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I tanti mondi della Biennale Arte “In Minor Keys”

Sono i toni minori quelli che distinguono la 61. edizione della Biennale Arte di Venezia, e la mostra ne dà ampiamente testimonianza. Quei Minor Keys voluti dalla curatrice svizzera-camerunense Koyo Kouoh, scomparsa esattamente un anno prima che la “sua” Biennale aprisse nei consueti spazi dei Giardini e dell’Arsenale. A Venezia c’è il testamento artistico di Koyo Kouoh, portato avanti dal suo staff dopo la scomparsa della curatrice: c’è la sua anima, c’è la qualità dell’allestimento e delle opere selezionate.

Ci sono tanti mondi, speranza e spiritualità, provocazione, sguardo al futuro e bellezza nelle diverse forme d’arte che contraddistinguono questa rassegna. In toni minori ma non per questo meno intensi e efficaci, capaci di parlare al visitatore come i toni minori della musica: intimi, profondi, riflessivi.

Ma se i Minor Keys sono il filo rosso della rassegna artistica, la Biennale Arte 2026 apre nel bel mezzo di un caos mondiale che ha creato i presupposti per tutt’altro: a cominciare dalla contestatissima apertura del Padiglione della Russia, alle proteste degli artisti dissidenti, alla mancata partecipazione dell’Iran, alle dimissioni della giuria internazionale che in prima battuta aveva deciso di escludere dai premi Russia e Israele, al posticipo della premiazione. Tutt’altro che toni minori … piuttosto storia di anni complicati. E se i toni minori si impongono, alla Biennale Arte 2026 anche l’attualità fa la sua parte.

Partiamo proprio dal tanto discusso Padiglione della Russia ai Giardini che ha riaperto (a quattro anni dall’invasione dell’Ucraina) ma che dopo l’apertura ufficiale della rassegna chiuderà. Al di là della lettura politica che ha visto tante proteste e contestazioni, il Padiglione in questi giorni ha fatto da palcoscenico ad un collettivo che ha messo in scena musica e canti. In un contesto che sembra un profumatissimo e colorato negozio di fiori. Si intitola “L’Albero radicato nel cielo” ed è stato pensato da un gruppo di giovani musicisti, filosofi, poeti che presentano il loro lavoro senza nomi, come frutto di un’opera collettiva.

L’attualità della guerra è poco lontana, in quel cervo di origami, di cemento, dell’artista ucraina Zhanna Kadyrova, sospeso su un camion che si trova proprio all’ingresso del viale dei Giardini. E’ un simbolo della storia recente dell’Ucraina per le vicende che lo hanno visto protagonista da quando, nel 2019, era stato installato in un parco della città di Pokrovsk, nella regione orientale di Donetsk.

Non si può non palare del Padiglione di Israele, anche questo contestato e sorvegliatissimo dalla polizia in un’area non consueta: la sede ai Giardini è in ristrutturazione e l’artista Belu-Simion Fainaru è stato accolto all’Arsenale. Rose of Nothingness è un’opera di grande suggestione, con alcuni simboli fra cui, all’ingresso, una Mezuzah e la terra di Israele in una tasca. Buio e solenne lo spazio cuore dell’opera: l’acqua gocciola con ritmo costante, interrotto da pause, in una vasca rettangolare. Gesto minimale che ricorda i sistemi di irrigazione goccia a goccia ideati da Israele. E che, tra misticismo e responsabilità etica, invita al silenzio e alla riflessione.

Una Biennale tutta da scoprire, dai Giardini all’Arsenale

Fra le pillolle di una Biennale Arte tutta da scoprire, ai Giardini – la sede forse più iconica – i Minor Keys del Padiglione Australiano sono le immagini in movimento di un’opera ottagonale: suoni e colori si dissolvono e confondono i confini tra reale e irreale in un ambiente buio e immersivo.

Riflessione su tempo, usura e trasformazione contraddistinguono il Padiglione Francese – appena restaurato – e dedicato a Saturno pianeta della malinconia e del pensiero lento. Sotto la sua influenza si diceva nascessero gli artisti. Tra tende, dispositivi e materiali trasformati, la luce è padrona. Controverso e provocatorio il Padiglione Austriaco, con interazioni tra corpo – figure femminili nude – acqua e tecnologia. Altrettanto discusso e visitato quello della Danimarca, dove si parla di declino riproduttivo e inseminazione artificiale.

Nel Padiglione della Polonia la sordità diventa una risorsa culturale e cognitiva in una installazione che coinvolge un coro di performer sordi e udenti, tra lingua dei segni, canti di balene e ambiente subacqueo. Gli Stati Uniti hanno scelto sculture astratte e biomorfiche per animare la loro sede dove si incontrano opere che ricordano le formazioni geologiche di certi paesaggi americani.

Esperienza sensoriale nel Padiglione della Gran Bretagna, tra gorgogliare d’acqua e belare di pecore. Suoni, testi e immagini invitano a riflettere su cosa significhi l’idea di casa anche lontano dal luogo di origine. Che dire del Padiglione Giapponese, che parla di calo della natalità e bambini vittime delle guerre portando alla Biennale oltre cento bambolotti con cui il visitatore può interagire. Abbiamo visto tanti giovani divertirsi in questo spazio espositivo che vuole esplorare i concetti di famiglia, identità, diversità.

La visita alle Corderie dell’Arsenale è una lunga, colorata, immersiva passeggiata che, nelle intenzioni dei curatori, dovrebbe essere percepita come una processione: ci sono musiche, ci sono profumi, giochi di luce, fiori freschi, elementi che riportano ai Minor Keys soprattutto dell’arte coloniale. Troni di paglia che sembrano pensati per riti sciamanici e statuette di argilla, sculture realizzate con materiali riciclati, installazioni immersive come quella, all’ingresso, di Khaled Sabsabi.

E ancora, forme inquietanti di terracotta, stanze rosse e steccati dipinti che ricordano l’arte dei murales. Imponente l’opera di Carrie Schneider, una bobina fotografica lunga un chilometro che riproduce sempre la stessa immagine.

Enormi tele dipinte appese al soffitto sembrano silenziosamente dialogare, mentre colpisce la nuova installazione Garden of the Broken Hearted, tra spiritualità e poesia, di Theo Eshetu, artista nato a Londra ma che vive a Roma.

Ancora all’Arsenale, da non perdere il Padiglione della Cina, con un robot che scrive ideogrammi. E con la proiezione di immagini di un grande dell’Occidente come Leonardo.

Il Padiglione Italia

In chiusura, alle Tese delle Vergini, il Padiglione Italia: Con te con tutto, curato da Cecilia Canziani con l’artista Chiara Camoni. Rappresenta la natura nella sua dimensione plastica. Nella prima sala c’è un bosco di sculture, divinità minori che traggono ispirazione da alberi e piante. Sono realizzate con il recupero di materiali di scarto e elementi naturali.

La seconda sala ospita un mondo in costruzione, con al centro lunghi spazi per dare al visitatore la possibilità di sedersi e guardare verso l’uscita del Padiglione e il suggestivo Giardino delle Vergini, che si modifica con il mutare delle stagioni e che vuole mettere in relazione i corpi, le opere, la natura e lo scorrere del tempo.


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