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Inventori italiani finalisti allo European Inventor Award 2026

C’è un’azienda italiana che, ogni volta che accendete uno smartphone, un computer o un’automobile moderna, ha già fatto il suo lavoro — in silenzio, con precisione, nell’ombra dei grandi nomi della tecnologia. Si chiama Technoprobe, nasce in un garage in provincia di Lecco, ed è oggi il primo produttore al mondo di probe card, le schede sonda che testano i chip prima che arrivino nei dispositivi che usiamo ogni giorno. Clienti: Apple, Samsung, Qualcomm, Nvidia, Intel, TSMC.

Questa settimana, il team di Technoprobe, composto da Giuseppe Crippa, Roberto Crippa, Stefano Felici, Riccardo Vettori, Raffaele Vallauri e Flavio Maggioni, è stato selezionato tra i tre finalisti nella categoria “Industria” degli European Inventor Award 2026, il premio più prestigioso d’Europa per l’innovazione tecnologica, assegnato dall’Ufficio Europeo dei Brevetti. La cerimonia di proclamazione dei vincitori si terrà a Berlino quest’anno.

Una storia che inizia dopo la pensione

La storia di Technoprobe è, prima di tutto, la storia di Giuseppe Crippa — imprenditore nato a Robbiate, in provincia di Lecco, nel 1935, e scomparso nel luglio 2025 all’età di 90 anni. Una storia che sembra uscita da un film.

Dopo oltre trent’anni in STMicroelectronics, dove aveva girato il mondo occupandosi di semiconduttori — arrivando fino alla Silicon Valley negli anni ’60 per studiare la tecnologia dei chip — Crippa va in pensione nel 1995. E invece di riposarsi, investe la liquidazione in un’idea che coltivava da anni.

Già dal 1989, nel garage e nella soffitta di casa sua a Merate, insieme al figlio primogenito Cristiano e con l’aiuto amministrativo della moglie Mariarosa, aveva iniziato a costruire sonde per testare i chip. L’intuizione è semplice ma geniale: all’epoca le probe card venivano prodotte quasi esclusivamente negli Stati Uniti, e le aziende europee dovevano spedire le apparecchiature oltreoceano per farle riparare — con settimane di attesa e costi enormi. “Per riparare una probe card dovevi mandarla in America. Ci volevano due settimane”, raccontò a Forbes il nipote Stefano Felici, oggi amministratore delegato dell’azienda. “Allora Giuseppe ideò un processo per produrle nella sua cucina.”

Nel 1996, con una decina di dipendenti, Technoprobe si trasferisce in un capannone a Cernusco Lombardone. Trent’anni dopo, conta circa 3.300 dipendenti nel mondo, sedi in tre continenti, oltre 600 brevetti e ricavi che nel 2024 hanno superato i 500 milioni di euro. Nel 2022 — a 87 anni — Crippa scopre dalla classifica di Forbes di essere diventato miliardario. “Per me i soldi non contano”, disse al Corriere della Sera.

Una Silicon Valley in Brianza

Per scelta precisa della famiglia, Technoprobe ha sempre voluto tenere il cuore della sua progettazione e produzione in Italia — a Cernusco Lombardone, nel meratese — anche quando la crescita avrebbe potuto giustificare una delocalizzazione. Una scelta di italianità rara, in un settore dove la competizione globale è durissima.

Un angolo di Silicon Valley alle porte di Milano. Made in Italy, nel senso più profondo del termine.

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