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Max Iannantuono, dalla tromba alla batteria, da Venezia al Giappone

Da sempre i giapponesi hanno un debole per gli artisti italiani. Dagli anni Settanta, inoltre, tra i preferiti sono arrivati anche i gruppi di progressive rock, che vengono spesso invitati a suonare nel paese del Sol Levante. Ultima in ordine di tempo un band veneziana, I Super Severance Evolution. Hanno calcato da poco con successo i palchi di due noti locali di Tokyo, in compagnia di altri gruppi di casa nostra. Tutti dell’etichetta Volcano Record & Production. Per l’occasione hanno proposto brani dal loro album “Spezza le catene”. Il gruppo, ideale continuazione dei “metallari” Severance, é composto da Jack Palmieri (chitarra), Stefano Dallas (voce), Filippo Paglini (basso) e Max Iannantuono (batteria).

Max Giapponesi
I Super Severance Evolution in Giappone

Uno dei protagonisti principali di questa rinascita e proprio lui, Massimo “Super” Iannantuono, nato a Venezia nel 1962 ed abitante a Martellago. Da ragazzo si è dedicato allo studio della tromba al conservatorio, anche se poi ha deciso di fare il batterista, iniziando a suonare con il padre a dieci anni in un’orchestrina. Cresciuto, ha fatto esperienza negli anni Settanta in vari gruppi veneziani, come gli Alta Marea (giovani del giro del conservatorio).
Ha militato anche nella band metal vicentina TIA (un vinile uscito nel 1985).  Ma sua fortuna è stata, grazie al chitarrista veneziano Stefano Zabeo,  diventare batterista della Blues Society, la band fondata nel 1976 dallo storico e sfortunato bluesman veneziano (e suo grande amico) Guido Toffoletti, con lo scopo di diffondere il blues in Italia. 
Ha inoltre partecipato anche ad un paio di album proprio del gruppo Severance. 11 anni dopo la tragica morte di Toffoletti, avvenuta nel 1999, Max Iannantuono ha idealmente raccolto l’ereditá artistica di Guido realizzando un progetto discografico con diversi ospiti famosi, oltre a vari concerti.
Nel 1984 Max ha inoltre suonato anche con il chitarrista Alvin Lee (fondatore dei Ten Years After)  nell’ultima data del suo tour in Italia, e con diversi altri artisti di primo piano, come il chitarrista inglese Alexis Korner e lo statunitense Stef Burns (Alice Cooper, Vasco Rossi).

Max, cosa ricordi di quel periodo della tua carriera musicale?

Con Guido sono stato ospite del programma Rai di Renzo Arbore “Quelli della notte”. In quell’occasione si è creata un’amicizia ed una stima reciproca con il duo Antonio & Marcello, che producevano anche gruppi emergenti. A loro portammo dei brani dei Severance e nel 1990 fu realizzato l’album “Urla di strada”. Ora abbiamo un nuovo lavoro, in stile prog, con il nome del gruppo mutato in Super Severance Evolution, dal titolo “Spezza le catene”, con la partecipazione di un’orchestra sinfonica. Proprio Toffoletti era amico anche di Patty Pravo e  per questo è stata coinvolta come ospite in due concerti in onore di Guido e nel disco a lui dedicato.  

Iannantuono Guigo
Guido Toffoletti e un giovanissimo Max Iannantuono

Chi è stato Guido Toffoletti per te?

Per me Guido è stato fondamentalmente un amico, ma è stato anche importantissimo per la mia carriera artistica, perchè mi ha dato la possibilità di suonare il blues in modo tradizionale. Era l’inizio degli anni Ottanta; ero giovane, esuberante e con una formazione musicale fondamentalmente rock. Guido, un po’ alla volta, mi ha fatto capire qual era il linguaggio giusto per suonare il blues come lo intendeva lui. Per evitare la mia esuberanza, inizialmente  mi ha fatto usare solo la grancassa e i piatti.
Guido aveva un carattere aperto e si  faceva ben volere da tutti. Gli piaceva fare scherzi di ogni tipo, ma era anche un po’ timido, riservato. Insomma si poteva definirlo “un bravo ragazzo”. Ricordo che spesso veniva anche a casa mia ed era anche molto affezionato a mia madre. Grazie a lui ho conosciuto un sacco di musicisti, da Patty Pravo a molti blues men italiani e stranieri e ancora oggi ho contatti con diversi di loro.

Come è nato il progetto dell’album su Toffoletti?

Fondamentalmente la mia anima è rock e quando ho realizzare il disco – tributo per lui, mi sono accorto che c’erano molte contaminazioni, proprio partendo dalle parti di batteria, ma anche per la scelta dei brani e degli ospiti, come per la stessa Patty Pravo, ed è anche per questo che l’album è a nome Max rock blues Society. Quelli che hanno portato il loro contributo musicale sono comunque tutti amici di Guido.
Abbiamo anche inserito in un brano la voce di Toffoletti e c’è pure la presenza di James Burton (chitarrista di Elvis Presley). Ci sono anche molti altri artisti noti, come Danilo Sacco (Nomadi), Aldo Tagliapietra (Le Orme), Glen White, Mario Fasciano (Rick Wakeman), Dougie Meakin e Dave Sumner (The Motowns, The Primitives) e Stefano Zabeo. In uno dei concerti c’è stata anche la presenza del frontman dei Vanadium, Pino Scotto (metallaro, ma con influenze blues). Cigliegina sulla torta l’utilizzo di una chitarra originale di Toffoletti e di una breve traccia con la sua voce.        

foto Iannantuono di Diego Landi
Max alla batteria in una recente foto di Diego Landi

Infine chiediamo a Max Iannantuono un commento sulla recente esperienza nipponica…

Siamo entusiasti, perché abbiamo giá suonato all’estero, ma mai cosí lontano da casa. Abbiamo presentato brani contenuti nell’album Spezza le catene, prodotto da Effegi di Stefano Tessaro, uscito lo scorso gennaio. Sono undici pezzi, in parte inediti e in parte invece riarrangiamenti, di brani estratti dal disco Urla di strada, pubblicato nel 1990.

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