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9 maggio 1978, l’omicidio di Peppino Impastato

9 maggio 1978. Una data scolpita in maniera indelebile nella memoria di molti italiani. Il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro e l’uccisione di Peppino Impastato. Due vicende che hanno cambiato la storia del nostro Paese e delle quali bisogna ancora parlarne. Parlare soprattutto di Peppino Impastato. Ricordare un simbolo e porre le basi per continuare il percorso da lui iniziato. Parlarne e riparlarne. Ricordare, ancora, come fu trattata la tragedia dai mezzi di comunicazione. Ricordare, un’altra volta, la forza della madre Felicia e del fratello Giovanni.

9 maggio 1978

Quando uccisero Peppino Impastato, il giornale Corriere della sera titolava “Ultrà di sinistra dilaniato dalla sua bomba”. Erano passate pochissime ore dall’assassinio e le indagini erano appena cominciate. “I ricordi di quel periodo sono terribili – racconterà così Giovanni, fratello di Peppino – È stato anche il giorno della morte di Aldo Moro. Per noi è stato un fulmine a ciel sereno, non ce l’aspettavamo. Ricordo che siamo anche stati trattati male dagli investigatori, che hanno perquisito le nostre abitazioni. Ci hanno preso per dei terroristi. Verso di noi sono stati brutali”. I compagni, fin da subito, denunciano la natura mafiosa dell’omicidio, ma i giornali indirizzano l’opinione pubblica verso una chiave di lettura che potremmo definire grottesca.

9 maggio 1978 Peppino Impastato
Peppino Impastato davanti Radio Aut

Peppino è disegnato come un terrorista. L'”inviato” del giornale quando scrive il pezzo non è fisicamente sul luogo. Riporta quello che le autorità volevano che trapelasse. Seguono anni di calunnie e di depistaggi. Anni in cui Felicia e Giovanni rompono pubblicamente con le parentele mafiose e combattono per far emergere la verità. Anni che rendono sempre più curva la madre di Peppino. Minuta, vestita di nero, ma con una forza immensa nonostante il dolore. Una madre coraggio, l’immagine commovente di una donna a cui hanno strappato il bene più grande.

Le indagini e la condanna

Le indagini si concluderanno soltanto nel 2002, con la condanna all’ergastolo di Tano Badalamenti, deceduto successivamente nel 2004. Felicia, la prima donna in Italia a costituirsi parte civile in processo di mafia, il giorno del suo compleanno, il 24 maggio del 2002 dirà: “È il primo compleanno che vivo con la pace nel cuore”. Con la legge numero 56 del 2007, la giornata del 9 maggio è dedicata a “tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”.

Manifestazione
Manifestazione per Peppino Impastato

Ricordare Peppino Impastato vuol dire ricordare il giornalista, l’attivista e soprattutto l’essere umano. Parlarne vuol dire ricordare un uomo che ha denunciato i delitti e gli affari mafiosi. Un uomo che fin da giovanissimo si è ribellato a un sistema marcio. Un sistema che partiva dalla famiglia, dal padre che cercava di imporre le sue scelte e il suo codice comportamentale. Una rabbia e una disperazione che cresceva con lui e che testimoniò in una biografia, scritta di suo pugno:

Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale. E’ riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività. Approdai al PSIUP con la rabbia e la disperazione di chi, al tempo stesso, vuole rompere tutto e cerca protezione… Erano i tempi della rivoluzione culturale e del “Che”. Il ’68 mi prese quasi alla sprovvista. Partecipai disordinatamente alle lotte studentesche e alle prime occupazioni. Poi l’adesione, ancora una volta su un piano più emozionale che politico, alle tesi di uno dei tanti gruppi marxisti-leninisti, la Lega… Passavo, con continuità ininterrotta da fasi di cupa disperazione a momenti di autentica esaltazione e capacità creativa: la costruzione di un vastissimo movimento d’opinione a livello giovanile, il proliferare delle sedi di partito nella zona, le prime esperienze di lotta di quartiere, stavano lì a dimostrarlo…”

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