Tradizioni ciociare di Natale, sono tante e affondano le radici in un’epoca piuttosto antica. Si legano molto alla convivialità a tavola, tra dolci che ancora oggi si ripropongono immutati. Riti e usanze tuttavia, non riguardano solo un’area ristretta del Lazio.
Tradizioni ciociare di Natale
Il Natale è ormai alle porte, mancano pochi giorni e nelle famiglie si sta già impastando e friggendo. Non siamo però solo religiosi attorno ad una tavola, poiché i valori della famiglia e della fede non si sono affatto affievoliti sotto il peso del consumismo.

Quando si comincia a sentire in lontananza la musica degli zampognari, una certa dolce malinconia ci prende il cuore. Anche se questa musica e i suonatori in abiti tipici, si vedono molto meno, la gente di Ciociaria è ancora molto legata alle loro nenie. Nelle campagne quando la gente li vede arrivare, offre loro un dolcetto, qualcosa da bere e un’offerta e guai a non farlo, non sarebbe Natale. In Ciociaria poi non devono mancare mai i mandarini, la frutta secca e dei dolci dal sapore antico. Gran parte di queste tradizioni si stenta a crederlo, ma hanno un’antichissima origine romana.
Pan pepato – pan giallo
Sempre nelle campagne, resiste ancora l’usanza di un grande ciocco di legno, che si mette nel camino la sera della vigilia di Natale e deve ardere fino al giorno dell’Epifania. Anche quest’usanza ha un’origine pre cristiana; diffusa in tutta Europa e che risale ai popoli nordici e balcanici. Il fuoco generato dal ceppo ardente assume il significato di purificazione e di rinascita, che anticamente si legava alla fine dei raccolti. Tipico di tutto il Lazio è il panpepato, di antica tradizione.

E’ un impasto di nocciole, frutta secca, miele, uva passa, canditi e cioccolato, dal retrogusto gradevolmente piccante. Le origini di questa preparazione si perdono nella notte dei tempi, ma a partire dall’età medioevale il dolce è riconducibile alla città di Anagni, quando il comune ciociaro divenne una delle sedi del papato. Così come il pangiallo, ancora prodotto nella provincia di Roma.
Frittelle di Natale
Quest’ultimo dolce s’impastava e cuoceva in epoca romana per celebrare il “sol invictus” e ancora esiste quasi immutato. E’ come un disco giallo che rimanda appunto al sole. Composto da un impasto di noci, nocciole, mandorle, pistacchi, fichi secchi, frutta candita e uova. La caratteristica forma a cupola lo accomuna al Panpapato, dal quale si differenzia per la coloritura gialla e per un sapore decisamente più dolce. Anche le frittelle, altra pietanza irrinunciabile sono di derivazione romana.
S’impastano e possono essere riempite con uva, mele, broccoli, alici o baccalà e ricoperte di zucchero. Un tempo il territorio pontino e quello ciociaro erano uniti e gran parte delle tradizioni sono comuni. A Natale ci sono sempre le Ciambelle Scottolate di Cori e Priverno, le Crespelle, il panettone, detto “Gliu Panettono” di Maenza.
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