L’università è un momento fondamentale e spesso rivelatorio per il futuro di ogni studente. Abbiamo approfondito meglio questo aspetto incontrando un giovane studente francofontese, Giuseppe Intruglio.
Giuseppe Intruglio: tra università e vita di tutti i giorni
“Sono Giuseppe Intruglio, ho 21 anni e studio a Siracusa, presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Metodio”. Sono un ragazzo molto attivo in parrocchia”: ci dice il giovane studente francofontese. “Oltre ad essere ministrante, svolgo il mio servizio da catechista. Inoltre, faccio parte anche del gruppo “Unitalsi” di Francofonte. Nel tempo libero amo stare con gli amici, suonare la chitarra e dilettarmi in qualche hobby”.

Gli abbiamo rivolto alcune domande per capire meglio da cosa dipendono le scelte legate al percorso universitario che si decide di intraprendere. Eccovi la nostra intervista.
Quale anno di università frequenti?
“Lo scorso giugno ho concluso il II anno. A ottobre inizierò il III, ultimo del I ciclo di studi”.
Come mai hai scelto proprio questa facoltà?
“Sin da bambino ho avuto una passione particolare per la teologia. Per cui, ho maturato l’idea di iscrivermi in questa facoltà, anche per poter approfondire meglio lo studio della mia fede religiosa e non soffermarmi soltanto sulle nozioni catechistiche”.
Chi o cosa ti ha fatto interessare proprio allo studio della religione?
“Gli insegnamenti ricevuti al catechismo non riuscivano a soddisfare la mia passione per la teologia. Quindi, informandomi anche con altri sacerdoti e leggendo il piano di studi, ho deciso di iscrivermi a questo istituto perché rispondeva alle mie esigenze personali”.
Come riesci a coniugare l’università con la vita di tutti i giorni?
“Buona parte della giornata la impiego a studiare. Per quanto riguarda il resto, coltivo i miei hobbies, sto con gli amici, oppure sto in parrocchia. Come ho già detto, faccio il ministrante, la domenica svolgo attività di catechista con i bambini e quando serve, suono la chitarra a messa. Riesco a coniugare benissimo le due cose”.
A che età hai maturato la scelta di dedicarti a questa tipologia di studi e di frequentare, di conseguenza, questa Università?
“Sapevo cosa volevo fare fin dall’asilo. Alle elementari, quando la maestra ci dava delle fotocopie, evitavo di colorarle. Piuttosto ne facevo altre, poiché pensavo di poterle utilizzare per il catechismo o per il mio insegnamento a scuola”.
Tu, come tanti altri, vivi la vita da studente pendolare. Quali difficoltà incontri? E queste hanno mai avuto effetti negativi sul tuo percorso di studi?
“L’unica difficoltà che riscontro è quella legata alle variazioni climatiche, specie nel periodo invernale. Per il resto non ho mai realmente avvertito la fatica degli spostamenti”.
Con quale spirito affronti gli esami?
“Ogni esame ha la sua difficoltà. Ogni volta è sempre come se fosse il primo. C’è sempre l’emozione e la paura, anche se poi i risultati sono sempre eccellenti”.
Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
“L’obiettivo che ho sempre avuto è quello di insegnare. E spero di raggiungerlo! Dell’insegnamento mi piace il fatto di trasmettere nozioni, utilizzando dei metodi diversi e innovativi, come giochi, film e proiezioni”.

Chi ti ha fatto appassionare all’idea di insegnare?
“L’artefice è mia zia Valentina. Sin da bambino, infatti, assistevo alle sue lezioni di catechismo. E da lì è nata l’idea di insegnare, ‘copiando’ i suoi metodi”.
Quanto ti sta aiutando lo studio ad approfondire i tuoi interessi?
“Moltissimo. Grazie agli studi che sto continuando a fare, ho appreso moltissime nozioni che prima nemmeno conoscevo. E molte di esse riesco a trasmetterle ai bambini del catechismo”.





