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Sorrenti & Angelini, voce e suoni da Napoli al Nordest, dal prog al futuro 

A Mestre per presentare un lavoro musicale che è un ponte tra il passato e il futuro. Il presente é un album uscito da poco e si chiama Neos Saint Just. I due protagonisti sono Jenny Sorrenti e Tullio Angelini. Quest’ultimo, monfalconese, è noto, oltre che come musicista (qui per loops ed elettronica), anche come organizzatore di festival e concerti. La napoletana Sorrenti, sorella del cantautore Alan (quello di Figli delle stelle) ha invece legato il suo destino artistico, per una parte importante della carriera, al gruppo napoletano Saint Just. Tutto ha inizio negli anni Settanta con due dischi fondamentali per il progressive italiano, che vedono anche la partecipazione di Pino Daniele e Francesco De Gregori.
E ora il nome Saint Just torna con il nuovo album presentato a Mestre, con la complicitá del giornalista Gió Alajmo, al Musicacontinua Club, presso l’hotel Bologna. Si potrebbe iniziare decantando la qualitá degli ospiti presenti nell’album, dal “padrone di casa della serata Alessandro Pizzin, alle tastiere, Steve Bell, khene, Syvia Hallett al violino, Robin Rimbaud (alias Scanner) elettronica, Roberto Scarpa al pianoforte e Kenny Wollesen al vibrafono elettrico. Tutti bravissimi, ma soprattutto al servizio di quello strumento musicale incredibile che é la voce della Sorrenti. Che per altro nel disco si concede anche a tastiere e pianoforte.    

Come é cambiato il modo di cantare di Jenny Sorrenti?

Quando ho incontrato Tullio Angelini 7 anni fa, mi ha fatto ascoltare tanta musica di un’area più sperimentale, mentale, l’avanguardia, mentre  io vengo dal progressive, dal folk, dalla lirica, eccetera. Quindi per me questo mondo era  abbastanza nuovo e devo dire che non è stato facile entrarci e metabolizzarlo. Però ascoltavo e ascoltavo questa musica, ma a un certo punto mi sono posta la domanda su come potevo, dopo aver cantato circa 50 anni, arricchire la mia voce, la mia vocalità, aggiungendo qualcosa o addirittura cantando in modo diverso.

Sorrenti E Angelini
Tullio Angelini e Jenny Sorrenti (foto dal cd by Blánard O’Hara)

ll canto è una cosa importantissima, dovrebbe esserlo, almeno per me lo è. E allora non riuscivo a capire come potevo cantare in modo diverso. Poi a un certo punto ho capito che per cantare in modo diverso dovevo comporre in modo diverso. E quindi le mie composizioni sono diventate degli scatti fotografici musicali, come li chiamo io,  che immortalavano dei momenti. Quando camminavo per strada, per esempio, riflettevo su un pensiero, mi stupivo per qualcosa, riflettevo appunto su un’idea e allora pensavo “ma come posso mettere in musica questo momento?” Non avevo lo strumento, avevo solo la voce, quindi cominciavo a cantare qualcosa con la voce, solo perché è bello cantare anche solo con la voce. La voce ti può dare tutto, cioè può esprimere tutto.
Cosí ho incominciato a comporre queste cose e il brano iniziale, Pneumatos, è stato creato proprio per strada, una mattina che vedevo che c’era la gente che correva come matta, perché quando si va al lavoro si sa che si corre e io sentivo questo respiro affannoso. Quindi è come se mi immedesimassi in loro, sentissi il loro respiro e quasi a voler stimolare questo respiro ho incominciato a cantare. Dopodiché, ovviamente, ho “fermato” l’idea con un semplice telefonino e poi ci ho lavorato. 

Quindi questi suoni sono solo apparentemente complicati?

 Il suono é anche semplicità. Qualche tempo fa ho letto che Miles Davis diceva che “bisogna suonare le note giuste, non le altre”. Io cerco di interpretare le note giuste con la voce, col canto. Credo appunto che alla fine quando fai le cose dal cuore, dall’animo, sai quello che stai facendo. Un disco non diventa mai sorpassato, una composizione non diventa mai vecchia, la puoi riprendere per portarci dei piccoli cambiamenti, però l’anima rimane quella.

