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Ognissanti dalla cultura romana, con pane ghirlande e violette

Ognissanti dalla cultura romana. Commemorare i defunti nel Lazio è una tradizione estremamente atavica che si perde nella notte dei tempi. A Roma, anticamente era usanza consumare un pasto vicino alla tomba di un caro defunto, per tenergli compagnia. Nella cultura romana, avevano luogo delle cerimonie lungo le sponde del Tevere a lume di torce; in suffragio di tutte i defunti che avevano perso la vita fra le acque del fiume.

Ognissanti dalla cultura romana

Nella cultura mediterranea il rapporto con i nostri cari defunti è totalmente opposto alla cultura anglosassone. Non vi è il gotico, il cimiteriale frammisto a spavento e terrore per zombie che si aggirano nelle tenebre. Noi cerchiamo di afferrare un filo invisibile con cui cerchiamo di tessere un velo dolce, caldo e avviluppante verso i nostri cari. Vediamo i “Feralia” ad esempio, antiche festività pubbliche romane che si celebravano ogni anno il 21 febbraio; come si ricava da una lettera di Cicerone ad Attico.

Appia antica - donni su una tomba sull'Appia

Quel giorno segnava la fine dei Parentalia; un periodo di nove giorni (13-21 febbraio) in onore dei defunti. Come ricorda Ovidio nel secondo libro dei Fasti, il termine ”Feralia” era etimologicamente legato all’usanza di “portare” (in lingua latina: fero) doni ai morti. Nei Feralia, infatti, i cittadini romani recavano offerte alle tombe dei propri antenati defunti.

I Feralia e i Parentalia

Consistevano nella consegna, sopra un vaso d’argilla, di ghirlande di fiori, spighe di grano, un pizzico di sale, pane imbevuto nel vino e viole sciolte. Erano permesse anche offerte supplementari, ma i morti erano placati solo con le offerte rituali. Queste semplici offerte per i morti erano state introdotte nel Lazio forse da Enea, che aveva versato vino e violette sulla tomba di Anchise. Ovidio narra che una volta in cui i Romani avevano trascurato di celebrare le Feralia perché impegnati in una guerra; gli spiriti dei defunti erano usciti dalle tombe, urlando e vagando per le strade rabbiosamente.

Ognissanti dalla cultura romana - matrona che onora i lari

Dopo questo episodio, erano state prescritte cerimonie riparatrici e le orribili manifestazioni errano cessate. Nel giorno delle Feralia, che pure non era considerato nefasto; i templi rimanevano chiusi, i magistrati non potevano indossare la toga pretesta e non venivano celebrati matrimoni.

L’ombelico di Roma

L’emblema di queste usanze risiedono in seno alla tradizione dell’ombelico di Roma, ovvero l’ombelico del mondo. Ancora oggi nel Lazio l’1 e il 2 novembre i cimiteri si riempiono di visitatori. Sembrano fiorire e si preparano, anche per regalare ad amici e parenti, molti dolci e molte altre pietanze. Esiste certamente la “pietas” e si celebrano messe in suffragio, tuttavia c’è anche una sottile dolcezza che non manca mai.

costruzione conica - Ombelico Di Roma con porta tra i vivi e i defunti
Ombelico di Roma, la porta che divideva i vivi dai morti

Questa dolcezza si esprime soprattutto a tavola, preparando dolci tipici, che sono tantissimi e anche soprattutto le pietanze preferite dei nostri cari che ci hanno lasciati. Si accendono sia a casa, sia sulle tombe molti lumini, affinché splendesse sempre una luce per i nostri cari. L’apertura del mundus stabiliva una comunicazione con gli Dei Mani, con gli Dei Plutone e Proserpina, regnanti sull’oltretomba, col popolo dei morti. Da lì passavano i Mani, ovvero le anime dei morti buoni, dei parentes.

Plutarco fino a Ognissanti dalla cultura romana

Erano spiriti delle persone di famiglia dalle quali ci si aspettava protezione e benevolenza anche dopo la morte. La costruzione a forma conica, aveva una porticina per consentire l’accesso all’area sotterranea. Un tempo era impreziosita di marmi bianchi e colorati. Era il centro della città ed era il confine fra il mondo dei vivi e dei morti. La fossa, di forma circolare, era chiusa da una pietra. Restava sempre chiusa, ad eccezione di tre giorni. Si apriva il 24 agosto, il 5 ottobre e l’8 novembre. 

Ognissanti dalla cultura romana - Doni su una lapide

Durante questi giorni, i morti di invadere il mondo dei vivi. In quei 3 giorni era proibito svolgere qualsiasi attività pubblica. Quindi era considerato sacrilego dare battaglia,  cominciare una guerra, arruolare soldati; salpare con le navi o unirsi alla moglie per avere figli. I Romani ritenevano che era meglio prendere iniziative quando era chiusa le bocca di Plutone, ovvero la bocca degli inferi.

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