Il 3 settembre a Viterbo torna la Macchina di Santa Rosa. Una torre luminosa alta trenta metri, portata a spalla da cento uomini attraverso il centro storico, al buio, davanti a migliaia di persone che tratterranno il fiato fino all’ultimo gradino della salita verso il Santuario.

Una tradizione che dura da oltre 750 anni
Tutto nasce da un evento: la traslazione del corpo di Santa Rosa, patrona della città, dalla chiesa di Santa Maria in Poggio al santuario a lei dedicato, avvenuta il 4 settembre 1258 per volontà di papa Alessandro IV. Da allora quella processione si ripete ogni anno, e nei secoli la semplice “macchina” che trasportava le reliquie si è trasformata in una torre luminosa sempre più imponente. Il modello attuale, in uso dal 2015, si chiama “Gloria”: pesa circa 5 tonnellate, sfiora i 30 metri di altezza e viene sollevato lungo un percorso di poco più di un chilometro, tutto rigorosamente al buio, illuminato solo dalle migliaia di fiammelle che la ricoprono.

A portarla sono i Facchini di Santa Rosa, un corpo di un centinaio di uomini organizzato ufficialmente dal 1978 ma con una tradizione ben più antica. Indossano una divisa bianca con fascia rossa: il bianco richiama la purezza spirituale della santa, il rosso i cardinali. Curiosamente, la parola “facchino” affonderebbe le radici nell’arabo faquih (o faquin), termine che indicava funzionari e poi, tra Trecento e Quattrocento, mercanti di stoffe. Dopo anni di trasporti, molti sviluppano sulla nuca un callo caratteristico, segno fisico e quasi “medaglia” della fatica sostenuta reggendo il fusto della macchina sul collo.
Curiosità che pochi conoscono
Nella storia della manifestazione spicca un episodio unico: nel 1850 una vedova di nome Rosa, moglie del costruttore Papini, diventò l’unica donna Capofacchino della storia, guidando il trasporto con l’aiuto dei figli. Non mancano i momenti di paura: nel 1986 una sbandata durante la salita rischiò di far crollare la macchina “Armonia Celeste”, evitata solo grazie alla prontezza dei Facchini, un episodio che portò a cambiamenti importanti nell’organizzazione della sicurezza. Proprio “Armonia Celeste” resta ancora oggi la macchina più alta mai costruita, con i suoi 33,90 metri: un record che spinse il Comune a fissare per legge un tetto massimo di 30 metri per le edizioni successive.

Dal 2013 la Macchina di Santa Rosa è patrimonio Unesco, insieme alle altre “Grandi Macchine a Spalla” italiane (i Gigli di Nola e i Candelieri di Sassari). E nel 2026 la tradizione ha varcato i confini nazionali. Ad aprile un ciuffo dei Facchini è stato donato alla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola nell’ambito dell’iniziativa “Machines for Peace”. Il trasporto di quest’anno è dedicato proprio al tema della pace, con la giornalista del Tg1 Valentina Bisti come madrina.
Un rito che unisce fede, fatica e spettacolo: se siete in Tuscia il 3 settembre, vale la pena esserci.





