Monica Guerritore, alla sua prima prova registica dietro alla macchina da presa, dà vita con coraggio e carattere ad un bel film su Anna Magnani , una delle piú grandi attrici italiane di tutti i tempi. Gli stessi coraggio e carattere che hanno contraddistinto la vita dell’artista romana e che ben emergono dalla sceneggiatura della Guerritore. Scene, colori, tempi, interpretazione, come si usava proprio nel cinema della mitica Nannarella. Forse per alcuni un film spiazzante, in tempi di telebiografie usa e getta, ma é una pellicola che lascia il segno, recitata con potenza teatrale da una protagonista ispirata e da un cast di livello. Monica Guerritore, con il produttore del film, il marito Roberto Zaccaria, nel suo tour di presentazione, é passata anche per il cinema Edera di Treviso, storico spazio dedicato al cinema d’essai, dove l’abbiamo incontrata.
Cosa ha rappresentato la Magnani per Monica Guerritore?
Diciamo che per noi attori Anna Magnani è una fonte di ispirazione, per noi attrici soprattutto. Per me lo è stata perché mi ha indicato la strada per interpretare il personaggio forse più complesso e più importante che io abbia fatto al cinema. Io per il cinema sono, diciamo così, un’occasione mancata, ma questo perché ho fatto sempre teatro. La mia agente, Carol Levi, mi diceva: “Non puoi fare cinema se otto mesi l’anno sei in teatro”. Ah, la Carol Levi che voi vedrete nel film è stata anche l’agente di Anna Magnani e nel film vedrete questa giovanissima Carol Levi che accompagnerà Anna per tutta la vita.
Ma Monica Guerritore “nasce a teatro”…
Per me il teatro è quello dove Giorgio Strehler mi ha preso dal niente e mi ha fatto diventare quello che sono. Il teatro per me è tutto e quindi per me il cinema è stato in qualche modo qualcosa di rapsodico. Solo che a un certo punto è arrivato il film La lupa. Gabriele Lavia aveva scritto una bellissima sceneggiatura, prendendo proprio pezzo per pezzo la novella di Verga e l’aveva sceneggiata. Aveva trovato il produttore e l’aveva proposto a Sophia Loren, stiamo parlando del 1997. E’ arrivata a casa una bellissima lettera a firma della Loren dove scriveva “La sua sceneggiatura è bellissima, io però purtroppo non lo posso fare perché il mio pubblico non mi capirebbe come madre cattiva”. Allora mi sono proposta io… lui naturalmente mi ha guardato un po’ scettico e poi invece sono riuscita.
L’attore, almeno io, ha bisogno di riferimenti. È come se avesse dentro di sé una biblioteca immaginaria di immagini. Immediatamente quindi per la Lupa mi è venuta in mente l’immagine di Anna Magnani coi capelli scompigliati che guarda in trance e che avevo visto da ragazzina nell’ufficio di Carol Levi. E’ stata il mio punto di riferimento per interpretarla. La Magnani non mi ha più abbandonato, perché non era solamente come interpretava i personaggi, ma era anche quello che dedicava loro. E perché sceglieva quei personaggi popolari, lei che non era una donna popolare, era una donna normale, che amava le grandi firme, era una donna elegante, ma sceglieva i personaggi popolari. Come Mamma Roma, che è bellissima, perché il personaggio popolare le dava più possibilità di manifestare quello che quel personaggio portava in scena.
La Magnani come fonte di ispirazione, quindi?
Questo per me è stato di grande ispirazione, perché anche io, facendo teatro, cerco sempre di avere dei personaggi da portare al pubblico. La stessa cosa ho voluto fare con Anna. A un certo punto ho capito che nessuno parlava più. Cioè, ci sono i suoi personaggi, manifestazioni, mostre, documentari, ma è un’icona e sono le sue opere. Di lei, vera donna, la sua vita, quello che le è accaduto e che nel frattempo avevo cominciato a toccare, non c’era niente. Nessuno ha mai pensato di fare un film su quello che è stato un momento di cesura. Finisce il cinema che usa gli attori e inizia il cinema che usa le persone prese dalla strada. Finisce quindi l’interpretazione dei fatti attraverso l’interprete e comincia la verosimiglianza. Ci assomigli, vieni qua, poi tanto dopo ti doppio. E i personaggi cominciano a perdere spessore e potenza.
Che difficoltá ha incontrato nel realizzare Anna?
Il processo produttivo del film è stato particolarmente difficile. Difficilissimo e non me l’aspettavo. C’è talmente tanta paura, tanta incertezza e insicurezza nel mondo produttivo italiano, che anche le persone che hanno sensibilità non osano e quindi o sono produttori esecutivi di cose che sanno che sono già ripagate e ci perdi poco, anche se vanno male. Oppure sono semplicemente esecutori di progetti che partono dall’estero e che ti dicono “Allora, noi abbiamo bisogno di questo, questo e quest’altro”. Quindi un momento veramente molto difficile. E io non mi aspettavo, pensavo che il mondo del cinema italiano avrebbe detto “dai, ti diamo una mano, facciamo un film su Anna, che non c’è nel mondo”. E invece no, è passato così. Ma non ci siamo arresi, perché era giusto e necessario.
Altra particolaritá del film, un cast di attori di teatro!
Gli attori sono tutti attori di teatro, tranne due che sono diplomati al centro alla scuola di cinema. Gli altri sono attori che conosco come perfetti per il ruolo, ma che quando arrivano sul set non mi hanno fatto perdere un minuto, perché nel cinema quello che costa molto è la giornata lavorativa o gli straordinari. Quindi una “prima buona”, massimo una e mezza, poi basta perché altrimenti non riesci a fare quello che devi fare.
Quale é stato il suo approccio come donna regista?
A una donna si chiede sempre di piú. Anche più autorevolezza. Io che faccio teatro da 50 anni, da 10 anni faccio regia, sono Commendatore per le Arti della Repubblica, ho scritto due libri… non sono niente. La professione, il mestiere, quello che tu hai fatto prima, se sei una donna, non contano. Quando proponevo la Magnani, mi dicevano “ti vuoi divertire a fare un film, una bella idea, ma poi chi fa la regia?” E rispondevo “Io scusa, perché no?” C’è ancora una grandissima mancanza di rispetto per il mestiere che uno fa, se sei donna o a volte anche se sei uomo.
Qual è stata la difficoltà maggiore nell’interpretare e anche dirigere?
No, nessuna. L’avevo talmente chiara nella mia mente che non mi riguardavo neanche mai nel monitor e sapevo dove doveva essere e che cosa doveva dire. E’ come se il personaggio fosse stato sempre là e quindi mi fidavo del direttore della fotografia, dell’operatore di macchina. Sono loro che riprendono, sono loro che fanno la regia sul posto.
Che cosa le é rimasto del personaggio di Anna Magnani?
Questa fragile e impetuosa donna che vive la vita tutta sulla propria carne… Tutta, tutta intera la prende la vita!
E alla fine della proiezione trevigiana di Anna. La forza di un’attrice, il segreto di una donna, oltre a una meritata dose di applausi, Monica Guerritore non si é risparmiata ad andare in mezzo alle file di spettatori a stringere mani, ricevere complimenti e firmare autografi. Come una diva di un tempo, come Anna, anzi come Monica.