Lina Wertmüller regista italiana eccentrica e dal tratto assolutamente personale; la sua fama internazionale conferma la “vocazione” cinematografica della terra lucana. Il suo nome completo è Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, una riga intera e decisamente altisonante.
Lina Wertmüller
La Wertmüller è stata la prima donna candidata all’Oscar nel ’77 con il film Pasqualino sette bellezze, davvero originale e con quell’aura frizzante che ha sempre caratterizzato la regista di origini lucane. Sebbene la cineasta non abbia mai fatto mistero della sua amata romanità, negli anni è diventata comunque un personaggio identitario della Basilicata. Riscoprendo le sue radici ha voluto instaurare con i Lucani un legame di stima reciproca e profondo rispetto, rinsaldando antiche radici profonde.

Del resto, in diverse occasioni la terra lucana, ha voluto rendere omaggio a questa regista così iconica. Al riguardo, proprio durante un viaggio e una sosta a Palazzo San Gervasio, paese d’origine di suo padre; si dice che la Wertmüller abbia maturato l’idea e il progetto per il suo film d’esordio “I basilischi” appunto, ambientato anche in Basilicata. La Wertmüller nasce da Federico, un avvocato lucano di lontane e nobili origini svizzere.
I Basilischi di Lina Wertmüller
Padre proveniente proprio da Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza. Dettaglio non trascurabile, la regista fu compagna di scuola e grande amica di Flora Carabella, poi moglie di Marcello Mastroianni. Questo legame nel tempo si rivelerà fondamentale per avvicinare Lina al mondo dello spettacolo. A tal proposito, a diciassette anni la Wertmüller si iscrive all’Accademia Teatrale. Fa la regista di spettacoli di burattini di Maria Signorelli.
Successivamente collabora con celebri registi teatrali. Autrice e regista per la radio e per la televisione, si distingue per la prima edizione di Canzonissima e Il giornalino di Gian Burrasca. Incomincia una lunga solidarietà artistica con Enrico Job, apprezzato scenografo teatrale, con il quale presto si sposa. I due hanno una figlia, Maria Zulima Job. Il grande salto arriva con Federico Fellini nelle pellicole La dolce vita e 8½. Quel mondo concepito come un guazzabuglio, è l’ideale per la regista d’origine lucana.
Matera set a cielo aperto
Comunque il suo vero esordio personale al cinema è proprio con I basilischi, amara e grottesca narrazione della vita di alcuni poveri amici del sud. E’ la storia di Francesco, Sergio e Antonio; tre giovani privilegiati che vivono in un tipico paesino di provincia, Minervino Murge.

Un paese situato tra la Puglia e la Basilicata. Il film è il ritratto della loro vita, ormai troppo intrisa di apatia e provincialismo. Era una condizione imprescindibile per poter far loro desiderare davvero di spiccare il volo verso mete più stimolanti. Al riguardo, un giorno la zia di Antonio, svogliato studente universitario, gli offrirà di andare ad abitare da lei a Roma; trasferendo l’iscrizione dall’Università di Bari a quella della capitale. Dopo poco tempo egli rinuncerà e farà ritorno al paese, incapace di abbandonare pregiudizi; luoghi comuni e rituali della provincia natia, ormai irreversibilmente radicati nel suo essere.
Palazzo San Gervasio
Ancora oggi Minervino Murge e Palazzo San Gervasio si contendono bonariamente la potestà sui luoghi del film. Molti negli anni gli eventi per rendere omaggio alla regista e ancora oggi si tengono diversi cineforum con i suoi film pieni di energia, spirito guerresco ed emozioni vissute con grandissime passioni. Dal canto suo l’artista ha sempre ricambiato, raccontando attraverso il suo spirito inaspettatamente “meridionale”, il sud Italia, non rinnegando mai il suo sangue. In ogni caso I Basilischi le valse la Vela d’argento al Locarno Festival. Nel 1968, celata sotto lo pseudonimo Nathan Witch, dirige anche un western all’italiana. Artista eclettica e poliedrica, figura unica e irripetibile del cinema italiano.