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Quei drappi di seta che legano la storia di Venezia allo Stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz di cui oggi tanto si parla, chiuso, riaperto e nuovamente chiuso in questo momento così complicato per gli equilibri del mondo, ha una storia strettamente legata alla città di Venezia. Talmente stretto il legame che una fondamenta veneziana (la fondamenta è quel tratto di strada che fiancheggia un canale) deriva il proprio nome proprio da Hormuz. Si chiama Fondamenta degli Ormesini, si trova nel sestiere di Cannaregio ed oggi è molto frequentata da veneziani e turisti per i tanti locali con tavoli all’aperto dove è piacevole guardare il tramonto sorseggiando uno spritz in riva al canale.


Anticamente in Fondamenta degli Ormesini si lavoravano preziosi drappi di seta di cui la Serenissima si riforniva in Oriente. Precisamente a Hormuz, dove si trova quello stretto collo di bottiglia passaggio strategico economico mondiale. I veneziani chiamavano questi drappi di seta Ormesini, con riferimento – come spesso accadeva per la merce importata – al luogo di provenienza. E Ormesini si chiamava anche l’area della città lagunare dove venivano lavorati. Si chiamava e si chiama, perché il suo toponimo è rimasto tale e quale.

Di Hormuz, Venezia e dintorni abbiamo parlato con lo storico Marco Zanetto, professore dell’Istituto di Studi Ecumenici e Ordinario dell’Ateneo Veneto. Cosa legava la Serenissima a questo Stretto, oggi corridoio fondamentale per le economie del pianeta?

Le rotte delle galee e delle cocche veneziane avevano varie ripartizioni tra cui quella del Levante e di Alessandria d’Egitto, di Haifa, Acri e altre località del Mediterraneo orientale. Venezia era riuscita a stipulare contratti commerciali particolarmente vantaggiosi con i potentati arabi e turchi del luogo. Erano contratti relativi al trasporto e al commercio di materiali preziosi come la seta, i coralli, le spezie che servivano per usi sacrali (incensi e altri profumi sacri), per scopi medici (ad esempio zucchero, cinnamomo, zenzero), per la conservazione dei cibi (pepe, sale e altro ancora). Giungevano dall’Oriente anche prodotti lavorati come certe ceramiche cinesi. I veneziani intervenivano a metà del percorso di queste merci, che poi venivano stipate in grandi quantità nelle stive delle galee e delle cocche. Per poterne ricavare un certo guadagno, dovevano essere merci preziose, richieste, poco ingombranti, in modo da poterne trasportare una grande quantità“.

Quindi, se oggi passano per Hormuz un quinto del petrolio mondiale, fertilizzanti e molto altro, all’epoca i protagonisti di quelle rotte erano coralli, sete, spezie …

Questi prodotti, ricercatissimi dalla società dell’epoca, passavano proprio per lo stretto di Hormuz. In alternativa, anche per il Mar Rosso. Provenivano dalla penisola di Malacca, dall’Indocina e dall’Indonesia, in parte dalla Cina meridionale. I mercanti cinesi controllavano il passaggio delle merci fino ai porti indiani. Qui intervenivano i mercanti indù che attraversavano appunto lo stretto di Hormuz o il Mar Rosso. La merce veniva successivamente presa in carico dai mercanti arabi che con carovane di dromedari, più mansueti e addomesticabili dei cammelli, la portavano ad Alessandria d’Egitto, a Tiro, a Haifa. In quei porti veniva presa in consegna dai mercanti veneziani che la caricavano nelle galee e tornavano a Venezia grazie al famoso vento di maestrale. Raramente le galee veneziane attraversavano lo stretto di Hormuz”.

C’è però un celebre veneziano che Hormuz lo ha certamente attraversato, Marco Polo: ne parla nel suo Il Milione

“Sì, Marco Polo fece il suo viaggio di ritorno nelle galee prima cinesi poi indocinesi e indù. I viaggi dei Polo – Matteo, Nicolò e poi Marco – erano viaggi intrapresi con molto coraggio per cercare di ristabilire il passaggio nella Via della Seta dopo che i Mongoli, nel corso del XIII secolo, avevano in parte interrotto questi commerci. Generalmente passavano per due vie: quella marittima di Hormuz o del Mar Rosso, la più comoda; quella terrestre, più difficile. I veneziani, maestri nell’arte della diplomazia, le mantenevano aperte entrambe: per avere disponibile, in caso di difficoltà, un’alternativa, marittima o terrestre”.

Da quando il passaggio di Hormuz era noto ai veneziani?

Da sempre, certamente da prima del Mille, seppur in tono minore. La Serenissima navigava anche nel bacino ovest del Mediterraneo, ma la via principale è stata sempre quella da e per il Levante. I veneziani erano riusciti a sostituirsi ai Bizantini nel controllare questo particolare tipo di commercio. La quarta crociata si sviluppa proprio in funzione di questo principale motivo economico”.

Torniamo da dove siamo partiti, alla Fondamenta degli Ormesini

Proprio lì si lavoravano i drappi di seta che provenivano da Hormuz. Si chiamavano Ormesini perché era tipico dei veneziani dare queste etichette, per assimilazione, ai prodotti che venivano dall’estero. Qualificandoli secondo le diverse provenienze”.

Dunque Venezia è forse l’unica città in Italia ad avere un toponimo che deriva da Hormuz?

Probabilmente sì. Va detto che a Venezia c’erano altre piccole comunità italiane impegnate nella lavorazione e nella vendita della seta: quelle milanesi ma soprattutto le fiorentine e le lucchesi. Vivevano nella zona della Basilica dei Frari. Potevano operare a Venezia rispettando ben delineate regolamentazioni, valide per tante altre comunità presenti in città, un numero infinito: dalmati, albanesi, todeschi, gli ebrei da sempre, i protestanti. Venezia era un crogiolo di popoli, ognuno con le sue particolarità e la sua determinata percentuale di minoranza: nel senso degli abitanti, della possibilità di commerciare, di inserirsi nella vita economica veneziana, … In tutto questo il Senato della Serenissima era il grande organismo che governava tutte le attività”.

C’è una particolarità della Venezia di allora che forse dovrebbe ispirare il presente, fermi restando i contesti e le epoche diverse. Oggi la chiusura dello Stretto di Hormuz ha messo in crisi l’approvvigionamento mondiale di petrolio e non solo. Ai tempi della Serenissima esisteva sempre la soluzione B …

Venezia nei secoli è stata l’unica città europea che non ha mai temuto l’esplodere di carestie. Perché i veneziani si fornivano di grano in tanti e diversi territori: nella terraferma veneziana, in Puglia, nei granai del Mar Nero (l’odierna Ucraina), in Levante. Per avere più possibilità di approvvigionamento. Se per qualsiasi motivo veniva a mancare il grano di un territorio, si provvedeva altrove. Anche questo ha contribuito a rendere Venezia grande nei secoli”.

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