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Intervista al regista Sebastiano Rizzo: nei miei lavori parlo del Meridione e i miei sogni si stanno realizzando oltre confine

Le sue origini italiane, la cultura del suo Paese quanto hanno inciso nella sua carriera professionale?
Senza alcun dubbio le mie origini italiane mi hanno aiutato molto ad esordire nel mercato cinematografico con i primi progetti dediti proprio ad uno specifico filone della cultura italiana e cioè la voglia di riscatto di un territorio, il Meridione, che non sopporta più la gestione e l’ingerenza della Malavita.

Secondo lei l’Italia è ancora un Paese meritocratico per quel che concerne il cinema?
Purtroppo questo è un tasto dolente del nostro Paese in quanto, secondo me, la meritocrazia non sussiste in nessun settore italiano. Nello specifico il cinema è ben lontano da essere meritocratico e questo senza dubbio è un danno sia per le professionalità italiane ma non da ultimo per il mercato italiano. Quali potrebbero essere gli effetti collaterali del non avere persone di qualità in questa realtà? In realtà il cinema italiano è ricco di grandi talenti, soprattutto giovani, che porterebbero senza dubbio il nostro Paese ad altissimo livello ma purtroppo, come ben sappiamo, il “sistema Italia” non lo permette.

Il cinema italiano piace ancora all’estero? Secondo lei quale peculiarità fa sì che si distingua nel panorama internazionale e mondiale?
Oggi il cinema italiano non è molto apprezzato all’estero. Se notiamo, ad ogni festival importante viene sempre riconosciuto prevalentemente il cinema degli anni ‘50, degli anni ‘60 in cui i maestri del cinema italiano come Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini e tanti altri erano liberi di realizzare film di cultura italiana senza troppi limiti di sistema. Oggi purtroppo non è così.

Sogna di portare le sue produzioni all’estero? Perché?
Senza dubbio uno dei miei obiettivi è di poter collaborare con il cinema internazionale. Negli ultimi anni sto apprezzando molto il cinema spagnolo, colombiano, messicano e francese che hanno fatto passi da gigante sulla qualità dei prodotti, la tecnica di regia e la qualità degli attori a differenza dell’Italia che è ben lontana da questi canoni.

Il cinema italiano è ancora credibile al di fuori del nostro Paese?
Diciamo che è una credibilità di sistema ma, da un punto di vista di qualità critica e spessore cinematografico, secondo me siamo molto lontani dall’avere una credibilità seria.

Quali sono state le principali difficoltà che ha dovuto superare per diventare un regista affermato in Italia?
Le difficoltà… che non terminano mai. Il sistema italiano ti obbliga a restare vincolato da molteplici condizioni senza le quali non hai modo di poter realizzare alcun progetto cinematografico.

Sebastiano Rizzo

Il “sistema Italia” andrebbe totalmente rinnovato e proiettato ad un mercato internazionale. I risultati che ho ottenuto ad oggi sono unicamente l’esito di una caparbietà professionale e libertà di pensiero all’interno dei miei progetti.

Secondo lei, il mercato cinematografico, le esigenze dei produttori e quelle dei mass media rischiano di impoverire, di ridurre il talento, l’espressività, la spontaneità dell’attore?
Assolutamente sì. Il sistema italiano penalizza per l’80% dei casi il mercato cinematografico italiano andando così a influire sulla qualità del prodotto stesso e soprattutto sulla spontaneità e qualità degli attori italiani che sono potenzialmente di alto livello ma debbono, inevitabilmente, adeguarsi a un sistema che li penalizza.

Come regista quali sono ancora i suoi sogni nel cassetto?
Diciamo che si vive di sogni ma si campa di realtà. Quindi più che sogni direi che i miei progetti ancora oggi sono molti. Ho avviato una collaborazione con paesi esteri e sono certo che, continuando su questa strada, riuscirò ad ottenere maggiori soddisfazioni.

Secondo lei, oggi, ci sono ancora registi italiani che rappresentano il vero “Made in Italy” o anche le nostre produzioni stanno semplicemente diventando un prodotto commerciale ad uso e consumo delle mode?
Penso che nel mercato italiano ci sia una forte sopravvalutazione di tanti registi e di conseguenza di diversi progetti italiani che raccontano sempre la stessa cosa e sempre nello stesso modo. Va da sé che il sistema commerciale italiano ci va a nozze.

Il Maestro Jonathan Cilia Faro che l’ha nominata da sempre sostiene l’importanza della meritocrazia e della filantropia nel campo artistico. Attualmente qual è il regista che lei stima maggiormente e in che cosa secondo lei contribuisce a dare lustro all’Italia?
In Italia non ho un regista di riferimento ma ho sempre stimato Tony Scott. Credo sia stato un pioniere e un creativo vero d’altri tempi.

Parlando di meritocrazia e di filantropia, secondo lei tra le giovani promesse, quali artisti crede meriti di poter emergere? Per quale motivo?
Purtroppo non vorrei passare per una persona estremamente negativa o distruttiva ma nel mercato italiano oggi, forse e dico forse, si contano su una mano sia i cantanti che gli attori validi e preparati. Sinceramente avrei bisogno di più tempo per capire quali, in quanto il sistema distrugge l’anima dell’artista.

A seguito della sua esperienza, a suo giudizio, è più facile collaborare con altri artisti italiani o è più stimolante farlo con quelli stranieri?
Senza alcun dubbio credo che sia molto più produttivo collaborare con artisti stranieri (cantanti o attori che siano) mantenendo però un sistema di lavoro italiano che, va detto, ci ha sempre contraddistinto ma che purtroppo poi, nel tempo, si è perso soprattutto per quel che riguarda i contenuti. Gli Italiani sono commerciali e pecoroni, si limitano “a copiare e a fare il compitino commerciale”.

Quali sono a suo giudizio le caratteristiche principali che deve avere un artista per potersi affermare in Italia? È sufficiente il talento?
Senza alcun dubbio il talento che sia italiano o che sia estero deve essere fondato su studio, sacrificio, voglia di mettersi in gioco e tanta libertà mentale. Questo però, per quanto riguarda il “sistema Italia”, credo che non sarà mai una garanzia di successo in quanto quest’ultimo non si basa sulla meritocrazia soprattutto del sistema artistico culturale.

Che progetti ha per il futuro prossimo?
Di progetti in cantiere ce ne sono diversi, fortunatamente. Una buona parte sono collocati all’estero tra Marocco, Kenya e alcuni altri in Italia. Ovviamente è presto per potervi dare informazioni più precise ma senza alcun dubbio a breve ne sentirete parlare.

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