C’erano, soprattutto negli anni del dopoguerra (quelli che rientrano nei miei ricordi), delle pseudo malattie ricorrenti di cui mi parlava mio nonno e perché alcune di queste le curava lui stesso o mia nonna.
La malattia che mi è rimasta più impressa nella memoria è ‘u mal’e l’arcu che si prendeva (secondo la credenza popolare) se si guardava l’arcobaleno.
A mia nonna era stata tramandata la formula per curarlo ed aveva una cliente fissa che regolarmente, ogni quindici giorni, si presentava a casa nostra per farsi carmare.
Per tre mattine di seguito la comare Concetta doveva venire a casa nostra portando un uovo.
Per calmare il male si stendeva un filo di lino grezzo dalla fronte all’alluce destro, quindi si facevano stendere le braccia a croce e con quel filo si misurava dal dito medio della mano sinistra al palmo della mano destra.

Il primo giorno il filo arrivava al centro del palmo della mano destra. Allora mia nonna faceva bere alla paziente l’uovo che aveva portato, crudo, tagliava il filo di lino in piccole parti, le sistemava a forma di croce, vi recitava sopra una formula segreta che si poteva tramandare la notte di Natale e le bruciava.
Il secondo giorno il filo arrivava all’inizio del palmo della mano e il terzo giorno arrivava al polso. Quando arrivava al polso il male era andato via.
Tante volte mi sono domandato come potesse verificarsi questo fenomeno, ma non sono mai riuscito a darmi una risposta plausibile e razionale, proprio perché ero io a tendere il filo fino all’alluce e poi alla mano mentre mia nonna ne teneva il capo. Stavo sempre attento acchè mia nonna non spostasse il capo del filo.





