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Gerardo Balestrieri, dalla Germania a Venezia, per suonare con impegno!

Secondo alcuni, quella del cantautore impegnato sarebbe una specie in via di estinzione. Tra i musicisti italiani che smentiscono decisamente questa tesi e portano con onore la bandiera dell’autore/interprete, c’é sicuramente Gerardo Balestrieri. Nato a Remscheid (in Germania, Nord Westfalia) nel 1971, Balestrieri vive a Venezia in “corte Sconta detta Arcana”, proprio quella citata da Corto Maltese di Hugo Pratt. Cantautore apolide per definizione, apprezzato polistrumentista (particolarmente come fisarmonicista) si è laureato all’Istituto Universitario Orientale di Napoli con una tesi sperimentale sul sincretismo e la spiritualità nella musica brasiliana, intitolata: “L’estetica del vuoto nel buddismo applicata alla struttura ritmica della Bossanova”.
Piú volte finalista al Premio Tenco di Sanremo (2007, 2008, 2009, 2013, 2016 e 2017), vanta varie collaborazioni artistiche e discografiche, tra cui quelle con Daniele Sepe, Bebo Storti, Tonino Carotone, Arturo Brachetti e Moshem Namjoo (il più importante cantautore iraniano). E’ stato attore in diversi spettacoli teatrali ed ha anche preso parte a varie trasmissioni televisive Rai. Ha pubblicato 8 album a suo nome, ultimo dei quali, nel 2025, Canzoni di rabbia e di guerra. Lavoro che denota ancora una volta un’attenzione ai temi sociali ed una certa ricercatezza compositiva, unite ad una voce che non si dimentica. Balestrieri ha tenuto concerti in tutta Europa ed effettuato anche un  tour in California. Non disdegna di esibirsi però anche in piccoli locali, come il caratteristico Bacarando in corte dell’Orso a Venezia, dove lo abbiamo incontrato.   

Iniziamo chiedendo a Gerardo Balestrieri il perché del suo amore per uno strumento cosí particolare come la fisarmonica.

 La fisarmonica in realtà è stata la prima passione. Sono nato in Germania, vicino a Düsseldorf, da genitori irpini emigrati. Lì c’era la comunità operaia irpina, che in qualche modo si riuniva il sabato sera, faceva festa e c’era sempre un signore che si chiamava zio Andrea, che veniva con la fisarmonica. Io ero piccolissimo, ma lo volevo sempre ascoltare e mi ricordo che tornando a casa piangevo perché volevo zio Andrea. E un giorno ebbi la prima fisarmonica Bontempi giocattolo. La fisarmonica per me è quindi un po’ ancestrale. 

Altra curiositá, perché hai fatto una tesi di laurea sulla musica brasiliana?

Ho fatto l’Istituto Orientale, lettere e filosofia, con corso di laurea in lingue e letterature straniere, però la musica era sempre la passione principale e in quel periodo ero molto affascinato dalla musica brasiliana. Ho cercato di far intravedere come ogni forma spirituale viene sempre accostata anche a una forma musicale. A partire dalle radici portoghesi, al canto gregoriano, ai riti feticisti africani, come anche tutta l’India. Alla fine mi è venuto in mente di cercare un accostamento tra una forma spirituale e la Bossa Nova che, attraverso i tropicalisti, in quel periodo era all’avanguardia e che ha voluto dire tante cose. È una cosa un po’ particolare.

Balestrieri
Balestrieri nel corso di un programma televisivo RAI

Dal Brasile a Venezia… come ci sei arrivato?

Ci sono arrivato da Napoli, via Piemonte. Nel senso che da Napoli, con una mia ex compagna, ora carissima amica con la quale sto suonando anche in questo periodo, decidemmo di trasferirci a Venezia, facendo però una pausa in Piemonte, essendo lei originaria appunto del nord-ovest d’Italia. E poi dal Piemonte sono arrivato qui 18 anni fa.

E a  Venezia vivi in corte Sconta, un caso o sei appassionato di Hugo Pratt?

La casualità ha voluto che abitassi in corte Sconta, ma Corto Maltese non lo conoscevo, pensavo fosse un personaggio un po’ più leggero. Poi ho conosciuto meglio le storie e il carattere di Hugo Pratt e ho capito la complessità sia dell’autore che del personaggio, che  rimane una delle figure fondamentali in una certa educazione, anche sentimentale, nonché letteraria, tanto che ho dedicato a Corto Maltese un concept album nel 2019.

Hai partecipato a diversi premi Tenco, collaborato con musicisti noti, ma a detta di molti, finora hai raccolto meno di quello che meritavi… rimpianti?

C’è rimpianto, considero sicuramente di aver fatto degli errori. Se vogliamo parlare di percorso artistico, probabilmente sono poco incline al compromesso, per cui delle volte mi dico che forse avrei fatto meglio a fare in un altro modo, ma poi le condizioni sono anche un po’ volute, insomma. Mi auguro solo di resistere nel tempo. Sono un cantautore semi sconosciuto con ottime critiche e pessime vendite. Spero di riequilibrare un po’ questa questa sorte, cercare magari una discreta visibilità che più che altro mi dia qualche spazio idoneo, ecco.

Balestrieri Cd B
La copertina dell’ultimo cd di Gerardo Balestrieri

Sei d’accordo che la musica, ritorno dei vinili a parte, diventa sempre piú “liquida” e quindi meno controllabile dagli artisti? 

A proposito di questo, ad esempio il nuovo album Canzoni di rabbia e di guerra, proprio per non “liquidarlo” subito, ho preferito non renderlo disponibile in digitale, per cui non si trova su Spotify, YouTube eccetera, ma solo in formato fisico e chi lo vuole ascoltare lo può acquistare, oppure posso spedire i file in HD, ma ho preferito appunto non darlo alle piattaforme digitali, proprio per dargli anche un peso specifico. 

Cosa significa per te l’impegno civile, anche nelle canzoni che hai composto per l’ultimo cd?

Ho sempre scritto con una certa attenzione riguardo determinati aspetti… in questo caso affrontare la tematica della guerra e di altre tragedie contemporanee é stato un “dovere civico”, come un’esigenza personale di tirar fuori il malessere che queste condizioni producono.

Un’ultima domanda a Gerardo Balestrieri: che cosa stai preparando?

Dal punto di vista discografico sto lavorando con un caro amico giornalista, Annino La Posta, col quale avevo già collaborato. Lui ha tradotto il disco Creuza de mä di Fabrizio De André in napoletano e all’epoca partecipai a questo progetto interpretando il brano Sidún. Questa volta ha deciso di tradurre Georges Brassens in napoletano e dovrei appunto curare la direzione artistica, cantare queste canzoni e curarne anche gli arrangiamenti. Quindi ci sarà anche l’incisione e poi anche la presentazione in giro.
Per il tour del mio ultimo album ho fortunatamente un po’ di date da qui alla primavera e cercherò anche di continuare per l’estate. Faró una piccola pausa a carnevale, per presentare un nuovo progetto per il Carnevale di Venezia, Olympic Circus Music Show, una sorta di concerto con la collaborazione di alcune figure che vengono da Los Angeles e con cui cercheremo di soddisfare un po’ il tema di quest’anno, che è legato ai giochi olimpici invernali. Infine il prossimo concerto nel Veneziano sará mercoledì 4 febbraio da Fermenti a Mestre.

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