Milano-Cortina 2026 si chiude con il miglior bilancio di sempre per l’Italia ai Giochi invernali: 30 medaglie complessive. Un bottino che, come raccontano le cronache, vale il sorpasso sui precedenti picchi azzurri e certifica un’Olimpiade “di casa” capace di unire risultati, emozioni e nuove discipline portate finalmente sul podio.
Il totale parla chiaro: 10 ori, 6 argenti e 14 bronzi. Ma dietro i numeri c’è un mosaico di imprese: campionesse che tornano da infortuni impossibili, doppiette che aprono i Giochi col botto, staffette che diventano simbolo di squadra e giovani che rompono tabù storici.
Gli ori: dalle doppiette alle prime volte storiche
Il primo volto d’oro è quello di Francesca Lollobrigida, che apre i Giochi con una doppietta nel pattinaggio di velocità: oro nei 3000 e poi oro nei 5000. Un avvio che dà il tono all’intera spedizione.
Tra le immagini simbolo c’è poi il “film” di Federica Brignone: dopo un grave infortunio, firma una doppietta nello sci alpino con oro in superG e oro in gigante, diventando una delle icone di Milano-Cortina.
Lo slittino regala una serata irripetibile: oro nel doppio femminile con Andrea Voetter e Marion Oberhofer, e a ruota oro nel doppio maschile con Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner.
Nel biathlon arriva una pagina mai scritta prima: Lisa Vittozzi conquista l’oro nell’inseguimento 10 km, il primo oro olimpico del biathlon italiano.
E poi la festa sul ghiaccio: la staffetta mista dello short track porta un altro oro con Arianna Fontana, Elisa Confortola, Thomas Nadalini e Pietro Sighel.
Infine, l’esplosione sulla neve di Livigno: nello ski cross arriva una doppietta che vale oro e argento, con Simone Deromedis campione olimpico e Tomasoni secondo per pochi centimetri
Gli argenti: la forza delle staffette e la doppietta nello ski cross
Tra gli argenti spicca quello del biathlon: la staffetta mista (con Tommaso Giacomel, Lukas Hofer, Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi) chiude seconda, alle spalle della Francia.
Lo short track femminile aggiunge un altro metallo pesante: argento nella staffetta donne 3000 con Fontana, Confortola, Betti e Arianna Sighel.
C’è poi l’argento dello snowboard cross a squadre con Michela Moioli e Lorenzo Sommariva, frutto di una rimonta raccontata come una delle gare più spettacolari.
Nello sci alpino uomini, l’Italia trova un protagonista inatteso: Giovanni Franzoni conquista l’argento in discesa.
E nello ski cross, oltre all’oro di Deromedis, arriva l’argento di Federico Tomasoni, con una dedica che ha commosso: quella a Matilde Lorenzi, la fidanzata scomparsa.
I bronzi: dal fondo al curling, passando per ghiaccio e tavola
Il bronzo diventa il colore della profondità azzurra: medaglie distribuite tra sport diversi, spesso con storie che valgono quanto il podio.
Nel pattinaggio di figura, l’Italia conquista il bronzo nel Team Event.
Nel curling doppio misto, Stefania Constantini e Amos Mosaner chiudono con il bronzo.
Nel pattinaggio di velocità, arrivano due bronzi: Riccardo Lorello nei 5000 metri e Andrea Giovannini nella mass start.
Nello slittino, Dominik Fischnaller è bronzo nel singolo, e arriva anche il bronzo della staffetta a squadre con Hofer, Rieder, Kainzwaldner, Fischnaller, Voetter e Oberhofer.
Sulla neve, lo sci alpino aggiunge due bronzi in discesa: Sofia Goggia tra le donne e Dominik Paris tra gli uomini. Nello snowboard, Lucia Dalmasso è bronzo nel gigante parallelo, mentre Moioli torna sul podio anche nello snowboard cross individuale.
Nel fondo, l’Italia sale sul podio due volte: bronzo nella staffetta 4×7,5 km maschile e bronzo nella team sprint con Federico Pellegrino ed Elia Barp.
E nello short track, la chiusura è ancora di squadra: bronzo nella staffetta maschile 5000 con Sighel, Nadalini, Spechenhauser e Cassinelli.
Un bilancio che vale più del medagliere
Trenta medaglie non sono solo un record: sono il segno di un movimento che ha saputo vincere in casa, in discipline tradizionali e in territori nuovi. Milano-Cortina 2026 lascia in eredità un’Italia capace di trasformare la pressione del “Giochi di casa” in energia collettiva: squadre solide, campioni che resistono, giovani che sorprendono.
E soprattutto una sensazione rara: quella di aver vissuto un’Olimpiade in cui, dietro ogni metallo, c’era una storia da ricordare.