Marco Pantani, detto il “Pirata”, nato a Cesenatico in riva la mare, dal viso segnato anzitempo dalla fatica, alfiere di uno sport faticosissimo e leggendario come forse nessun altro lo è mai stato, era senza rivali quando si arrampicava sulle montagne.

Marco Pantani - varie immagini
Quell’anno, il 1998 dilatato dalla leggenda scritta sui tornanti, Pantani perdeva trentanove secondi in sette chilometri, un’enormità per chi mastica di ciclismo, ma non per lui che sapeva soffrire come pochi. Alla quattordicesima tappa, arrivando in salita a Piancavallo, Marco aggrediva una montagna degna delle sue imprese, e tornava a vincere dopo 1.445 giorni da un grave incidente con la gamba sinistra più corta di sette millimetri, già perché la carriera di Marco Pantani fu segnata da terribili infortuni. Il giorno dopo a Trieste in una tappa a cronometro, Pantani subiva una sconfitta durissima, ma guardava avanti, abbassava la testa e ingoiava la fatica, tenendo tutto dentro pronto a esplodere al momento giusto. Quando le gambe del Pirata sembravano cedere, qualcosa dentro di lui andava oltre le sue umane possibilità e vinceva trascinando ali di pubblico deliranti al suo passaggio.

Marco Pantani rimonta

Mancavano solo tre tappe di montagna e Marco Pantani, ovvero il Pirata era a 3’48” dalla maglia rosa che appariva come un puntino lontanissimo. Quel martedì 2 giugno c’era la tappa dolomitica e Zülle l’avversario da battere bucava una gomma.

Marco Pantani vince il giro
Il destino lo sospingeva, e proprio lì Pantani ripartiva all’attacco, mentre Zülle ormai senza gregari arrancava perdendo 4’37”. All’improvviso lo scatto del Pirata, che buttando la bandana in quello che era il suo segnale di battaglia, suonava la carica, e si capiva che non ce n’era per nessuno. Tutto accadeva in quell’attimo in cui gli avversari sembravano scomparire davanti a un uomo all’apparenza piccolo e gracile, ma in grado di sfoderare repentinamente una forza incontenibile che è entrata nel mito. Su per il Pordoi e il Sella, tutti cercavano di difendersi, ma Pantani diventava maglia rosa con dedica a nonno Sotero morto qualche anno prima, suo tifoso numero uno.

La vittoria

Asfaltato Zülle, l’uomo da battere era Tonkov, abile in crono e in salita, infatti, il giorno dopo, in una tappa con pendenza del 18%, staccava il Pirata facendogli masticare amaro. Restava solo Montecampione per la rimonta con 17 km e ventotto tornanti: serviva l’impresa impossibile. Tonkov seguiva il Pirata come un’ombra e ogni tornante era uno scatto e una guerra di nervi. Il russo non mollava la presa, ma a soli 3 km dall’arrivo, in piena trance agonistica, con le gambe salde alla bici e la mente in una dimensione ovattata, il Pirata si strappava il brillantino che aveva al naso, sicuro d’essere ispirato da nonno Sotero che dall’aldilà gli avrebbe sussurrato: “Vai Marco”!

Marco Pantani
Pantani scattava come una furia con un’energia che non aveva più, sospinto dalla disperazione; per niente al mondo avrebbe mollato. A 2,8 km dal traguardo, il Pirata vedendo Tonkov scomparire alle sue spalle, scattava diventando maglia rosa. Fu in grado di guadagnarsi un margine tale da poter compensare la propria debolezza nelle prove a cronometro. A Milano Pantani chiude con 1’33” sotto il diluvio del Parco Sempione, e il rosa della maglia sembrava ancora più sfolgorante nel diluvio, incendiando d’entusiasmo tutti i tifosi. Quell’anno al Giro  d’Italia, Pantani vinceva anche la classifica scalatori, perché dentro aveva una fame da morire, una fame di vittoria incontenibile, al punto che poteva tirare fuori quel qualcosa in più che solo i grandi campioni possono dare, quel carisma che fa innamorare i tifosi.
Quello sforzo agonistico sovrumano resta ancora oggi senza spiegazione. Era un uomo taciturno, schivo e riservato Marco Pantani, un ciclista fatto di assoluti silenzi, tanti gravi infortuni e poetiche vittorie. Ora e lì tra le nuvole, tornante dopo tornante, sospinto dalla forza del vento che aveva dentro, rarefatto nella nebbia.

Simona Aiuti

Autore: Simona Aiuti

Mi chiamo Simona Aiuti, sono web editor, giornalista, autrice di romanzi.
Amo la letteratura, lo sport l’arte, e i mutamenti del costume.
Amo andare nei musei, sono curiosa del mondo e oltre a scrivere, amo molto leggere e imparare.

Marco Pantani, il “Pirata” leggendario vincitore del giro d’Italia ultima modifica: 2018-06-07T09:00:26+00:00 da Simona Aiuti

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