Pioggia artificiale, oggi più che mai è di grande attualità. Certamente il termine “artificiale”, fa arricciare il naso, ma la tremenda siccità che stiamo vivendo non ci consente di escludere questa opportunità.
Pioggia artificiale
Abbiamo il Po’ che sta precipitando terribilmente e come se non bastasse, l’acqua salata del mare risale i fiumi, creando non pochi problemi, non solo alle coltivazioni, ma anche agli allevamenti. Quindi, il riscaldamento globale, la scarsità di piogge e la necessità vera e propria ci costringe ad imparare qualcosa riguardo, “l’inseminazione delle nuvole”.

Pochi lo sanno, ma a Dubai, dove ogni goccia d’acqua è preziosissima, provocare la pioggia non è considerato più un’utopia. Anche in Cina e in Russia, ci si è dati da fare al riguardo. Del resto parliamo di paesi sconfinati, che hanno necessità di coltivare grandi latifondi per dare da mangiare a milioni di persone. La tecnica si chiama “cloud seeding”. Anche in Italia il CNR sta esaminando come muoversi in questo settore. Orbene si può arrivare alla pioggia artificiale con l’inseminazione delle nuvole. A Dubai, si usano i droni.
Come far piovere
Queste macchinette volanti telecomandate, devono salire fino alle nuvole, per far arrivare qui in basso l’agognata pioggia. In uno dei paesi più aridi del mondo, in cui si è voluto strappare sabbia al deserto, infine l’acqua è arrivata copiosa. A Dubai si toccano i 50 gradi facilmente, quindi qualunque sistema per far piovere è graditissimo.

Si chiama cloud seeding, inseminazione delle nubi e pare che funzioni davvero. Del resto, la Cina nel 2017 ha investito 168 milioni di dollari in questa pioggia artificiale. Lo ha fatto sfruttando la pratica anche per combattere l’inquinamento che è davvero deleterio. La tecnica consiste nell’inseminare le nuvole con sali particolari; come ad esempio lo ioduro d’argento, ma si può fare anche con il ghiaccio secco. Individuando la nuvola che fa la caso nostro, deve anche avere la temperatura giusta. Possiamo quindi stimolare una precipitazione atmosferica.
Cloud seeding
In Italia non siamo certamente arretrati, infatti; questi studi risalgono agli anni Sessanta, eppure non si è mai giunti a un progetto, che aiuterebbe l’agricoltura. Va detto comunque che ci sono compagnie specializzate in questo settore, che resta e va visto in ambito commerciale. Se ci fosse un’iniziativa, bisognerebbe usare aerei per “sparare” bombe chimiche. Non bisogna nemmeno trascurar però che non c’è una netta conferma scientifica, che attesta come questa tecnica funzioni.

Le nuvole sono sistemi estremamente complessi non del tutto controllabili. La ricerca scientifica non ha ancora stabilito dei punti fermi. Ad esempio dobbiamo considerare che riguardo le nubi, occorre conoscere la temperatura del momento, e le turbolenze precise. Però questi parametri non si possono controllare, al massimo si possono misurare. Noi non possiamo dire alla nube come deve essere fatta. Possiamo solo sperare di trovarne una giusta per quel momento.
Danza della pioggia e pioggia artificiale
Probabilmente, previsioni del tempo a parte, in futuro potremo arrivare a stabilire che “tra un’ora pioverà. Qualcuno potrà forse domandarsi se il cloud seeding si potrà ottenere anche al contrario. Concettualmente sì. Gli esperimenti condotti nella Pianura Padana hanno provato, così come qui in Veneto, Friuli, Emilia Romagna, che si può. D’estate sono frequenti le grandinate che possono portare danni alle colture. Così si è cercato d’inseminare le nubi, non più con aerei ma con cannoni dal suolo; per fare in modo che precipitasse acqua e non grandine.

Intanto la ricerca va avanti. Insomma, l’uomo ha sempre invocato la pioggia. Dall’antico Egitto ai nativi americani le civiltà hanno provato a conquistare il favore del cielo con la danza. Quindi il cloud seeding nel commercio, non è poi così lontano.
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