabilmente parte della cosiddetta “basis villae” dell’edificio. Quasi al centro della terrazza inferiore si apre, verso sud, il maggiore dei due ninfei.
Siti archeologici pontini – La villa di Cicerone a Formia
Il tutto si sviluppa su tre terrazze degradanti verso il mare, e ancora si possono scorgere l’ampia peschiera, il porticciolo privato e il grande edifico con cortile centrale, caratteri peculiari delle nobili residenze d’otium del litorale campano-laziale. Situato più a est è il cosiddetto Ninfeo Minore. Un’ornamentazione parietale a stucco e un’incrostazione di pietruzze, paste vitree e conchiglie, il tutto disposto secondo un preciso schema decorativo, consentono di porne la datazione alla seconda metà del I secolo a.C. La struttura originaria, che sopravvive nella sua organizzazione su tre grandi terrazze affacciate verso il mare dell’antico Sinus formianus, oggi Golfo di Gaeta, era dominata dal fabbricato posto nel livello più alto.




