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Quel Dente di Tiziano nell’antica chiesa di Faé di Oderzo

Una parrocchia con una storia importante, quella di Faé, frazione di Oderzo, nel trevigiano, che si arricchisce ancor più con la scoperta che un dipinto, L’incredulità di san Tommaso, in essa contenuto, ha un certo pregio. E’ stato infatti da poco accertato che l’opera è stata realizzata da un collaboratore di Tiziano Vecellio, Girolamo Dente. La storia del dipinto quasi si fonde con quella della chiesa. Faé diventa parrocchia nel lontano 1548, ma della prima chiesetta si hanno notizie anche precedentemente. In tempi piú recenti, nel 1954, l’allora parroco don Guglielmo Buttignol fece erigere la nuova e più capiente chiesa, mentre nel 1977 un altro avvenimento segnó drammaticamente il luogo, il crollo del campanile, lesionato dal terremoto dell’anno prima.
L’edificio sacro ospita un importante archivio parrocchiale, con documenti risalenti anche al Cinquecento e, nella vecchia chiesetta, c’é appunto il dipinto che da poco si è appurato essere di scuola tizianesca. Una scoperta che nobilita il luogo e responsabilizza la parrocchia. Merito soprattutto delle ricerche effettuate, con rigore e pazienza, dalla storica dell’arte bellunese Letizia Lonzi.

La storica dell'arte Lonzoi
la professoressa Lonzi mentre illustra i suoi studi

Professoressa Lonzi, come è arrivata a questa attribuzione?

Sono capitata a Faé quasi per caso. Ho cercato di leggere non tanto i documenti che mancavano, quanto l’opera d’arte in quanto tale. Questo dipinto era considerato opera “di bottega tizianesca”, o piú semplicemente “di pittore veneto”. Quindi essendoci delle iscrizioni in basso a sinistra relative a una firma che poco si vedeva o si intravedeva ed essendoci un’analisi, diciamo possibile, di confronto stilistico, ho unito i puntini, se così vogliamo dire, arrivando a identificare l’autore in Girolamo Ieronimus Ticiani. Di cognome faceva Dente o Denti, peró lo chiamavano Girolamo “di Tiziano” perché era allievo del Vecellio. 

 Qual è l’importanza del dipinto di Girolamo Dente?

Quest’opera potrebbe essere della metà del 1562, anche se non ci sono documentazioni che lo attestino. L’attribuzione è importante perché di questo pittore, nonostante abbia probabilmente lavorato tantissimo, ci rimangono poco più di una dozzina di sue opere, che si trovano a Pieve di Cadore, nelle Marche, in Puglia e, ovviamente, a Venezia. Forse in questo caso ha lavorato in maniera autonoma, quindi non come allievo in quanto tale mandato da Tiziano, ma probabilmente con una committenza autonoma propria.
Quello di Faé non puó essere definito un capolavoro dal punto di vista stilistico, ma importante dal punto di vista storico. L’autore sarebbe stato un discepolo di Tiziano, che l’aveva aiutato in molte opere. Dalle pochissime notizie che abbiamo, molti dicono che aveva capacità pittoriche, ma faceva anche delle cose, diciamo cosí, dipinte non sempre in maniera eccezionale. Era considerato terribilmente disomogeneo e ci sono gruppi di opere che lo contraddistinguono per un’imbarazzante qualità compositiva.  Un aneddoto: si sa che il fratello di Girolamo Dente era un diacono, si chiamava Paolo e nel 1525 aveva celebrato a Venezia il matrimonio tra Tiziano e  della moglie, che si chiamava Cecilia.

Faé Chiesa
L’esterno della chiesetta vecchia di Faé di Oderzo

Lei ha spiegato che sarebbe molto importante anche restaurarla quest’opera…

Sì, un po’ perché forse è stata trascurata dagli studi e quindi, poiché si trovava sí in chiesa, ma nella parete laterale destra del presbiterio, poco visibile. Inoltre era stata incorniciata nuovamente con una cornice che ha tagliato l’iscrizione e parte dell’iconografia. È anche un po’ annerita dai decenni e dalle candele. Secondo me potrebbe rivelare una mano più di qualità rispetto a quello che sembra adesso.

La parrocchia di Faé, quasi mezzo millennio di storia

Per ricordare i 426 anni di vita della parrocchia e far conoscere questa importante testimonianza artistica di scuola tizianesca, è stata organizzata una giornata celebrativa. L’evento comprendeva una visita alla chiesa, l’esposizione di parte dell’archivio e di altri cimeli parrocchiali e la narrazione della storia del sito a cura di Giuliano Ros, Federico Battistiol e del gruppo locale Ad Alta Loca. Il tutto allietato di suggestivi intermezzi musicali del coro “padrone di casa”, il San Tomaso di Faé, diretto dalla maestra Lucia Zigoni.
A fare gli onori di casa non poteva che essere don Marco Favret, il giovane e appassionato parroco di Faé.

Don Marco Favret
Don Marco Favret, parroco di Faé

Don Marco, quanto è importante per la parrocchia il recupero di quest’opera?

Intanto la serata è stata molto bella perché tanti parrocchiani di Faè hanno potuto sentire la storia della parrocchia e anche una spiegazione a proposito di questa tela così importante del pittore Girolamo Dente, come ho detto anche alla fine della presentazione. Ecco, siamo eredi di una grande bellezza, di una grande ricchezza, non tanto in senso economico, ma in senso storico, artistico, culturale e quindi dobbiamo essere i custodi di questa bellezza, di questa eredità che abbiamo ricevuto e dobbiamo trasmetterla anche ai nostri posteri, come l’abbiamo ricevuta dalle generazioni precedenti. In questo senso sarebbe bello riuscire a riportare al primitivo splendore questa opera d’arte.

Avete appunto fatto anche un appello per cercare aiuti per il restauro…

Sicuramente, se ci fosse qualche sponsor, qualche persona che intendesse aiutarci, il contributo sarebbe sicuramente il benvenuto e anzi ringraziamo anticipatamente. Ma questa è  stata anche una serata di presentazione della storia della parrocchia. Sono stati infatti esposti anche alcuni paramenti liturgici storici, alcune suppellettili di una volta e quindi é stata sicuramente un’esperienza da ripetere! 

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