Il colore del silenzio è il rosso.
Un colore che è al contempo testimonianza e filo conduttore della violenza contro le donne.
Un fenomeno che abbraccia una subcultura di prevaricazione di genere e che si traduce in vessazioni, ricatti emotivi ed economici, violenze fisiche, verbali, psicologiche; nei casi più gravi in omicidio.
La Marcia Silenziosa
L’hanno chiamata “Marcia silenziosa” ma nel silenzio che ieri ha attraversato il centro storico c’è la volontà di non rassegnarsi alla violenza.
Il corteo ha anticipato la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” . All’iniziativa promossa dal Centro Antiviolenza e dalle associazioni di riferimento, da Donne medico con in testa la presidente Annalisa Zanon, e dal Comune, hanno aderito in molti.
Sabato pomeriggio, secondo fonti della questura, hanno in sfilato in duecento, donne e uomini, tutti con un indumento o un fiocco rosso.
Ieri, intanto, altri eventi; in centro al centro Ikaro si è svolta una prova gratuita di difesa personale “Donna sicura. Difendiamola”. Altri appuntamenti sono in agenda martedì e il primo dicembre.
In Italia il dramma della violenza di genere si confronta con cifre sempre più esorbitanti e preoccupanti.
Solo nei primi 9 mesi del 2018 sono stati ben 32 i femminicidi, mentre in calo risultano i cosiddetti reati-spia: maltrattamenti in famiglia, stalking, percosse, violenze sessuali. Crescono invece denunce e arresti.
I dati Istat del 2017
Nel 2017 – secondo i dati raccolti dall’Istat, che per la prima volta ha svolto l’indagine sui servizi offerti dai Centri antiviolenza, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità le regioni e il Consiglio nazionale della ricerca – le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza sono state 49.152, 29.227 delle quali hanno iniziato un percorso di uscita dal tunnel dei maltrattamenti.
Il 26,9% delle vittime che si rivolgono ai centri sono straniere e il 63,7% ha figli, minorenni in più del 70% dei casi.
Quello della violenza di genere è un problema che ha radici culturali profonde e questo perché evidentemente l’essere umano tende a sostituire il piacere che prova nel custodire con cura la bellezza di una relazione e la ricchezza della natura con un compulsivo desiderio di possesso che finisce per distruggere ogni cosa.
Non è un caso che la violenza sulle donne sia quasi sempre perpetrata dal partner o addirittura dai familiari. Anche con la Terra ci comportiamo in questo modo: dovremmo custodirla con amore, ma preferiamo pensarla come una nostra proprietà”.





