notification icon
App italiani.it
Tutto il meglio di italiani.it sul tuo telefono
Installa

“Ci sono giorni in cui mi alzo e credo di avere il mondo in tasca. E che tutto sia lì, a portata di mano – basta solo allungarla. Altri giorni invece, anche le cose più vicine sfuggono al mio controllo e diventano maledettamente lontane. So che prima o poi, è inevitabile, la vita mi presenterà il conto. Ma so anche che, se un giorno le cose si metteranno per il peggio, ci sarà sempre il successivo e quello dopo ancora”. Questo è l’incipit – emozionantissimo – di “Domani arriva veloce”, libro di Silvio Governi, regista romano di Alberto Sordi Un italiano come noi. E’ il suo romanzo d’esordio, che narra di Giorgia, in una trama coinvolgente e movimentata. Regista di spicco della nuova generazione – Governi – ha diretto spot pubblicitari, programmi e docu-film televisivi per la Rai e numerosi documentari e corti.

Silvio Governi: “Ad esempio”, la paternità e il suo romanzo d’esordio

Tra le opere di Silvio Governi c’è “Ad esempio“, un cortometraggio realizzato con la partecipazione di Vinicio Marchioni e Sabrina Impacciatore. Il corto parla di un padre che, esasperato dai problemi economici, opta per un gesto estremo. Rapinare una banca. Stupefacente è il fatto che tra i clienti della banca, il giorno della rapina, ci saranno sua moglie e suo figlio. L’opera nasce dall’interesse del regista verso “il caso”, “il destino”, e verso il tema della paternità, a lui caro. Tra i suoi progetti futuri emerge il desiderio della realizzazione di un film tratto dal suo romanzo, “Domani Arriva Veloce”.

Locandina del docu-film Alberto Sordi un italiano come noi

In occasione del centenario dalla nascita di Alberto Sordi, Silvio Governi è regista di “Alberto Sordi, Un italiano come noi“, docu-film ideato e scritto da Giancarlo Governi, raccontato da Sabrina Impacciatore e prodotto da Produzione Straordinaria con Rai Cinema in collaborazione con la Fondazione Museo Alberto Sordi. Presentato in anteprima al Maxxi di Roma il 12 Febbraio, arriverà nelle sale cinematografiche e su Raiuno in occasione delle celebrazioni del centenario dalla nascita.
Noi lo abbiamo intervistato per voi, ma prima di cominciare ci culleremo con un’altra citazione tratta dal suo romanzo. “La cosa che più mi spaventa, a quattordici anni, è la mancanza di sogni. Intendo sogni a occhi aperti, quelli che parlano di speranze, di ambizioni. I miei sogni durano lo spazio di una notte”. Domani arriva veloce, Edizioni Piemme.

Alberto Sordi: un italiano come noi

Silvio come vedi la comicità di Sordi nel contesto socio-culturale in cui era immersa? Sordi è stato soprattutto una sorta di “storico”, se così vogliamo definirlo, perché ha sempre raccontato il suo tempo, o meglio, l’Italiano del Novecento. Dalla prima guerra mondiale, al secondo conflitto, passando per il dopoguerra, la ricostruzione, il miracolo economico e la crisi. Oggi, se fosse ancora fra noi, certamente sarebbe il testimone della decadenza del nostro Paese. Il grande attore ha messo in luce i vizi, le virtù, le debolezze, le meschinità, le paure e persino i complessi, i tic e gli atteggiamenti di noi italiani.

Silvio Governi regista di Alberto Sordi un italiano come noi
Silvio Governi

I personaggi interpretati da Alberto Sordi

“Come non ricordare la drammatica codardia di Oreste Jacovacci che davanti al plotone d’esecuzione ne “La Grande Guerra” del maestro Mario Monicelli, perde la sua spavalderia. E come un pavido, piagnucola impaurito perché costretto, suo malgrado, a morire da eroe. Oppure la forza d’animo, il riscatto e, per certi versi, l’eroismo del personaggio del Sottotenente Alberto Innocenzi in Tutti a Casa di Luigi Comencini. Quando, nel finale, si mette a sparare, in un moto d’orgoglio, con la mitraglietta, per difendere la patria contro l’occupazione nazista dopo l’8 settembre. E si potrebbe continuare all’infinito nel raccontare ogni singola sfaccettatura di noi italiani attraverso la moltitudine di personaggi interpretati dal grande attore Alberto Sordi” – continua Governi.

