Le tradizioni della “vecia”, molto sentita per il cinque gennaio, vigilia dell’Epifania; quando si festeggia appunto la “vecia”, e si mascherano i ragazzi dai cinque ai quattordici anni. La pàroła, vècia foghe rada e bubarata; nel basso Friuli e nel Veneto Orientale foghèra o casèra; nel Veronese e nel Polesine briolo, buriolo, brugnèlo, brujèo, bruja e simili.
Le tradizioni della “vecia”
In provincia di Parma è chiamata Fasagna. Nel bolognese e modenese falò del vecchione e sul Lago Maggiore se brüsa ul vécc. Il sei gennaio si festeggia “el v’ cion” ovvero “il vecchione” e invece tocca agli uomini. Si tratta di usanze dei tempi andati, da tanti addirittura del tutto dimenticate. E’ bello tuttavia ricordare come con poco si viveva nelle campagne, unendo la fede alle tradizioni popolari, vissute con pochi doni.

Si tratta di usanze che non si riscontrano in altre località, quindi sono di sicura impronta veneta; che s’incontrano lungo l’Adige, dove come s’è detto, vige la tradizione dei falò. Orbene, la costumanza e direi la consuetudine del questuare da parte di uomini e ragazzi mascherati da vecchie; si ripete talvolta nella serata della vigilia di Sant’Antonio Abate del 17 gennaio. Si tratta del giorno in cui in talune località come Occhiobello, Ficarolo, si festeggia appunto “il vecchione”.
La vecia e “el v’ cion”
L’esistenza di analoghe usanze nel ferrarese, fa pensare ad un influsso da quella parte, confermato del resto dal dialetto. Non si rileva in quei canti, nessuna analogia, col canto dei “tre re”, modulato da cori di ragazzi e che si canta tutt’ora a Rovigo, e in tutte le località del Polesine. Pressappoco con le stesse parole che il “Battaglia” nel 1949, mette in bocca alla “mularia”, ovvero ragazzaglia triestina.

I cantori in quest’ultimo caso, non sono né travestiti, né mascherati da vecchie; bensì portano una stella di carta, illuminata dall’interno, fissata su un lungo bastone. Vanno in giro per il paese per annunciare col loro canto la venuta del Salvatore. I canti di cui parliamo, meglio s’accostano al tipo delle “befanate”, toscane, certamente molto meno pagane e legate alla natività. Persiste tutt’ora nel nostro Polesine, l’uso dei doni ai più piccini.
Ficarolo e Stienta
Talvolta l’usanza, è accompagnata dalla tangibile comparsa della Befana; oppure si usa tanta, ma immaginazione! Ma è ancora una volta il ricordo del passato, che ci richiama le pittoresche e mai tramontate tradizioni nostrane. Sembra che molti anni fa, a Ficarolo e Stienta, quando la campana annunciava l’ora di notte; un uomo, quasi sempre lo stesso, partendo dal sagrato, faceva il giro delle vie principali del paese.

Era truccato da Befana, in groppa a un somarello, con un lanternino, due campanacci da pecora e alcune ceste. In generale, in Veneto il tradizionale falò della vecia si svolge nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, e il vento che muove e allontana il fumo del falò è prezioso presagio del nuovo anno. il vento proveniente da sud-ovest annuncerebbe la pioggia, quindi fertlità e prosperità; mentre quello proveniente da nord-est porterebbe tempo asciutto, e raccolti scarsi.





