I giorni dedicati a Sant’Agata, la nostra Santa Patrona di Catania, stanno per terminare. Domani, 12 febbraio, si celebrerà l’Ottava che concluderà i festeggiamenti. Non esiste, però, solo Agata. Oltre ai martiri Agata ed Euplio, quest’ultimo compatrono catanese, esistono altre figure eccellenti che hanno conosciuto nei secoli addietro Catania e sono diventati poi Santi o Beati.
Santi a cui furono dedicati quartieri o vie catanesi: San Berillo, San Leone e San Giacomo
A San Berillo è dedicato uno dei quartieri storici della città. Originario di Antiochia di Siria, fu trasferito a Catania da San Pietro in persona. Divenne nel III secolo il primo Vescovo di Catania. Si racconta che diventò Santo grazie a un miracolo: trasformò una sorgente di acque salmastre in acqua dolce e potabile.
San Leone, il Taumaturgo, nacque a Ravenna nel 720. La sua storia è legata in qualche modo alla leggenda di Eliodoro. Dopo il suo trasferimento a Reggio Calabria, sarà nominato Arcidiacono e Vescovo di Catania nel 765. San Leone fu un grande oppositore delle leggi imperiali riguardanti l’uso delle immagini sacre. Si racconta che, con la sua sola presenza, riuscì a far incendiare il Tempio di Cerere. Sarà costretto a lasciare Catania e nascondersi sui Nebrodi. Dopo molti anni da eremita, tornò nella diocesi e riprese il seggio vescovile. Morì il 20 febbraio del 789. A lui sarà dedicato uno dei quartieri catanesi.
Poco conosciuto dai catanesi è San Giacomo, considerato l’ultimo martire della città. Morto nel 740, Giacomo non subì nessuna persecuzione. Il suo martirio è legato all’opposizione contro l’imperatore iconoclasta Leone Isaurico.
San Euplio e San Comizio: i Santi legati alla città
San Euplio perì il 12 agosto del 304. Si narra che il procuratore Calvisiano lo condannò alla fustigazione e alla decapitazione dopo che ebbe portato al suo cospetto i Vangeli. Nello stesso mese saranno torturati e uccisi anche diversi cristiani, tra cui San Magno, San Secondino e San Serapione. Diventerà per Catania il compatrono con Sant’Agata.
San Comizio fu un semplice contadino molto devoto a Gesù Cristo. La sua storia di martirio si rifà molto a quella di Agata, perseguitata per giorni affinché rinnegasse Cristo. San Comizio, denunciato e arrestato per la sua Fede cristiana, sarà torturato più volte. Verrà immerso in una caldaia di piombo liquefatto, i suoi fianchi bruciati da torce e infine fu gettato in una fornace ardente. Illeso dalle continue torture, il prefetto ne ordinò la decapitazione. Morirà l’1 maggio del 269.
La principale fonte di questo articolo è il libro “Culti, Miti e Leggende catanesi” di Carmine Rapisarda (pag. 112-113)