Silvio Governi con Sabrina Impacciatore e Giancarlo Governi per il docu-film
Silvio Governi con Sabrina Impacciatore e Giancarlo Governi

Spesso rappresentavano un italiano debole e servile che si danna l’anima per ottenere favori e privilegi come ne “Il Vigile“. Ma anche il suo personaggio forse più squisitamente comico come quello di Nando Meniconi di “Un americano a Roma“. Qui ha comunque la vis attoriale pronta a restituirci una coinvolgente satira di costume dell’Italia del dopoguerra in cui si racconta il mito per l’America. Tanto sognata e desiderata da noi italiani a quel tempo.

Pellicola di un film

E come non ricordare “I Vitelloni“, il capolavoro di Federico Fellini con il quale aveva lavorato già ne “Lo sceicco bianco“. In esso, Sordi tratteggia magnificamente il prototipo del giovane di allora negli anni ’50. Inquieto, sprezzante e indifferente a ciò che lo circonda, mai davvero realizzato e immaturo a tal punto che, solo alla fine, sarà capace di riscattarsi, rendendosi conto di quanto la sua vita sia insignificante e vuota. Senza però avere il coraggio di affrontarla e di cambiare definitivamente e fino in fondo. E quanto è ancora incredibilmente attuale la figura felliniana di Alberto interpretata da Sordi.

Alberto Sordi: grande icona del cinema italiano

Quale aspetto del comico, secondo te, ha fatto sì che assurgesse a una delle più grandi icone del cinema italiano?

Nel fatto che gli italiani si riconoscevano in lui, e se non rivedevano loro stessi ritrovavano i loro simili, i parenti, i vicini di casa, il proprio collega di lavoro. Di tutti questi personaggi Sordi sapeva individuare i difetti e le debolezze raccontandoli con grande efficacia e, in alcuni casi, perfino preconizzando e anticipando i tempi. Perché, alla fine, chi altro sono i personaggi dei film interpretati dall’attore se non noi stessi? Sordi è stato capace, anche grazie a geniali registi come Fellini, Monicelli, Comencini e Steno, a mettere a nudo un popolo intero.

Teatro di Alberto Sordi

E gli italiani rappresentati e descritti da questa multiforme e policromatica galleria di personaggi che attraversa decenni di storia d’Italia e di cui l’opera omnia di Sordi è costellata, si riconoscono nelle caratteristiche e peculiarità di questi stessi personaggi magistralmente interpretati dall’attore che ci restituiscono un affresco del nostro Paese così intriso di contraddizioni, divisioni e, nonostante ciò, sempre carico di slanci e di una grande forza di volontà, inventiva e riscatto. Un attore che è stato lo specchio, a volte fedele e altre difforme, ma sempre realistico, di un’Italia che non esiste più ma che rappresenta le nostre radici più profonde, intorno alle quali gli italiani si sono formati e sono cresciuti.    

Chi era l’Albertone nazionale

“Sordi, ovvero l’Albertone nazionale, è colui che, grazie alla sua immensa e straordinaria opera, ha avvicinato se stesso, come “Artista” e come uomo, all’italiano medio. Si è avvicinato alla gente comune, attraverso un processo d’identificazione. Noi tutti abbiamo cercato l’Italia nei film di Alberto Sordi. Noi italiani ci siamo rispecchiati in quei numerosi, grotteschi e drammatici personaggi che ha interpretato. E, alla fine, come nella cittadina immaginaria di Macondo di Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, su quelle pellicole abbiamo finito per trovare noi stessi. Sono certo che, fra cento anni, se ci sarà ancora qualcuno che vorrà conoscere l’Italia e gli italiani del Novecento, gli sarà utile studiare i film di Alberto Sordi. Un patrimonio che ci appartiene e che abbiamo il dovere di raccontare, divulgare e tramandare alle nuove generazioni”.

