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SirJoe Polito, rocker veneziano con l’America nel cuore

Passione per la musica, ma anche per gli Stati Uniti d’America. Questo binomio ha portato negli ultimi quarant’anni Sergio Polito, in musica SirJoe Polito, a suonare, incidere dischi e farsi apprezzare. Nato a Venezia nel 1960, ma residente in terraferma, ex bancario, ma un soprattutto musicista ispirato e sincero, che propone un genere di musica vibrante e ricca di atmosfere forti, condita con una voce particolarissima e profonda.
Due album all’attivo negli anni Novanta con il gruppo rock blues  dei B-Wops,  Rhythm’n’rollin del 1994 e Italian Boots del 1999 e tanti concerti in giro. Altrettanti dischi, nel decennio in corso, come solista My Friend Ry nel 2021, poi  il recente Black & White, ancora fortemente caratterizzato da suoni tipicamente Made in Usa. Qui Sergio Polito é accompagnato da Gianni Spezzamonte al basso, Danilo Scaggiante al sax tenore, con i quali ha giá suonato nella band dei B-Wops, Marco Campigotto alla batteria e Alberto Boscolo Agostini alla chitarra elettrica, mandolino e chitarra slide, oltre ad un altro chitarrista, Carlo De Bei.
Sull’ultima facciata del ricco libretto interno di Black and White ci sono un paio di frasi particolarmente significative: “Questo disco parla della vita, della mia vita, della mia famiglia. Parte dalla realtà di tutti i giorni un viaggio alla ricerca dei miei sogni, dei nostri sogni”.

Polito B Wops

SirJoe Polito, quanto sono stati importanti i B-Wops, alcuni dei quali ti hanno accompagnato anche in quest’ultima avventura?

 I B-Wops esistono ancora. Da 40 anni, ma in realtà ho iniziato un po’ prima, nel senso che mi sono sempre mosso nella musica acustica, nel fingerpicking, nel country blues americano e suonavo da solo con qualche amico. Poi è nata l’occasione di formare questo gruppo, c’è stato qualche cambiamento, ma insomma ma il nucleo centrale c’è da un quarantennio. E continuiamo, cascasse il mondo! Concerti ne facciamo meno, sicuramente perché c’è anche qualcuno anziano e con qualche problematica di salute che viene avanti, ma questo non mi ha fermato nell’intraprendere nuovamente e con più forza anche un discorso personale.
Col gruppo abbiamo fatto due album col Club de Musique di Courmayeur, una piccola casa discografica che non esiste più. Facevano dischi di artisti italiani emergenti e americani. Poi abbiamo partecipato a qualche compilation. Come solista ho fatto il primo disco a fine 2021, cioè in pieno periodo Covid, un disco sempre fatto nella branchia Gutenberg di Caligola. Si chiamava My Friend Guy ed era un tributo a Ry Cooder, il mio artista preferito da lungo termine.
Ho ripreso 12 brani del suo repertorio, ma di fatto solo due sono suoi, il resto lui stesso li reinterpretava. Li abbiamo rifatti in maniera di un po’ diversa e tra l’altro con ospiti anche illustri. Nel secondo ci sono meno ospiti perché è più un lavoro d’assieme della band. 

Venendo appunto a questo che è uscito quest’anno, continua questa forte caratterizzazione americana, da dove nasce questa passione?

Quando ho cominciato a suonare la chitarra, si andava al Lido con gli amici e c’era sempre qualcuno che suonava meglio di me, allora ho chiesto al mio amico se mi registrava una cassetta con vari brani di De Gregori e Guccini, che a suo tempo ascoltavamo  e  mi ha registrato una cassetta, solo che l’ho messa dal lato sbagliato e sono saltati fuori tre brani di Crosby, Stills, Nash & Young,  dal live For Way Street… ricordo benissimo lo stupore: da lì mi si è aperto letteralmente un mondo!

Polito Cd
Il cd Black & White di SirJoe Polito

Ma non solo metaforicamente, perché nel nuovo cd ci sono molte foto “on the road degli States”… 

In questo album ci sono due cose importanti, nel senso che dopo il periodo del Covid si ritornava a potersi muovere e io sono tornato in America coi miei figli, ormai grandi. Siamo andati tre settimane in California e Oregon e, una volta tornati, questo viaggio mi ha mosso la voglia di scrivere dei brani, di riprendere un po’ delle melodie.
L’altra cosa é che a fine 2023 ho subito un’operazione al cuore per una malformazione che non sapevo da avere. Sono rimasto a casa per un lungo periodo e non potevo uscire, né suonare, poi con discrezione sono partito con i brani, che ho registrati a casa mia. Li ho fatti sentire a un amico, Alberto Boscolo, chitarrista di Chioggia, che ha curato gli arrangiamenti delle chitarre.
Importante é stato poi anche il batterista Marco Campigotto, che ha caratterizzato i brani con le sue ritmiche. Così è nata anche l’idea che che muove tra la California, ricordi personali, la mia famiglia, i miei figli e le poesie. Ne ho messe due, una di un mio carissimo amico, Alessandro Spinazzi, e un’altra di mio suocero, che non c’é piú e che era dedicata ai miei figli.

Un’altra grande passione mi sembra sia quella per Tom Waits, no?

In effetti l’altro brano che ho messo é uno che Tom Waits non ha mai registrato; ne aveva fatto un video, che gira su YouTube, quando era giovane. Ricordano magari l’originale all’osservatore attento, ma invece sono molto personali. Sembra anche una voce molto particolare. 

Polito 4 Foto

Dischi a parte, si riesce ancora a suonare in giro?

Il 2026 sarà un anno abbastanza pieno. Abbiamo già delle date per agosto e per ottobre e si stanno aprendo un po’ di cose… Però prima ancora, domenica 21 di dicembre, suoniamo a Verona al Giardino, un club molto importante tra l’altro, che mi ha chiesto se posso suonare Ry Cooder, cioè, dopo 3 anni che è uscito il disco. 

Infine cos’altro ha invece in mente di incisione l’anno prossimo Sergio Polito?

E’ appena uscito questo e ci ho preso un po’ il gusto, per cui io proprio per questa serata ho ho scritto tre brani, elaborando sostanzialmente le poesie di Spinazzi, un personaggio di Marghera, abbastanza conosciuto e ho scritto altri brani. Forse sarà una cosa ancora più minimale, magari solo con due chitarre. C’è stata qualche soddisfazione, perché, dopo tre mesi,  abbiamo inoltre giá ristampato Black & White!

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