Il ministro dell’interno Guido Buffarini Guidi, in una comunicazione del 1941, informa la popolazione riguardo un nuovo strumento utilizzato dall’areonautica inglese: la piastrina incendiaria.
Questo strumento venne introdotto in Italia, dall’aviazione inglese nel 1941 ma era già usato nei territori tedeschi dall’agosto del 1940.

Si trattava di piastrine di celluloide delle dimensioni di cm. 5×5, di vario colore con un foro rotondo al centro.
Sopra il foro veniva posto un’involucro di garza ed all’interno della piastrina veniva posizionata una pillola di fosforo di circa 1 grammo. La garza veniva successivamente imbevuta con dell’acqua o un liquido di rapida evaporazione. Non appena il liquido evaporava per azione del sole, del tempo o del vento, il fosforo si incendiava spontaneamente bruciando la garza e l’involucro di celluloide.
L’incendio produceva una fiamma tranquilla dell’altezza di circa un metro, che ardeva per qualche minuto.
La combustione sprigionava un fumo bluastro che a causa della presenza di fosforo, era tossico da respirare.
E’ facile pensare quanto questo strumento potesse preoccupare le popolazioni del Polesine. Una terra ricca di legname, fienili e campi di grano. Le stesse case molto spesso erano costruite con l’esclusivo uso di legna.
Comportamenti da attuare in caso di piastrine incendiarie
I servizi per la protezione antiaerea consigliavano di:
- bagnare le piastrine con acqua, in modo tale che il fosforo non potesse incendiarsi
- in mancanza di acqua, ricoprire le piastrine con della terra
- per eliminare le piastrine si consigliava di raccoglierle in una fossa e di bruciarle tutte insieme facendo attenzione ai fumi tossici
- prima di bruciare le piastrine bisognava fare comunicazione alle autorità militari o all’U.N.P.A. che avrebbe ricevuto precise normative dal ministero dell’interno
- non bisognava toccare le piastrine con le mani in quanto potevano causare ustioni pericolose
- la raccolta doveva essere effettuata con le molle per il focolare
- in attesa della combustione in fosse comuni, bisognava custodire le piastrine in scatole incombustibili
- occorreva ammonire i bambini che non rispettavano le sopra citate regole, in modo tale da preservare la loro salute.

Come possiamo immaginare, era un’arma molto temuta in quanto distruggeva i raccolti di grano e le abitazioni della popolazione ma da non sottovalutare erano le problematiche che il fosforo causava all’essere umano.
L’intossicazione da fosforo
L’intossicazione da fosforo giallo causa inizialmente vomito e diarrea e successivamente dopo 2-3 giorni il fegato inizia ad ingrossarsi, la pelle si colora di giallo, si sviluppavano emorragie interne, l’urina viene trattenuta e si intensificano i dolori addominali.
Dopo qualche giorno si muore per necrosi epatica diffusa.
Il fosforo bianco invece penetra nella pelle, fino a fondere l’epidermide, la carne e le ossa. Questo fosforo causa ustioni che possono continuare a bruciare sotto la pelle anche in assenza di ossigeno.
Vorrei ricordare che queste pratiche barbare erano usate durane la seconda guerra mondiale contro le popolazioni nemiche ma ancor oggi nel mondo il fosforo è usato come arma per intossicare ed uccidere le popolazioni. A pagarne maggiormente sono i civili, lasciati morire in modo atroce, in quanto il semplice contatto infetterebbe di fosforo anche i soccorritori.