Cento anni dalla sua nascita: un’eredità da raccontare

Silvio, che tipo di difficoltà hai avuto nel realizzare questo docu-film a tanti anni dalla scomparsa? Nessuna difficoltà perché Sordi è stato il primo conservatore del suo patrimonio culturale. Durante tutta la sua vita ha continuato a erigere un monumento a se stesso e alla sua carriera. Fare le riprese in quella casa-museo che da ragazzo avevo solo visto e immaginato da fuori senza mai poter varcare le alte mura o il cancello, aspettando che uscisse per portarlo a casa di mio padre per festeggiare il loro compleanno separato da un solo giorno, ha dato una grande emozione a me e a tutta la troupe.

La troupe del docu-film

Ci siamo aggirati tra quei meravigliosi saloni, quelle stanze e quel piccolo teatro di pochi posti, il vero tesoro della casa, dove Alberto intratteneva gli amici con le sue performance private. Qui proiettava i suoi film, con grande rispetto ma soprattutto timore reverenziale. E nel girare nella galleria di quel teatro gioiello dove si sedeva Alberto, un po’ in disparte, in maniera discreta come a soppesare le emozioni del suo pubblico, a spiare le loro reazioni, mi sono sentito fortunato e mi è sembrato di vederlo. E quasi, per un attimo, l’ho sentito ancora una volta vicino a noi. Sordi, a 17 anni dalla morte, è ancora oggi uno degli artisti più vivi nel nostro immaginario.

L’eredità di Sordi ai giorni nostri

“Un personaggio come Sordi si pensa che non abbia eredi. Esiste infatti l’erede di Totò o l’erede di Chaplin? Così è difficile trovare un erede di Alberto Sordi. Ma un attore che possa essere accostato a Sordi c’è, ed è Carlo Verdone, anche lui romano, attento a cogliere i tipi emergenti dalla società del suo tempo. Sordi lo vorrà come figlio nel film “In viaggio con papà“. Poi, se vogliamo pensare a un erede, un attore che racconti la propria contemporaneità, mi riesce difficile individuarlo”- afferma il regista.

Il Regista Silvio Governi di Alberto Sordi un italiano come noi in primo piano
Silvio Governi

“Anche perché la Commedia all’Italiana che inizia alla fine degli anni ’50, anche se Alberto l’aveva affrontata diversi anni prima, con toni ironici e comici, temi seri e persino drammatici, di attualità sociale e di costume, è un momento culturale irripetibile che ha partorito soltanto figli unici e senza eredi come Tognazzi, Gassman, Manfredi e Mastroianni, come pure la grande Monica Vitti. Un periodo che avrà importanti maestri del cinema come Germi, De Sica, Steno, Monicelli, Risi, Scola, Loy, Salce, Comencini, Wertmuller, solo per citarne alcuni, che sono destinati a rimanere unici nella Storia del Cinema italiano“.  

Il grande attore e la sua vita privata

Nel febbraio del 2003, partecipando ai funerali di Sordi, Ettore Scola disse: “Non ci ha mai permesso di essere tristi”. Com’era davvero Sordi nella vita privata?

locandina del film di Aberto Sordi

E non è un caso che questa frase l’abbia pronunciata proprio Ettore Scola il quale lo diresse, tra gli altri, in due episodi de “I nuovi mostri: Come una regina e Elogio funebre“. Proprio in quest’ultimo ci ricorda che gli attori comici, quando muoiono, non danno la possibilità al proprio pubblico di essere triste. Nel film, il funerale dell’attore-comico non può essere come quello vero, della grande partecipazione di popolo, ma deve essere coerente con il personaggio. Come quello che il guitto d’avanspettacolo-Sordi fa a al suo capocomico Formichella, ammiccando, costruendo la battuta, lo sberleffo, la sferzata, fino a cantare insieme alla compagnia teatrale come ultimo omaggio. Perché poi Albertone nostro era così nella vita privata come al cinema, dissacratore e flagellatore dei difetti di noi italiani.

Note: si ringraziano Carlo Carere, Emanuele Pellegrino e Massimo Montebove per la collaborazione.

Alberto Sordi, un italiano come noi. Intervista a Silvio Governi ultima modifica: 2020-03-06T08:30:00+01:00 da Antonella Marchisella

Commenti