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“Quattro anni segnati da un’apertura totale alle novità”: padre Gallina

Oggi vi proponiamo la seconda parte dell’intervista a padre Luca Gallina, da quattro anni alla guida della chiesa Madre di Francofonte.

Nel tuo discorso, letto in chiesa Madre quattro anni fa, facevi riferimento a tre accessori: innanzitutto le scarpe. Per quale motivo?

“Le scarpe, nella Bibbia, hanno un valore fortemente simbolico. Quando si calpesta una terra Santa che appartiene esclusivamente a Dio e il cui accesso è dono di Dio, l’uomo biblico toglie le scarpe proprio per manifestare la sua umiltà rispetto alla bontà di Dio. La sera del 30 settembre 2017, idealmente, anche io ho tolto le mie scarpe consapevole che la terra che calpesto ogni giorno è di Dio e a lui solo appartiene. Ho usato questa immagine per dire che il mio cuore era ed è assolutamente libero da pregiudizi e ogni membro della comunità sarebbe stato per me un volto nuovo da incontrare con una storia a me sconosciuta da conoscere e da custodire con delle gioie e delle sofferenze da presentare al Signore, il quale può donare speranza e consolazione”.

Oltre alle scarpe, hai anche citato l’orologio. Quale insegnamento ci può dare?

“Tutti conoscono la mia passione per gli orologi. Non riesco a farne a meno. Al mio polso c’è sempre l’orologio che ritma il tempo che Dio mi concede. L’orologio ha un grande insegnamento da dare. Le sue lancette vanno sempre in avanti, mai indietro. E se noi forzassimo il meccanismo spingendole indietro, rischieremmo di danneggiarlo. Come l’orologio, noi cristiani dobbiamo andare e guardare sempre avanti perché siamo uomini e donne della speranza che non si lasciano andare a ingenui ottimismi, ma sono abitati dalla certezza che Gesù ha già salvato il tempo e lo spazio che abitiamo”.

Padre Luca Gallina Insediamento
Fonte foto: padre Luca Gallina

“Dicevo quella sera: “su questa terra tutti sperimentiamo il fallimento, ma nessuno ha il diritto di sentirsi un fallito perché con Gesù noi abbiamo sempre una chance per andare avanti”. Soprattutto in questo periodo di pandemia, noi cristiano abbiamo il dovere di ricordarci e di ricordare tutto ciò”.

Infine citi gli occhiali. Che importanza hanno nella vita di tutti i giorni?

“Sin da piccolo sono stato costretto a portare gli occhiali per vedere bene. Credo che nella comunità ciascuno debba accettare di indossare gli occhiali dell’amore perché rischiamo troppe volte di non vedere bene chi ci sta accanto con le sue necessità e difficoltà. E siccome il cammino di fede è autentico solo se comunitario, gli occhiali non possono essere solo una opportunità, ma diventano per tutti una necessità. Nel mio discorso citavo il famoso ‘Piccolo Principe’: “non si vede che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi””.

“Per questo, noi ogni giorno dobbiamo aprire il cuore alla grazia che il signore non ci fa mancare. Siamo tentati di assolutizzare le nostre sensazioni, di pensare che ciò che riusciamo a sperimentare è tutto e dimentichiamo che Dio sa andare ben oltre le nostre povertà e i nostri limiti umani. Solo così potremmo essere davvero fedeli al Signore e non rinchiusi nei nostri progetti e nelle nostre ambizioni”.

Quale bilancio puoi fare di questi quattro anni?

“Fare bilanci è sempre molto rischioso, ma in talune occasioni diventa doveroso per poter fare il punto della situazione in vista di nuovi progetti pastorali. Sono stati 4 anni segnati da un’apertura totale alle novità che Dio ci suggerisce e al mondo che ci circonda. Senza dimenticare che l’ultimo periodo è stato condizionato dalla pandemia, vorrei citare soltanto due esperienze che ritengo tra le più importanti di questi anni”.

Padre Luca Gallina
Fonte foto: padre Luca Gallina

“La prima è legata alle feste religiose che, pian piano, stiamo cercando di riportare al loro senso più autentico. Ed è per questo che abbiamo rinunciato a quella che veniva chiamata Questua (raccolta dei soldi casa per casa) perché ci pare eccessivo bussare fino a casa delle persone, le quali, il giorno della festa, potranno liberamente dare il loro contributo. Un altro segno in questo senso è stato togliere qualsiasi spettacolo pirotecnico il giorno di Pasqua per sottolineare la differenza tra la Pasqua e le altre feste che da essa scaturiscono.

L’altra esperienza è quella del concerto per il territorio che il 30 aprile del 2018 e del 2019 ha messo insieme tutti i giovani artisti di Francofonte e dei paesi limitrofi. Questo evento, insieme al progetto socio-culturale Anteo, è stato la testimonianza più bella dell’apertura e della disponibilità di questa comunità parrocchiale a dialogare con tutti. Il nostro proposito è di proseguire su questa strada, consapevoli delle difficoltà che in essa si incontrano; ma al tempo stesso forti dello sprone e dell’incoraggiamento del Papa, che più volte ha avuto modo di ribadire: “Preferisco una Chiesa che si fa male perché è uscita, piuttosto che una chiesa malata perché incapace di uscire””.

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