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L’Armonia italica di Balich diffusa sul pianeta grazie a Mattarella, Pausini e Astro Samantha

I Giochi di Milano Cortina 2026 son partiti tra le luci della Cerimonia Inaugurale firmata da Balich e le ombre della Rai (poche ma presenti!). C’è chi si attacca al tram e chi ne viene buttato giù senza aver rivelato chissà che cosa in stile Regina Elisabetta II. I nei esistono anche nell’Italia e… in America: ne sanno qualcosa Mariah Carey che non sa “volare” bene e Vance salutato dai fischi. E ora pensiamo allo sport.

Dormirci su non dev’esser stato facile per Mariah Carey, la sola scivolata giù dalle righe del pentagramma di quell’Armonia auspicata da Marco Balich per tre ore e mezza – sfilate degli atleti comprese – in mondovisione. L’artista statunitense ha sfregiato un po’ la propria storia da 220 milioni di dischi venduti con l’interpretazione …sdrucciolevole di Volare di Modugno: per una volta il blu era meno dipinto di blu così come gli Stati Uniti di James David Vance (vice di Donald J. Trump) sono apparsi meno platealmente inattaccabili di un tempo.

Dagli 85.000 presenti allo Stadio di San Siro (subito dopo divenuto ex Scala del calcio) si sono alzati fischi all’indirizzo di Vance e molti dei presenti avrebbero voluto sottolineare in negativo l’esibizione di Carey se in quel momento della Cerimonia appena iniziata gli animi non fossero stati ancora tiepidi per via del gelo meteorologico del capoluogo lombardo.

Son forse queste le sole stonature di una notte magica, che ha fatto rimbalzare in un angolo le critiche dei rosiconi anti-Giochi. O forse ce n’è una terza che non ha risparmiato Auro Bulbarelli, il ragazzino che al Giro d’Italia spediva i fax dei cronisti e i risultati di giornata alla Gazzetta dello Sport. Era bravo a giocare a biliardo. Poi ha imparato a conoscere i corridori. E nel tempo, “Aurone” ha scalato i gradini della direzione di Raisport per poi scivolare un paio di volte nel dirupo delle guerre interne alla Rai sino ad essere ripescato. Quindi è stato sbattuto nel baratro di una insensata punizione per aver in qualche modo anticipato quel che sarebbe stata la “performance” studiata per il presidente Sergio Mattarella: arrivare allo Stadio Meazza a bordo di un tram storico – quello utilizzato per far visitare la città ai turisti buongustai più facoltosi – con conducente d’eccezione: Valentino Rossi. 

Due osservazioni a tal proposito: 

A) quel tram avrebbe potuto salutare il nostro amico e abile manovratore Mauro Gallo. Lui avrebbe potuto essere l’angelo custode ideale di Mattarella, accompagnandolo alla méta del tragitto sino in Piazzale Axum disegnata per i ragazzini della multietnia milanese sotto l’ala e del Presidente di tutti. Ma, si sa, Valentino è sempre…Valentino.

B) Bulbarelli avrebbe tranquillamente potuto condurre la cronaca dello spettacolo in prima serata su Raiuno perché su Mattarella aveva fatto trapelare esclusivamente che sarebbe arrivato a San Siro alla maniera della Regina Elisabetta II (che sorvolò la cerimonia dell’Olimpiade di Londra su un elicottero alla maniera di James Bond).

La sensazione è che qualche solone della Rai si sia attaccato… al tram per presentare un ingiustificato conto al politicizzato Bulbarelli nel bel mezzo di un latente regolamento di conti. E l’ha costretto ad attaccarsi al tram a sua volta. Che faranno ora con quel che fu “un giovane poeta da premiare” nel 2015 (e son passati più di due lustri e non è più giovane e non ancora poeta) che dopo averci sfracellato il cervello per interminabili tappe del Giro d’Italia e del Tour de France, il 6 febbraio sera, nel bel mezzo della rappresentazione di Marco Balich, si è lasciato andare ad una frase del tipo che se invece di Puccini ci fosse stato un musicista di cognome Bianchini avremmo avuto una triade formata da Verdi-Bianchini-Rossini e cioè i colori della bandiera nazionale? Non ce ne voglia Fabio Genovesi: si vede che il freddo, patito persino d’estate in montagna, non fa proprio per lui. E ancor meno le freddure.

