Il cinema italiano pullula da sempre di personalità eccelse, riconosciute in tutto il mondo e che rappresentano un vanto inesauribile per la nostra cultura. Nomi come Vittorio De Sica, Ettore Scola, Pierpaolo Pasolini, hanno caratterizzato e influenzato in molteplici modi il panorama cinematografico sia nazionale che internazionale. Di certo, però, quando si parla di Cinema, il primo nome che sovviene alla mente è quello dell’immenso Federico Fellini, uno dei più grandi registi mai esistiti, nato proprio il 20 gennaio!

La storia di Federico Fellini: dai fumetti alle sceneggiature!

Il cinema che diventa filosofia, arte, storia e cultura. Ne sapeva bene qualcosa (anzi, tutto) il grande Federico Fellini. La sua storia inizia a Rimini il 20 gennaio del 1920, da una famiglia di umili origini. Il padre, Urbano, era un rappresentante di dolci e liquori, mentre la madre, Ida, era una casalinga. Le prime esperienze scolastiche, nel liceo classico Giulio Cesare di Rimini, lo portano a scoprire la sua abilità nel disegno fumettistico, in cui si cimenta creando fumetti e caricature di ogni sorta. Non tarda molto a farsi sentire in lui il fuoco sacro dell’arte cinematografica. La settima musa lo bacia sin dall’età di sedici anni, quando, senza il permesso dei genitori, già girovagava per visitare i cinema della sua città. Nell’adolescenza collabora con alcuni giornali e riviste, tra cui La Domenica del Corriere e un settimanale politico-satirico, il 420.

Federico Fellini

Nel 1939 si reca a Roma con il pretesto di frequentare l’università, al solo scopo di darsi al giornalismo. Giunge nella capitale con la madre, e, nonostante si sia iscritto a giurisprudenza, il suo sogno non è certo di fare l’avvocato: esordisce sulla famosa rivista Marc’Aurelio come disegnatore satirico, oltre che essere autore di moltissime rubriche, tra cui Storielle di Federico. Diventa in poco tempo uno dei più apprezzati scrittori del quindicinale. Oltre agli ingenti guadagni, arrivano anche (nel 1942) le prime proposte da sceneggiatore. Collabora infatti alla stesura del film Quarta pagina, di Nicola Manzari, e di Avanti c’è posto… e Campo de’ Fiori, scritto a quattro mani con Bonnard. La svolta, però, arriva nel 1945, quando, grazie alla frequentazione di una bottega chiamata The funny face shop (che conta nomi del calibro di Guasta, Bompiani e Della Rocca), conosce il famosissimo regista Roberto Rossellini.

Fellini e l’incontro con il cinema: «il visionario è l’unico realista»

Grazie al fatidico incontro con Rossellini, seguono per il regista in erba anche altre fondamentali collaborazioni. Oltre che con lo stesso Rossellini per Roma città aperta, partecipa anche come attore nel film L’amore, impersonando un vagabondo che seduce una giovanissima Anna Magnani. Il 1950 è, poi, l’anno della svolta: Fellini esordisce alla regia con Luci del Varietà, che dirige assieme ad Alberto Lattuada. Proprio da questa pellicola nasce l’interesse per quello che sarà considerato un archè del cinema felliniano, cioè la decadenza e la gloria del mondo d’avanspettacolo. Nonostante il triste e magro esito finanziario del progetto, Fellini non si abbatte e firma la sua prima regia da solista, Lo sceicco bianco, con la proverbiale interpretazione di Alberto Sordi. Più della precedente, questa esperienza cinematografica accende l’animo del regista, e ne fa scaturire la sua vera identità. Realismo magico e onirico si fondono sapientemente in un mix peculiare, estroso, che sfocerà poi in quello che viene definito fantarealismo.

Il regista riminese sul set de La strada

Negli anni cinquanta, sulla scia della nuova industrializzazione, nasce un altro capolavoro: I vitelloni. Quest’opera ricalca i ricordi e le rimembranze del Fellini ragazzo, tra le strade di Rimini, così come farà Amarcord vent’anni più tardi. Nel 1954 arriva a creare quello che sarà il suo primo successo colossale, La strada. Il film, muovendosi su un percorso di poesia e vita nel dopoguerra, narra la storia d’amore tormentata tra una meravigliosa Giulietta Masina (moglie e musa di Fellini), ed Anthony Queen, strambi artisti di strada. Un mondo degli ultimi e degli emarginati quello raccontato dal regista, che si estrinseca anche ne Le notti di Cabiria, dove Fellini vince un Oscar come miglior film straniero. La sua iconicità giunge sicuramente negli anni sessanta, quando vede la luce una delle pellicole più identitarie della storia del cinema: La dolce vita.

Gli anni de La dolce vita e l’ultimo Fellini

Con La dolce vita, Federico Fellini entra di tutto diritto nella storia del cinema d’autore. Con un cast stellare, che vede protagonisti il fantastico Marcello Mastroianni e la voluttuosa Anita Ekberg, il film (definito dal regista stesso come picassiano) si muove in una società con forti tinte erotiche e decadenti, di contro al dilagante benessere economico dell’epoca. La celebre scena della bellissima attrice svedese che si bea nelle acque della fontana di Trevi, chiamando il suo Marcello, occupa non solo la mente, ma anche il cuore di noi tutti. Oltretutto, la profonda amicizia con Matroianni non sarà limitata solo a questo film, ma accrescerà la sua intensità in un ulteriore film di fama mondiale: . Con Fellini consacra il suo genere eclettico, raccontando che l’idea per la realizzazione dell’opera quasi gli sfuggiva dalla mente, come se appartenesse a qualcosa di etereo, di non terreno.

La famosa scena della fontana di Trevi del film La dolce vita

Premiato con un altro Oscar, il film è stato anche inserito nella rivista inglese Sight & Sound, occupando il 9º posto tra le più belle pellicole mai realizzate. Anche Amarcord, l’opera del ricordo, gli permette di incassare un altro Oscar, e di mostrare ancora una volta il disagio dei borghi riminesi, dove il richiamo malinconico e nostalgico del passato viene sapientemente offerto dall’antica esperienza autobiografica dell’autore. Seguono lavori e riconoscimenti, fino al 1993, anno in cui il regista porta a casa l’Oscar più importante di tutti, quello alla carriera. Malauguratamente nello stesso anno, precisamente il 31 ottobre, il cineasta riminese ci lascia all’età di 73 anni. Una fine che ha tutto il sapore di un inizio, l’inizio di un mito squisitamente italiano: Federico Fellini. 

Un abbraccio fraterno tra Fellini e Mastroianni, al cospetto della magnifica Sophia Loren
Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

L’anniversario della nascita di Federico Fellini. Una vita per il cinema! ultima modifica: 2018-01-20T09:30:27+00:00 da Marcella Calascibetta

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