Cascata del Valcatoio in un famoso dipinto che è entrato nella storia. In questi ultimi tempi, con grande soddisfazione, specie per la dimostrazione di civiltà, in Italia stanno rientrando dagli U.S.A. diversi reperti archeologici e opere d’arte. Si tratta di oggetti d’arte che avevano lasciato il paese in modo illegale o dopo delle “razzie”. In ogni caso si diffonde il principio che un reperto rubato, va restituito al legittimo proprietario, come nella vicenda che vado ad illustrarvi.
Cascata del Valcatoio in un famoso dipinto
Purtroppo da un determinato momento storico, queste razzie hanno interessato in modo massiccio il nostro paese. Al di là dell’oggetto rubato, c’è dietro un danno collaterale, legato non tanto all’immagine, quanto al luogo devastato. Per rubare un vaso etrusco, sovente si danneggia ciò che c’è attorno, rendendo difficile il lavoro dell’archeologo.

Tuttavia, non solo dagli Stati Uniti, ma anche dall’Europa qualcosa di “significativo” è tornato all’ovile anche se non in Ciociaria e vale la pena approfondire l’argomento. In questo caso ci sono voluti più di 75 anni per fare chiarezza su un dipinto legato ad una famiglia deportata durante l’ultimo conflitto bellico. Tale quadro era di fatto rimasto per molti anni di proprietà federale tedesca. Non è solo importante che un quadro rientri nel paese da cui è scomparso. Ma lo è ancora di più che ritorni nelle mani del legittimo proprietario, chiunque sia.
Ciociaria nella pittura
Come ciociari sappiamo che le donne del basso Lazio sono state dipinte da migliaia di autori e oggi sono presenti in tutto il mondo. Eppure anche i nostri panorami hanno avuto pressappoco la stessa nobile sorte. L’autore del quadro di cui parlo è Jakob Philipp Hackert, nato in una zona della Germania che allora era Prussia, a Prenzlau. Come molti suoi colleghi, si stabilì in Italia nella seconda metà del ‘700. Hackert divenne pittore di Corte di re Ferdinando IV di Napoli.

All’epoca ebbe modo di vedere la Ciociara e in particolare le zone tra Sora e Isola del Liri, che ritrasse. L’opera di cui parliamo è datata 1794 e raffigura la città di Isola di Sora (ora Isola del Liri) e una delle bellissime cascate vicine. Parliamo della seconda cascata di Isola del Liri, meglio conosciuta come la Cascata del Valcatoio.
Cascata del Valcatoio in un famoso dipinto di Franz Rappold
Questa tela apparteneva a Franz Rappold un imprenditore di Amburgo, che operava nel tessile. Tuttavia dopo che i nazionalsocialisti salirono al potere, la compagnia tessile ebbe un neanche troppo lento rovescio. Rappold iniziò a doversi disfare di molti averi; comprese le opere d’arte e tra queste c’era il quadro “ciociaro”. Forse è superfluo specificare che in momenti di necessità gli avvoltoi non mancano e più che vendere, bisogna svendere o quasi regalare anche oggetti molto preziosi. Ahimé con l’incalzare della guerra il povero Franz Rappold finì nel campo di concentramento di Theresienstadt, dove morì. Come era prevedibile e come accadde per una miriade di altre opere d’arte, il quadro finì appeso in uno degli uffici del Federal Foreign Office. Poi la Cancelleria del Reich lo acquistò dalla Galleria Karl Haberstock e rimase di proprietà federale. Il quadro davvero pregevole subì anche un restauro.
Campo di concentramento di Theresienstadt
In quest’epoca che viviamo, la Germania ha tutt’altra concezione dell’arte e l’idea di riparare ad un torto ha un significato molto sentito e profondo. Rimettere le cose al loro posto può rimettere anche noi in pace con il mondo, almeno un po’. Alla fine il dipinto restaurato di “Città italiana con una cascata”, è tornato agli eredi di Franz Rappolt. Probabilmente quindi non fu il povero Rappolt a venderlo, ma gli e lo sottrassero. Il fatto che dalla cancelleria di Hitler una tela che ritrae un pezzo di Ciociaria è tornata agli eredi, è un bellissimo epilogo che ci “include”.
Fonte foto – gruppo Isola del Liri – Facebok- Wikipedia
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