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Correva l’anno 1986, Rita Levi Montalcini riceve il premio Nobel per la medicina condiviso con Stanley Cohen. Il riconoscimento apre le porte ad una fase inattesa piena di richieste, lettere senza risposta e prestigiosi incarichi. La scienziata sente gravare sopra di sé come un senso di inadempienza e inadeguatezza.

rita levi montalcini
“Rita Levi Montalcini – 30 settembre 2009” by unipavia is licensed under CC BY-NC-SA 2.0 

Difficile pensare come una donna di tale spessore culturale non sia pienamente e orgogliosamente consapevole della sua notorietà, soprattutto in campo scientifico. Ma è lei stessa a spiegare che non le piace essere considerata come “una figura di spicco all’interno degli ambenti intellettuali”.

Vita, pensiero e scoperte

Il campo nervoso era stato campo di predilezione già agli albori della sua carriera universitaria iniziata a Torino, citta che le diede i natali nel 1909. Entrata nell’allora tanto famoso Istituto Giuseppe Levi dove si laurea in medicina, stringe un forte legame con il professore. Nel 1938 le leggi semite vietano la partecipazione degli ebrei alla vita universitaria e la scienziata si trasferisce in Belgio.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, vicini al microscopio e lontani da tutti, il binomio Levi-Montalcini fa ritorno in Italia e lavora in un laboratorio di neuroembriologia allestito in casa. Riceve l’invito del neuroembriologo Viktor Hamburger  nel 1947 alla Washington University del St. Louis, Stati Uniti. Stringe un rapporto d’amicizia con lo scienziato che, come lei, è dovuto sfuggire dal regime hitleriano.

Approdata in Brasile con il sostegno di un’altra sua grande amica, Herta Meyer, la collega le permette di lavorare in un laboratorio ben attrezzato. Se qualcuno non ci riconoscesse un merito, pensate che è stato fatto anche nei confronti della scienziata italiana. La neurobiologa, infatti, per un periodo della sua vita ha visto pubblicare scoperte prive della sua referenza. Arriva però anche una grande soddisfazione quando mette nero su bianco i risultati sul sistema nervoso ottenuti assieme a Cohen.

rita levi montalcini

L’impegno, dopo anni e anni di duro lavoro, porta alla scoperta del fattore di crescita delle fibre nervose (NFG) che la vale il premio Nobel. Tornata nel suo paese fonda e dirige l’Istituto di biologia cellulare al CNR, il consiglio nazionale delle ricerche. 

Rita Levi Montalcini, non solo scienza

Rita Levi Montalcini è stata oltre ad un’illustre scienziata, senatrice a vita e intellettuale dell’Accademia dei Lincei, accademia scientifica più antica al mondo. Presidente della fondazione Rita Levi Montalcini Onlus, ha investito sulla cultura delle donne e ottenuto lauree ad honorem sia in Italia che all’estero.

Scritto da leiin collaborazione con Giuseppina Tripodi, il libro La clessidra della vita dipinge i tratti più salienti del suo percorso. Il testo scampa alla decisione della Montalcini di gettare il lavoro che ha fissato le fasi salienti della sua vita, a suo dire poco interessante. Dobbiamo un grazie alla collaboratrice che ha fatto arrivare il libro fino a noi.

Lo scopo della vita per lei? Lo spiega con queste parole in un’intervista a Fabio Fazio: non solo amare il prossimo, ma rendersi utile. Una donna proiettata al futuro anche a pochi mesi dal suo centenario.

“Può sembrar strano, che una donna che ha vissuto quasi un secolo pensi al futuro, ma a me non interessa affatto sapere come e quando morirò. Quello che può rimanere di me, sono i saggi, i messaggi basati sulla conoscenza, non su noi stessi ma sul mondo attorno a noi”.

111 anni fa ci regalò il privilegio di esserle connazionali ultima modifica: 2020-04-22T17:08:06+02:00 da Flavia Del Treste

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