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Qualche mese fa è uscita una notizia che ha suscitato un po’ di scalpore in rete: due scienziati americani, J. Satino e G. Smith, avrebbero riscontrato, su un campione di 28 maschi e 7 femmine, un aumento medio del 93,5% dei capelli dopo 6 mesi di trattamento con CBD, detto anche cannabidiolo, estratto dalla cannabis sativa. L’aumento dei capelli era in particolare più accentuato negli uomini, soprattutto nella zona del vertice.

Lo scalpore nasce ovviamente dalla sensazionalità con cui si prospetta ogni volta una possibile nuova cura per le calvizie, che affligge moltissimi uomini, per di più collegata, sia pur vagamente, a sostanze sulla cui legalizzazione il dibattito è sempre molto acceso.

Innanzitutto è utile precisare subito che il test non prevedeva di fumare marijuana, attività che alla luce delle conoscenze attuali non apporta alcun beneficio alla calvizie. La modalità di somministrazione prevedeva piuttosto l’applicazione di una certa quantità di prodotto direttamente sulle aree colpite dalla calvizie o dal diradamento, per un quantitativo pari a circa 3-4 mg di CBD al giorno.

C’è da dire che un singolo studio non può ancora dimostrare nulla, né in termini di efficacia, né di sicurezza nel lungo periodo. Un altro studio più recente ha evidenziato addirittura che concentrazioni diverse di CBD possono ottenere l’effetto contrario a quello desiderato, prospettando la necessità di effettuare ulteriori ricerche prima di trarre conclusioni, se non altro per individuare il dosaggio ideale. Certamente, rispetto soprattutto alla Finasteride, i cui effetti collaterali stanno iniziando ad avere riscontri seri, un’alternativa più sicura sarebbe auspicabile. Ma rimane un problema di efficacia.

Le alte percentuali pubblicate sono infatti, in realtà, paragonabili a quelle di altri farmaci come Minoxidil e Finasteride, che in termini assoluti, non sono assolutamente paragonabili al trapianto di capelli. Nello stesso studio leggiamo infatti

“Hair transplantation is the only current successful permanent option, and it requires surgical procedures.”

evidenziando che tutte queste cure farmacologiche sono tutte comunque da intendersi “a vita”, a fronte, quando possibile, della terapia chirurgica che è definitiva e non richiede l’uso di altri farmaci. Dopo infatti, quando si interrompe la cura farmacologica, in pochi mesi gli effetti benefici svaniscono completamente, poiché le cause della calvizie androgenetica restano.

Insomma, il trapianto di capelli è l’unica opzione definitiva, ma soprattutto è l’unica che possa restituire la massima foltezza se padroneggiata da un chirurgo esperto e con la tecnica giusta.

Link alle pubblicazioni: 

1 – https://publications.sciences.ucf.edu/cannabis/index.php/Cannabis/article/view/78/47

2 – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36181341/

Cannabis, calvizie e ricrescita di capelli: che cosa c’è di vero? ultima modifica: 2023-03-20T10:58:33+01:00 da Redazione

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