Dal 1° giugno 2026 gli iscritti AIRE possono ottenere la CIE direttamente nei comuni italiani. Una svolta attesa da milioni di connazionali nel mondo — e una scadenza da segnare in agenda: il 3 agosto.
C’è una buona notizia per i più di sei milioni di italiani che vivono all’estero. Dal 1° giugno 2026, chi è iscritto all’AIRE può richiedere la Carta d’Identità Elettronica (CIE) anche in Italia, presso qualsiasi comune, durante un soggiorno nel Paese. Fino a ieri non era possibile: la CIE si otteneva solo all’estero, presso i consolati, mentre in Italia veniva rilasciata soltanto la vecchia versione cartacea.
La novità, introdotta grazie a due emendamenti approvati alla Camera, semplifica la vita a chi torna in Italia per le vacanze, per lavoro o per riabbracciare la famiglia. Basta presentarsi all’anagrafe del comune durante il proprio soggiorno, senza dover attendere gli appuntamenti consolari — che in sedi come Buenos Aires o San Paolo possono richiedere mesi.
Non solo un documento: una porta d’accesso all’Italia digitale
La CIE non è una semplice carta d’identità. È anche una chiave d’accesso ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione italiana: certificati anagrafici online, identità digitale e molto altro. Per chi vive dall’altra parte dell’oceano, significa poter dialogare con l’Italia senza muoversi da casa.
E per chi non ha in programma un viaggio in Italia? Nulla cambia: la CIE continua a essere rilasciata anche dai consolati italiani. Le modalità variano da sede a sede, quindi il consiglio è di consultare il sito del proprio consolato di riferimento.
Attenzione alla data: 3 agosto 2026
C’è però una scadenza importante da conoscere. Dal 3 agosto 2026, per effetto del Regolamento europeo 2019/1157, la carta d’identità cartacea non sarà più valida per viaggiare all’estero, nemmeno all’interno dell’Unione Europea: servirà obbligatoriamente una CIE o un passaporto.
Niente panico, però: il Governo ha stabilito che le carte cartacee non ancora scadute restano valide sul territorio nazionale fino alla loro naturale scadenza, per i rapporti con la Pubblica Amministrazione e i servizi pubblici. Il limite riguarda solo l’espatrio.
Per chi vive tra due mondi — un piede in Argentina, in Brasile o in Uruguay e il cuore in Italia — questa doppia novità è un segnale concreto: un’Italia un po’ più vicina, con meno burocrazia e più porte aperte per i suoi figli nel mondo.