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Il Maestro Lodola dai Beatles alla F1 di Monza dopo Vespa, Fiat 500, Alfonsina e il Giro 2005

Il Manifesto del 97° Gran Premio d’Italia a Monza del 6 settembre 2026 ha già un vincitore: il pittore e scultore di opere luminose, Marco Lodola. Per una volta sport e cultura si sono abbracciati sul palco del Teatro alla Scala di Milano. Quanta nostalgia per la copertina di quel “Garibaldi” dell’88^ edizione della corsa in bicicletta più importante del Paese…

Anno dopo anno, abbiamo maturato il convincimento per cui dove c’è “pop” – inteso come popolare sia ancorato allo sport, che alla cultura e allo spettacolo – si finisce per incontrare Marco Lodola, coetaneo classe 1955, di 17 giorni più giovane, ed interprete del Neofuturismo: cioè il capitolo successivo alla corrente artistica fondata da Filippo Tommaso Marinetti con quelle linee decise, tinte forti e soggetti in … movimento.

Il Manifesto di Marinetti sboccia nel 1909 quando nasce il Giro d’Italia in bicicletta: che coincidenza! Lodola sarebbe venuto alla luce 46 anni più tardi e si sarebbe rivelato come tipo affatto aduso al copia e incolla del Futurismo, affondando a piene mani nel catologo di Umberto Boccioni, tanto per fare un esempio, bensì si inventa ambasciatore del “Neo”.

Ricordiamo Lodola nel 2004 quando gli venne chiesto di creare la copertina del “Garibaldi” del Giro, che l’anno successivo avrei dovuto concepire e dirigere senza più finti lumi tutelari. Il Garibaldi è il road book della corsa a tappe d’eccellenza in Italia e prese quel nome nel 1961 – anno del Centenario dell’Unità d’Italia – per via dell’arguzia del telecronista Nando Martellini che chiamò così per la prima volta la guida imprescindibile per ogni suiveur della Carovana rosa semplicemente perché in copertina il volto di Giuseppe Garibandi.

Quel “Garibaldi” del 2005 griffato Lodola è il primo di sette edizioni andate in stampa in cui figuro come direttore generale del Giro d’Italia. L’ultimo è firmato 2011. Nel mezzo tante novità come la partenza by night a Reggio Calabria, l’avventura sul Colle delle Finestre al cospetto delle dei tifosi in fila indiana dapprima suggerito dall’allora presidente della Regione Piemonte, Enzo Ghigo della stirpe Berlusconiana fatta di pane e pubblicità, gli sterri toscani per arrivare a Montalcino poi copiati dal Tour de France e dal Giro di Spagna, lo Zoncolan scalato dalla parte più ostica con il pit-stop… in stile Formula Uno per non lasciare gli eroi del Friuli-Venezia Giulia senza assistenza tecnica in una scalata perdifiato… “Perdifiato” come la statua dedicata da Lodola ad Alfonsina Strada: il ciclismo si intreccia con le auto simbolo della velocità e con la vettura icona della rinascita dell’Italia, la Fiat 500 accanto alla 600, alla 127 e via discorrendo.

Ecco perché siamo particolarmente legati a Lodola, pur avendolo conosciuto nel 2004 alla presentazione del Manifesto del Giro numero 88: quello vinto da Paolo Savoldelli (dimentico per tre settimane dei servigi da garantire al diavolo Lance Armstrong) davanti a Gilberto Simoni e a Josè Rujano. Proprio quel Giro là, che salutò tante prime volte come la citata Grande Partenza all’ora di cena (dunque con l’intera famiglia davanti al televisore) sul chilometro più bello d’Italiacome Gabriele D’Annunzio descrisse Reggio Calabria.

Lodola sta al Giro come sta al Gran Premio d’Italia di Formula Uno, come sta alle ricorrenti celebrazioni di Vespa e Fiat 500, come sta ai quattro Beatles che attraversano Abbey Road sulle strisce pedonali, come sta a Miss Italia, come sta ad Alfonsina Strada alla quale l’artista pavese ha dedicato la scultura luminosa “Perdifiato” in occasione del Centenario (2024) di partecipazione al Giro quale prima donna in competizione con gli eroi maschi della strada.

E’ del 2026 la novità del coinvolgimento del Teatro alla Scala da parte dell’Automobil Club per lanciare in una cornice speciale il Poster di Marco Lodola disegnato per la nuova edizione del Gran Premio di F1 a Monza che si accenderà per la 97^ volta nella settimana che va al 6 settembre 2026.

Vista la rinascita della Ferrari a Silverstone grazie a Charles Leclerc ad inizio luglio e le piacevoli sorprese di primavera con tanto di leadership che il giovane fenomeno bolognese Kimi Antonelli al volante della Mercedes; i biglietti per la domenica più attesa dell’anno da parte degli italiani (ma non esclusivamente) sono andati esauriti in un battibaleno. Per le altre giornate di prove e della vigilia ce n’erano ancora svolazzanti nell’aria e sul web.

A livello di immagine, l’evento di Monza ci ha impiegato 97 edizioni per arrivare a calcare il palcoscenico della Scala. E’ stato come fissare un nuovo anello della preziosa collana delle “Scale” meneghini: la Scala vera e propria, l’Arcimboldi come sostituto in caso di emergenza o di ristrutturazione della “mamma”, San Siro ribattezzato in Meazza sino alla cerimonia inaugurale dell’Olimpiade invernale Milano Cortina 2026 per poi lasciarlo scivolare nella deriva (cioè nelle mani di Inter e Milan che ne faranno quel che sarà più conveniente sul piano commerciale fregandosene della storicità dello stadio) e – appunto – l’autodromo internazionale di Monza, il solo“permanente” insieme a quello di Indianapolis dall’altra parte dell’Oceano Atlantico per chi frequenta l’impianto brianzolo.

E’ stato piacevole rivedere Marco Lodola in barba bianca e snickers “da lavoro” ed è stato ancor più intrigante osservare con quanto orgoglio il tenore Francesco Meli ha accettato di interpretare una volta di più l’inno nazionale personalizzato alla… Ma-Meli in apertura della sfida in cui per tradizione e affetto è attesa alla ribalta la Ferrari e stavolta anche la Mercedes per via di quell’enfatprodige imberbe che risponde a Kimi Antonelli, già artefice di primati a raffica se le sue prestazione rimangono limitate alla fresca età.

Il Lodola catapultato nell’orbita della F1 è pari al Lodola del Giro in rosa. E stavolta come anni prima, il Maestro ha commentato con verve l’orgoglio di essere stato portato nel mondo dei Motori: “Quando mi è stata commissionata l’opera sul Gran Premio a Monza, ho accettato la sfida per addentrarmi in un pianeta, quello dei motori, profondamente legato alla nostra storia moderna. Questa volta mi sono ispirato ai futuristi storici, che furono i primi a rappresentare l’automobile, riprendendone l’uso del colore e della prospettiva per trasmettere velocità ed energia”.

Da applausi.

In quel momento l’umanesimo e l’innovazione sono tornati a sposarsi. Peccato che non ci sia più un D’Annunzio capace di esaltare l’anima di tale connubio, che è matrimonio – appunto – tra classicismo e modernità.

Il Gran Premio d’Italia a Monza numero 97 è nato sotto una buona stella. C’è da giurare che il 6 settembre 2026 i piloti e le macchine sapranno accendere la passione delle tante migliaia di persone che in tutto il mondo già vantano il privilegio fi avere il biglietto in tasca per un appuntamento verosimilmente da antologia.

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