Pippa la Catanese. Un altro personaggio da raccontare. Un’altra figura che si dipana tra storia e leggenda nelle pagine della nostra città. Ancora una volta mollate gli affanni e gli impegni. Lasciate che le varie vicissitudini e faccende che vi attanagliano scorrano nell’indeterminato. Chiudete la porta della vostra camera e prendete la posizione più comoda. Concedetemi, nuovamente, del tempo per narrarvi di nobili, del Castello Ursino e della vita di Pippa la Catanese.
Pippa la Catanese: una storia a cavallo tra il XIII e XIV secolo
Filippa conosceva la fatica, l’arte di arrangiarsi e le vicissitudini della vita. Tutti la chiamavano Pippa, un soprannome gergale o un vezzo familiare. Un diminutivo che la donna si era cucita addosso e che la portava a riconoscerlo come nome di battesimo. Pippa lavorava come lavandaia, ma il destino le riservava privilegi e onori. La donna, in giovane età, venne scelta da Roberto D’Angiò e Violante d’Aragona per coprire il posto di nutrice e badare al piccolo Luigi. Con amore, dedizione e attenzioni cercò di occuparsi del piccolo nobile. Il tempo trascorreva silente e beato in quel Castello Ursino, residenza dei sovrani, fino alla cacciata degli Angioini dalla Sicilia.
Pippa e la nuova vita a Napoli
Quando gli Angioini fecero ritorno nella città di Napoli, portarono anche l’amorevole nutrice così affezionata a quel bambino. (Il fato, però, spesso si diverte a mescolare le carte in tavola e quell’affetto simile a un legame tra madre e figlio non durò fin troppo a lungo.) Il piccolo Luigi morì lasciando un vuoto incolmabile. La Corte, che tanto si era attaccata a quella donna dal cuore buono, decise di farla rimanere. Novità e sorprese si svelavano di giorno in giorno. Gioia e spensieratezza scandivano le sue giornate. L’umile lavandaia e l’appassionata nutrice lasciavano il posto a una nuova veste. Pippa la Catanese vestiva i panni di una signora. Sposò il siniscalco del Regno ed ebbe tre figli. Pippa era amata e stimata da tutta la Corte. Nulla poteva far presagire quel che il fato, ancora una volta beffardo, le aveva invece riservato.
L'”amicizia” con Giovanna I d’Angiò
Giovanna I d’Angiò salì al trono e volle proprio Pippa la Catanese come sua confidente. Ah, sorte triste e angosciosa. La povera donna non poteva lontanamente immaginare cosa sarebbe accaduto. Giovanna aveva sposato il principe Andrea d’Ungheria. Non il cuore, non la mente, né un sincero affetto la legavano a quell’uomo. Ordì una congiura e Andrea d’Ungheria venne strangolato e gettato dalla finestra. Da questo momento in poi iniziò la caccia all’uomo o… alla donna. Pippa, infatti, fu la prima a essere interrogata. Torturata e umiliata non fece mai il nome della sovrana. Pippa la Catanese non aveva partecipato a quella congiura, ma a nulla valse la sua innocenza. O forse, proprio perché innocente e pura, venne sacrificata. La storia di Pippa, ahimè, si conclude in fiamme che la arsero viva. Di lei e del suo personaggio leggendario restano il coraggio, la voglia di riscatto, l’amore e la forza tipica delle donne siciliane.