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IL POZZO DI GAMMAZITA: LA LEGGENDA TRAMANDATA DI SECOLO IN SECOLO

C’è  un posto bellissimo e avvolto da un alone di mistero situato nei pressi del Castello Ursino, in via San Calogero, alle spalle di Piazza Federico di Svevia. Pur essendo un posto un po’ sperduto, lontano dagli occhi indiscreti dei passanti, resta tutt’oggi uno dei luoghi più suggestivi di Catania. Si tratta del pozzo di Gammazita: un’antichissima fonte che  prese il nome dalla cinta muraria che proteggeva l’area e che sorgeva all’interno del quartiere ebraico catanese. Nel 1621 la fonte subì un restauro per opera del sovrintendente alle fortificazioni, il duca di Carpignano don Francesco Lanario. Le sue acque furono congiunte a quelle del fiume Amenano e utilizzate per la creazione di fontane pubbliche. La terribile eruzione del 1669, però, coinvolse anche il Castello Ursino ricoprendo la fonte con 14 metri di lava. Fu solo dopo la metà del XVIII secolo che il pozzo venne riscoperto e reso raggiungibile attraverso una scalinata.

Il luogo è talmente pervaso da un’aurea leggendaria che persino la presenza di incrostazioni di magnesio e ferro presenti alle sue basi viene spiegata attraverso il mito. Le macchie rossastre vengono ricondotte nell’immaginario catanese al sangue della bella e virtuosa Gammazita che si narra si sia gettata nel pozzo pur di mantener salvo il proprio onore. Ed è il sacrificio della giovane ad averla resa un duplice simbolo per la città di Catania. Essa incarna il simbolo della perfetta donna siciliana, i cui valori di integrità e rispettabilità sono talmente forti da rendere accettabile persino la morte se perpetrata in loro difesa. Ma è anche il simbolo di un popolo che con un gesto disperato si ribella alla prepotenza dello straniero in difesa della propria libertà.

 

QUALI LEGGENDE RUOTANO ATTORNO AL POZZO DI GAMMAZITA?

La più diffusa  narra di una fanciulla, come citato in precedenza, che era solita recarsi alla fonte per raccogliere l’acqua. Durante una delle sue consuete gite, venne aggredita da un soldato francese da tempo invaghito di lei. Pur di mantenere salvo l’onore, Gammazita preferì gettarsi nel pozzo.

Una variante di questa storia vede come protagonista la baronessa di Ficarra, Macalda Scaletta, che, morto il marito, si innamorò del suo paggio Giordano, il quale a sua volta era invece profondamente invaghito di Gammazita. Accecata dalla gelosia e dall’ira per l’amore non corrisposto, Macalda si accordò con il francese de Saint Victor affinché conquistasse Gammazita. E fu proprio durante uno dei tentativi di seduzione effettuati dall’uomo che la ragazza compì il gesto disperato di togliersi la vita provocando la reazione di Giordano che ne vendicò la morte pugnalando Victor.

Un’altra leggenda racconta delle nozze tra la ninfa Gemma e il pastore Amaseno e della gelosia di Proserpina nei confronti di Plutone innamorato della ninfa. Spinta dalla gelosia, Proserpina trasformò la ragazza in una fonte. Le divinità fecero altrettanto con Amaseno per placare il suo dolore. Dunque il pozzo divenne il luogo di incontro delle acque simbolo dei due innamorati e prese il suo nome dall’unione dei termini “gemma” e “zita” (fidanzata).

GAMMAZITA OGGI

Oggi il pozzo di Gammazita versa in condizioni indecorose. Essendo situato al centro di un cortile condominiale condiviso è privo di una cura, ed è adibito a luogo di riparo per i tossicodipendenti della zona.

Per fortuna da circa quattro anni l’associazione Gammazita si è mossa per rivalorizzare il luogo richiedendone in primis l’affitto.

L’associazione si autodefinisce “un gruppo di ragazze/i che all’incuria e all’abbandono, da parte delle istituzioni pubbliche, di questa città risponde attraverso la promozione di pratiche partecipative per la riappropriazione e l’autorganizzazione dal basso”, e ancora come “uno spazio dove praticare nuove forme di socialità, di condivisione, di confronto creativo”. Organizza visite guidate ed iniziative culturali per riappropriarsi di una piccola perla del nostro territorio che andrebbe riscoperta e soprattutto rispettata per la sua bellezza e unicità.

 

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