Gela si riprende la sua storia: i musei che riaprono e una civiltà greca che parla al mondo
Incontro con l’architetto Ennio Turco, direttore del Parco Archeologico, del Museo dei Relitti Greci e del Museo Archeologico di Gela, Soprintendente del Mare della Regione Siciliana
Varco l’ingresso del Parco Archeologico di Gela e ad accogliermi c’è l’architetto Ennio Turco. Mi accoglie con il sorriso di chi custodisce un tesoro e, con orgoglio evidente, mi mostra le cassette arrivate da poco: reperti attesi da venticinque anni, che tornano finalmente nella loro terra. In quel gesto semplice, quasi domestico, c’è tutto il senso di ciò che oggi accade a Gela: una città greca che riprende in mano i frammenti della propria storia e li ricompone, uno dopo l’altro, davanti agli occhi del mondo.
L’architetto Turco riunisce su di sé una pluralità di ruoli: dirige il Parco Archeologico di Gela, il Museo dei Relitti Greci e il Museo Archeologico, e da pochi mesi guida anche la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, l’organo che tutela e valorizza l’immenso patrimonio archeologico custodito nei fondali dell’isola. Incarichi che uniscono idealmente la terra e il mare di Gela, la sua storia antica e la sua vocazione mediterranea, e che portano il nome della città al centro di una rete culturale internazionale.
Le cassette che raccontano una città
“Il mio compito, come direttore del Parco archeologico di Gela, è raggruppare le collezioni in un unico luogo” racconta mostrandomi i reperti appena rientrati. Con il tempo, spiega, capita che parte dei materiali venga spostata da una sede all’altra per esigenze di studio o per prestiti, e che questa dispersione diventi con gli anni un’abitudine. È così che la collezione gelese si è ritrovata distribuita tra il museo di Caltanissetta, il laboratorio di Bosco Littorio e la Soprintendenza.
La legge chiede alle collezioni di restare unite nella loro interezza, e da qui nasce un lavoro paziente e scientifico: ricostruire il percorso di ogni reperto per riportare compatto ciò che il tempo aveva disperso. “Il valore delle cose sta nella loro interezza” sottolinea Turco. “Il singolo pezzo può affascinare il visitatore, ma per chi fa ricerca conta l’insieme, la collezione completa capace di raccontare una storia intera.” Un principio che l’architetto riassume con un’immagine efficace: il risultato che si insegue resta lo studio e la ricerca, molto più del singolo oggetto esposto come un trofeo.
Questo impegno affonda le radici già nel 2019, quando Turco dirigeva l’allora Polo Museale Interdisciplinare e riportò a Gela pezzi importanti provenienti dall’acropoli, tra cui il celebre busto oggi custodito all’interno del Museo Archeologico. La priorità, in questa fase, resta legata ai tempi stretti dell’apertura del museo: il primo passo consiste nel recuperare tutti i reperti destinati all’esposizione; solo in seguito il lavoro proseguirà sugli altri materiali, per individuare la collocazione più giusta caso per caso.

Il merito di una squadra
Dietro ogni cassetta che rientra e ogni sala che si prepara ad accogliere il pubblico c’è il lavoro quotidiano di una squadra. Archeologi, funzionari, restauratori, tecnici e custodi del Parco Archeologico di Gela e della Soprintendenza condividono da anni la stessa missione: tutelare, studiare e restituire alla comunità il patrimonio di Gela. È un impegno corale, fatto di competenze diverse che si intrecciano, di giornate trascorse tra i depositi e i cantieri, di collaborazione con le associazioni del territorio e con gli enti regionali. I risultati raggiunti in questi anni portano la firma di questo gruppo affiatato, dove ciascuno mette a disposizione la propria professionalità al servizio della città.

Il percorso di valorizzazione del Parco Archeologico di Gela
Chi torna a Gela oggi trova una città che ha imboccato con decisione la strada della valorizzazione, e il Parco Archeologico di Gela guida questo cammino. Il primo grande traguardo porta la data del febbraio 2026: a Bosco Littorio ha aperto le porte il Museo dei Relitti Greci, che custodisce ed espone la straordinaria nave arcaica recuperata nei fondali gelesi, un unicum dell’archeologia subacquea mediterranea. Un museo già aperto e pienamente fruibile, diretto dallo stesso Turco, che intreccia perfettamente i suoi molteplici ruoli, dalla guida del Parco alla Soprintendenza del Mare, e che pone Gela al centro dell’attenzione degli studiosi di mezzo mondo.
Il secondo traguardo è ormai vicino: il Museo Archeologico di Gela, interessato da un’importante ristrutturazione durata anni, si prepara a riaprire. “Un museo prestigiosissimo, tra i più belli della Sicilia” lo descrive Turco con orgoglio. La sua visione guarda però oltre le sale espositive: la cultura, osserva, esprime tutto il suo valore quando dialoga con i servizi e con l’accoglienza, offrendo al visitatore un’esperienza capace di accompagnarlo ben oltre la semplice visita. In questa prospettiva rientra anche il completamento del lungomare, con una spiaggia unica nel suo genere pronta a dialogare con il nuovo museo del mare.
Il terzo tassello di questo percorso, abbiamo già raccontato in queste pagine il progetto di digitalizzazione 3D delle Mura di Capo Soprano nato dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Messina e la University of South Florida di Tampa. Una tecnologia che regala alle antiche fortificazioni una seconda vita: consente lo studio e il monitoraggio costante del monumento e, insieme, permette a ogni gelese sparso nel mondo di osservare le proprie mura da casa, pietra dopo pietra. “Per chi vive lontano da anni” ricorda Turco “rivederle assume un sapore diverso”, fatto di memoria e di radici che la distanza rende ancora più intense.

Una storia greca che parla al mondo
La grandezza di Gela viaggia nel tempo e nello spazio. Fondata dai coloni greci nel VII secolo a.C., la città divenne uno dei centri più raffinati e potenti del Mediterraneo antico, celebre per le sue ceramiche pregiate e per la sua monetazione. Questa fioritura artistica ha lasciato tracce così preziose che ancora oggi capolavori legati a Gela si ammirano in alcuni dei più grandi musei del mondo, dal Metropolitan Museum di New York al British Museum di Londra, fino al Louvre di Parigi. Un motivo di orgoglio autentico per ogni gelese, che nelle sale di questi grandi musei ritrova un pezzo della storia della propria città.
Gela tra dieci anni
Chiedo all’architetto Turco come immagina Gela nel prossimo decennio. Risponde con la sincerità di chi ama profondamente la propria terra. “Gela sarà migliore di oggi” afferma, “a livello di infrastrutture, di ricettività, di offerta culturale.” Il pensiero corre ai giovani, con l’augurio che la città sappia offrire loro ragioni sempre più forti per restare e per tornare. Perché il futuro del patrimonio cammina insieme al futuro delle persone che quel patrimonio lo abitano e lo custodiscono ogni giorno. E Gela, oggi più di ieri, ha ricominciato a costruirlo.






