Vicenza misteriosa, affascinante, con le sue storie che affondano le radici in una civiltà millenaria. Orbene, la nostra provincia ha davvero un passato e una rete di misteri che tra il lusco e il brusco, diventano ancora più suggestivi e misteriosi, per via di atmosfere lattiginose e rarefatte.
Vicenza misteriosa
Nebbie, come zucchero filato che mai si scioglie, e piogge che imprigionano in ogni goccia, paure e visioni distorte; mai offuscando luoghi incantevoli. Vicenza, con le sue figure trasfigurate e fantastiche di orchi, anguane, ovvero mitiche streghe, si svela tra luci e ombre, di un velo esoterico e nebuloso. Talvolta in punta di piedi, tentiamo di avventurarci nei vicoli angusti di quelle storie.

Parliamo delle stesse favole talvolta paurose, che tenevano deste e vigili le famiglie nei famosi filò; quando la povera gente si riuniva per tenersi compagnia e sfuggire il freddo. A tal proposito, era dall’autunno inoltrato, fino alla primavera le donne filavano la lana. Non solo, al riguardo lavoravano all’uncinetto mantelline e calzini, e poi ricamavano il corredo, o rammendavano. Stavano sedute al tepore del fuoco domestico e della stalla. La filatura, per quell’epoca era tramandata artigianalmente, ed era non solo indispensabile.
Vicenza misteriosa e le credenze popolari
Eppure celava per credenza, qualcosa di atavico e misterioso. In quest’arte relegata alle donne, si leggeva da sempre aspetti magici legati al mondo delle donne, legato a madre terra e agli elementi. Le maghe venete, ovvero le Rododese e le Anguane, si dice osservassero la filatura delle donne eseguita nelle ore notturne; premiando o castigando severamente le filatrici secondo il loro modo di lavorare.

Al riguardo, esisteva un preciso periodo oltre al quale le donne non dovevano più tessere o filare. Tra superstizione e credenze legate a riti pagani, in alcune zone era vietato filare di giovedì, perché le streghe avrebbero disfatto il lavoro quella stessa notte del temuto “Sabba”. Inoltre era vietato dedicarsi a tali attività anche il venerdì, perché il Demonio in persona era in agguato quel giorno infausto. Infine non si poteva neanche il sabato; giorno dedicato anticamente al Dio Saturno.
Rododese e Anguane
Era una divinità infera, sostituita in epoca di cristianesimo con il Diavolo ed il Sabba. Nondimeno, anche la Domenica era proibito poiché in quel giorno neppure la Madonna avrebbe filato, ed era peccato farlo; e e quindi c’era il pericolo di filare i suoi divini capelli! Le donne per via delle streghe, non potevano filare neanche durante il Solstizio d’Estate e d’Inverno, ma anche durante la notte del 31 ottobre; per Santa Lucia, e per la Vigilia di Natale, perché le Streghe in questa notte avevano insegnavano i loro poteri alle donne che filavano.

Le donne temevano tutto ciò, e poi neanche la vigilia di capodanno e la notte che precede la Candelora potevano. Queste streghe erano in agguato per imbrogliare i gomitoli e scombinare trama e ordito. Per la precisione poi, se poniamo l’accento sull’area dei colli Berici tra Lumignano e Costozza.
Leggende vicentine
Vediamo che è caratterizzata da un tipo particolare di grotta, chiamata il “covolo”. Si tratta di vere e proprie stanze scavate nella roccia, con l’imboccatura stretta. Proprio lì vediamo una specie di porticina per entrare. Un tempo si rifugiavano gli abitanti della zona, per scampare alle incursioni nemiche e ai bombardamenti, durante la guerra. La leggenda racconta che ancora oggi, oggi vi siano delle strane e oscure presenze; ostili per eventuali malcapitati che vi s’introducano. Già, perché disturbare le danze delle figure di natura forse femminile, e il girovagare di queste streghe non è gradito. Queste streghe arcigne, capricciose, malefiche creature trasfigurate; potrebbero ordire maledizioni, lanciare strali, disgrazie. Vero o no, da sempre, i fenomeni della natura si sono mescolati a credenze, miti e leggende.