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Ricercatori italiani all’estero, una fuga di cervelli che l’Italia vuole rimpatriare

Nel 2025 l’Italia è terza in Europa con oltre 14.000 ricercatori italiani lavorano all’estero, nelle università e nei centri di ricerca stranieri, con una crescita rispetto agli anni precedenti, sia in paesi europei che extra-europei. 

Molti ricercatori italiani hanno ricevuto premi e riconoscimenti internazionali nel 2025, come ad esempio i 17 premiati all’ASCO (American Society of Clinical Oncology), come riportato da Italian Medical News.  

La “fuga dei cervelli” riguarda molti italiani che scelgono di lavorare all’estero per maggiori opportunità e stipendi più alti e le loro principali destinazioni sono Germania, Svizzera, Francia, Regno Unito e Spagna. 

Questo fenomeno è oggetto di studio e preoccupazione in Italia.

La partenza di ricercatori italiani può portare a un impoverimento del capitale umano e delle capacità di ricerca nel paese.

Per questo motivo il governo italiano e diverse organizzazioni stanno promuovendo iniziative per attrarre i ricercatori italiani all’estero e incentivare il loro ritorno, come bandi per il rientro e programmi di finanziamento, con l’obiettivo di rafforzare la ricerca e l’innovazione nel paese

Il RIE e la rete di ricercatori italiani all’estero

Esistono network e iniziative, come RIE (Ricercatori e scienziati Italiani all’Estero), che mirano a creare una rete di contatti e a favorire il trasferimento di conoscenze tra i ricercatori italiani che lavorano in Italia e all’estero. 

Il programma “Italy Made me”

Un esempio è il programma “Italy Made Me” che premia giovani ricercatori italiani nel Regno Unito, e l’iniziativa del Ministero dell’Università e della Ricerca che stanzia 50 milioni di euro per incentivare il rientro di ricercatori dall’estero. 

Questa iniziativa, promossa dall’Ambasciata d’Italia a Londra, premia i giovani ricercatori italiani che lavorano nel Regno Unito e che hanno completato parte della loro formazione all’estero, valorizzando il loro contributo alla ricerca. 

L’avviso del MUR

Anche il Ministero dell’Università e della Ricerca di dà da fare per invogliare i ricercatori italiani e non a lavorare in Italia, infatti ha pubblicato un avviso per la presentazione di progetti di ricerca volti a potenziare l’attrattività del sistema accademico e di ricerca italiano.

Rivolto a ricercatori italiani e stranieri che lavorano all’estero e che desiderano rientrare o trasferirsi in Italia, questo avviso è rivolto a vincitori di ERC Starting Grants o ERC Consolidator Grants, finanziamenti europei per ricercatori di eccellenza. 

Perchè è importante il rientro dei ricercatori

Il ritorno dei ricercatori italiani all’estero è considerato fondamentale per il progresso scientifico e tecnologico del paese, e per mantenere competitiva la ricerca italiana a livello internazionale. 

La presenza di ricercatori italiani nelle classifiche dei ricercatori più citati al mondo (come quella di Clarivate Analytics) testimonia l’eccellenza della ricerca italiana, ma solleva anche interrogativi sulla sua capacità di trattenere i talenti. 

L’importanza che l’Italia dà al lavoro dei ricercatori si evince anche dall’aver voluto dedicare loro un’intera giornata, infatti il 15 aprile si celebra la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, un’iniziativa che mira a promuovere e valorizzare il contributo dei ricercatori italiani all’estero. 

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