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Settimana Santa, la schiovazione di Cristo a Serra San Bruno

L’antico rito della schiovazione (schiovazziuoni) tra tradizione e devozione. La Calabria è senz’altro una terra ricca di antiche tradizioni. Durante il periodo pasquale quella della schiovazziuoni è sicuramente una delle più sentite ed evocative manifestazioni di pietà popolare.

La schiovazione


Serra San Bruno, città dell’entroterra calabrese nata intorno al convento dei monaci Certosini. I giorni della Settimana Santa sono sempre ricchi di eventi e riti religiosi. Uno dei più sentiti dalla popolazione del luogo è quello della schiovazione, in dialetto “schiovaziuoni” che si svolge il Venerdì Santo. Letteralmente rappresenta il momento in cui il cristo morto è liberato dai chiodi e deposto nella “naca”, un letto sospeso e addobbato con pregiati tessili. La preparazione al rito inizia già il mercoledì santo, quando le statue di San Giovanni e della Maddalena sono trasportate in una breve processione dalla chiesa dell’Addolorata alla chiesa Matrice di Serra.

La sera del Venerdì Santo, alla fine delle celebrazioni, è aperto il tendone che fino a quel momento aveva coperto le statue dei due santi, situate ai piedi di Cristo in croce con a fianco i due ladroni. La statua di Gesù è staccata dalla croce, deposta sul letto mortuario e portata in processione per le vie del paese. In tarda serata il corpo di Gesù è spostato sulla naca, una sorta di “culla sospesa” addobbata con fiori e tessuti pregiati, sulla quale sarà trasportato nuovamente in processione la mattina del Sabato Santo.

Momento Schiovazione

Storia di un antico rito

Il rito della schiovazione è con molta probabilità un rito di origine francescana nato tra il XVI e il XVIII secolo; i francescani organizzavano infatti delle rappresentazioni teatrali per diffondere gli scritti dei vangeli tra gli analfabeti. Sembra che la statua utilizzata per il rito appartenesse alla Certosa di Serra San Bruno, anche se il suo stile artistico fa pensare ad una scultura di origine napoletana. Dopo il terremoto del 1783, la Confraternita dell’Addolorata si impossessò della statua per utilizzarla nel rito della schiovazione. Questa è stata così adattata per renderla più leggera e di facile presa e le braccia del Cristo sono state modificate per renderle flessibili. Si tramanda che la statua sia anche stata ridipinta per modificarne il colore dell’incarnato. Rappresenta infatti il momento in cui Gesù è in fin di vita, non ancora morto, con gli occhi socchiusi e il torace contratto dopo aver urlato la sua immane sofferenza, prima di esalare l’ultimo respiro.

Un momento quindi di profonda emozione per l’intera comunità serrese, che ogni anno rivive con grande pathos il momento più commovente della storia di Cristo.

(Si ringrazia il Sig. Raffaele Timpano per la gentile concessione delle immagini)

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