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Il cardinale Pizzaballa a Venezia: “Tradurre le istanze popolari in concrete azioni politiche”

A Gaza la situazione resta di estrema gravità. Non manca il cibo ma le condizioni igieniche sono precarie, in alcuni casi disumane, e la presenza di topi rende la vita ulteriormente difficile. Per tutti, soprattutto per i bambini. Mancano le scuole, gli ospedali funzionano solo in parte. ‘Che sarà di noi?’ è la domanda che dopo la fine della guerra tutti si pongono. Dall’altra parte, sul fronte della società israeliana che ha subito il dramma del 7 ottobre, la popolazione è traumatizzata. Regna la sfiducia e tutti, palestinesi e israeliani, si sentono minacciati, di qua e anche di là”. E’ un quadro a tinte fosche quello dipinto dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, ieri e oggi a Venezia. Una visita frutto della collaborazione con il Patriarcato veneziano, dello scambio reciproco per la pastorale giovanile, della collaborazione tra queste due chiese. “E’ importante ascoltare la voce di chi vede quotidianamente persone gravate da tanta sofferenza umana – spiega il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia -. Di chi è vicino alla vita di queste persone ‘crocifisse’. Volevamo che ‘questa’ Terrasanta fosse vicino a noi così come lo è anche nella fede”.

I 541 cristiani che vivono nella Striscia

I cristiani che attualmente vivono nella Striscia di Gaza (“livellata”, dice Piazzaballa, così come quotidianamente la vediamo nelle immagini televisive) sono 541. “Anche loro hanno perso tutto – è sempre il cardinale a parlare – Durante la guerra stavano nel compound della scuola parrocchiale. Oggi vivono una situazione di sospensione. Non si sa cosa sarà”. Complessa e difficile anche la situazione economica: “I voli per la Terrasanta sono pochi e costosi, non ci sono o quasi pellegrini, una forma di turismo religioso che prima della guerra (un calo c’era già stato nel periodo del Covid) dava lavoro a migliaia di famiglie. La situazione migliorerà, non tornerà però come era in precedenza. Basterebbe che fosse un po’ più stabile. Ma le povertà sono tante, non solo quella economica”.

I bambini di Gaza

Nel frattempo cosa sta facendo il Patriarcato di Gerusalemme? “Intanto abbiamo rimesso in piedi una scuola, vorremmo arrivare ad accogliere nel tempo almeno mille bambini, da zero anni fino alla maturità. Questa infanzia ha bisogno non solo di istruzione ma anche di assistenza sociale, di sostegno psicologico, di vivere in contesti di comunità e di socialità con gli altri bambini. Non basta: servirebbero anche cliniche pediatriche. Per noi comuni cittadini è difficile fare grandi cose. A volte mi capita di sentirmi un po’ frustrato, ma poi basta un sorriso …”. La situazione in Cisgiordania? “Sempre più pesante, anche da un punto di vista umano, con un tasso di violenza in crescita. Non sappiamo se e come finirà, non sappiamo e non riusciamo a immaginare cosa sarà”.

“La speranza viene non dalle istituzioni politiche ma dal territorio”

Nel dramma collettivo nato dal 7 ottobre e vissuto – seppur con accenti molto diversi – dai palestinesi e dagli israeliani, la speranza in questo momento non viene dalle istituzioni politiche ma dal territorio. Lo spiega bene Pierbattista Pizzaballa: “Da entrambi le parti c’è il desiderio di fare: a livello culturale e religioso, per uscire da questo statu quo generale. Sono stato a Gaza, a metà giugno, all’università Al-Azhar, ho detto ‘Io sono contro ogni forma di violenza’: in 600 si sono alzati e hanno applaudito. Giorni prima ero stato ad un incontro a Tel Aviv: tutti hanno affermato ‘Vogliamo la pace’. A breve ci saranno le elezioni in Israele, è difficile fare previsioni perché la popolazione vive un senso di sfiducia generale, ma c’è il desiderio di voltare pagina, come pure in Palestina dove oggi Hamas non è così popolare”. Difficile comunque prevedere come sarà il futuro di un territorio tormentato e dove non si vedono cambiamenti immediati: “Le ferite sono profonde, serve tempo … ferma restando – conclude Pizzaballa – la necessità di tenere sempre i canali aperti, e di riuscire a tradurre le istanze popolari, che ci sono, in concrete azioni politiche”.

Dopo una Santa Messa e un dialogo pubblico ieri sera nella vicina Jesolo, oggi il cardinale Pizzaballa sarà nuovamente a Venezia per la celebrazione, aperta a tutti, di una Santa Messa nella Basilica della Madonna della Salute.

(foto in evidenza: al centro il cardinale Pierbattista Pizzaballa)

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