Persino Mia, la gattona dolorante per l’estrazione di un dente grande così, si è voltata dall’altra parte, schifata, e ha cercato la poltrona più lontana possibile dalla televisione per continuare a dormire al riparo da frasi così insulse sulla tv di stato, in prima serata, nel mezzo di una produzione destinata a due miliardi di persone e cioè ad un quarto della popolazione mondiale. E anche Stefania Belmondo, ci venga consentito, la preferiremmo ricordare sugli sci piuttosto che al microfono da commentatrice. Ci dicono che i veri colpi di sonno sono arrivati durante le sfilate degli atleti moltiplicate almeno per due e durante le sottolineature della piemontese. Noi siamo rimasti incollati allo schermo anche in quei momenti e senza bisogno che Boccelli ci tenesse svegli con “Nessun dorma”.

Le sfasature minori – compresa la criticabile promozione dell’ex molleggiato Celentano a rango di personaggio universale come un Leonardo da Vinci delle canzonette – non possono inficiare l’Armonia che Balich ha irradiato una volta di più dall’alto delle sue 16 Cerimonie già proposte in carriera tra Olimpiadi, Mondiali ed Expo. Del resto, chi nella carriera lavorativa debutta da ragazzino come scenografo del concerto dei Pink Floyd a Venezia; che cosa può finire per proporre in età matura? Nel tempo finiremo per ricordare Mattarella inclusivo, Rossi alle prese con un tram dalle rotte obbligate, Bergomi e Baresi da rivali ad amici, Tomba riconegnato alle folle, Pausini abile nel gorgheggiare l’Inno di Mameli.

Tutto. E di più.

Gli spettacoli pirotecnici, l’apertura dei Giochi annunciata da Mattarella, le accensioni dei due bracieri in contemporanea (unica vera novità delle prime Olimpiadi diffuse su 22.000 chilometri quadrati, considerato che i Mondiali di Calcio di Corea e Giappone del 2002 erano ben più diffusi e ben più artefici di un’iniziazione logistica e non emozionale); salutata Astro Samantha Cristoforetti, una volta arrivati alla méta tedofori del calibro di Bergomi, Baresi, Weissensteiner, Di Centa, Fabris, Nones, Thoeni, Tomba, Compagnoni e Goggia tra Milano e Cortina con lo sdoganamento del calcio nel proprio tempo d’elezione, l’Olimpiade di Milano Cortina 2026 consegna con tristezza San Siro/Meazza alla distruzione fisica e comincia per davvero. Le fasi iniziali di hockey e curling vanno considerate soltanto “anteprime”. E’ la pista Stelvio di Bormio ad alzare veramente il sipario sulle sfide sportive, voltando pagina sulla Cerimonia inaugurare per cui qualcuno ha sborsato sino a 2.000 euro a testa e qualcun altro è entrato al Meazza con un biglietto dal costo di appena 26 euro…

L’Italia è al quarto capito a 5 cerchi dopo Cortina 1956, Roma 1960 (… sììì i Giochi di Abebe Bikila a piedi nudi sui sampietrini della maratona!) e Torino 2006. In settant’anni, il CIO ha permesso alla Nazione di lanciare in orbita una località fascinosa, di determinare la rivoluzione della Capitale del Paese e di elevare la Sabaudia ad un piano sportivo d’eccellenza emancipandosi dall’automotive. Quale sarà l’eredità, e cioè la sbandierata legacy, di Milano Cortina 2006? Soltanto debiti da far ricadere sulle spalle delle generazioni più giovani? Ci auguriamo di no anche se in tal senso i timori in tanti e pure forti, considerato che di opere infrastrutturali “garantite” ne sono state ultimate appena 48 su 98 e considerato che dal “costo zero” si è già arrivati a 6 miliardi di euro di spese e le fatture per lavori completati continueranno a piovere sui tavoli della finanza pubblica per altri sei-sette anni a cifre ovviamente aumentate rispetto al preventivato.

Ne sanno qualcosa a Montreal che per quaranta e più anni hanno liquidato i debiti maturati per l’impennata di visibilità datata 1976. Ma si sono risollevati da quella sberla finanziaria e nella terza settimana del settembre 2026, la città del Quebec ospiterà i Campionati del Mondo di ciclismo.

Sarà quel che sarà.

Ora godiamoci i Giochi dello sport. L’Italia punta a 20 medaglie. Noi alla resurrezione di Brignone e Goggia. 

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