Sorrenti Cover
La copertina dell’album Néos Saint Just

C’é un altro brano particolare, Sentire davvero, l’unico cantato in italiano…

In realtà il pezzo è nato tutto da una frase che ho cantato: “Solo chi sente il dolore degli altri può sentire davvero”. E’ un pezzo sul dolore; infatti quando lo ascoltavo mi sentivo un po’ un nodo in gola, perché è molto drammatico. Ma la cosa assurda è che dopo un anno e mezzo che avevo composto questo brano e che l’avevamo anche registrato, ho letto che Dostoevskij ha scritto una frase che era molto simile a questa e cioè “Chi sente il dolore è vivo, chi sente il dolore degli altri è umano“. Questa cosa mi è piaciuta un sacco, è stata una strana coincidenza. E’ il valore dell’empatia che è quasi del tutto scomparso in questo momento. Poi c’e il discorso del saper capire e saper anche essere parte di un insieme, di una comunità. E questo è un valore che invece sta sparendo completamente in questi tempi. C’é una negazione di tutti i valori che abbiamo costruito nel corso nella nostra vita, che andavano in senso completamente opposto.

Che relazione c’è con il progetto dei Saint Just negli anni Settanta e quello attuale?

Quando mi chiedono questa cosa, dico che questo progetto è comunque la naturale evoluzione di quello omonimo, che poi è nato col primo disco Saint Just, che ancora oggi si vende anche in Giappone e in altri stati nel mondo. All’epoca, quando ho fatto il primo contratto con la EMI – Harvest a Roma, non potevo firmare perché ero minorenne. Infatti poi ho firmato piú tardi, ma sinceramente non so che cosa ho firmato, non lo so. Ero molto piccola e ricordo con tenerezza quando componevo in una stanza al Vomero a Napoli, dove vivevo coi miei e con Alan. Componevo la musica e potevo trasportarmi in luoghi diversi, lontani, senza che mi muovessi da casa, insomma senza che me ne accorgessi. Quindi ricordo con tenerezza quell’entusiasmo, che è un entusiasmo che è rimasto, ma soprattutto la curiosità. 

Sorrenti Seduti
Da sinistra, Alessandro Pizzin, Tullio Angelini e Jenny Sorrenti

Curiositá quindi come spinta creativa, é cosí? 

In tutta la mia attività musicale è stata sempre la curiosità che mi ha spinto a studiare lirica, perché volevo vedere dove potevo arrivare con le note, a quali note acute potevo arrivare attraverso lo studio. Per curiosità ho cominciato a studiare canto medievale, perché mi piaceva la mia voce sul canto medievale. Anche quando ho cantato in spagnolo, ebraico, galiziano, portoghese antico, non è che conosca quelle lingue, però la curiosità mi ha spinto a capire se io potevo cantare quelle cose in quelle lingue pur non conoscendole. Sempre per questa benedetta curiosità che avevo, perché se poi sbagliavi una sillaba cambiava tutto il significato del brano. E quindi ho fatto tutto per curiositá e quando Tullio mi ha fatto appunto ascoltare queste cose della musica sperimentale, c’era lo stesso entusiasmo e quindi questo mondo mi ha affascinato.

Parliamo di prog anche con Tullio Angelini. Anche tu ne sei stato influenzato?

Continuo ad ascoltare uno dei miei album preferiti, Selling England by the Pound, dei Genesis. Continuo ad ascoltare Claudio Rocchi e continuo ad ascoltare la Third Ear Band, però lì siamo un po’ avanti. Il Banco del Mutuo Soccorso lo avrò visto dal vivo 15-16 volte, erano tra i miei preferiti. Dopo mi sono spostato più sul versante del bacino del Mediterraneo, quindi Oregon e queste cose qua. Però ad un certo punto ho detto “vabbè, adesso comincio ad ascoltare della musica che abbia anche la batteria“. Perché io provengo dal folk, suonavo musica antica, medievale, poi il progressive e poi ho conosciuto altri versanti del suono, che é quello che mi interessa.
Ho un po’ di difficoltà quando parlo con delle persone che sono musicalmente un po’ monotematiche. Oggi c’è il computer. Io peró ho visto i concerti senza computer. E c’erano musicisti che sapevano suonare bene senza bisogno della tecnica. Capito? Questa è la realtá!

Infine, Jenny e Tullio, questo album avrá un seguito e porterete in giro Neos dal vivo?

Ci sono dei problemi tecnici, perché non è semplice farlo nel modo giusto. Comunque ci lavoreremo perché vorremmo farlo in maniera corretta.
Certamente ci sará poi anche una continuazione del lavoro fatto finora e stiamo già studiando delle composizioni, sempre con queste sperimentazioni.  

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