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L’estate è ormai arrivata e con essa il via libera per poter viaggiare e visitare il nostro paese. Se si è amanti del vino e si è in cerca di un viaggio all’insegna dell’enogastronomia, senza disdegnare l’arte e la storia, il borgo di Barolo, nelle Langhe piemontesi, è di certo uno dei luoghi perfetti per le proprie vacanze. Una delle strutture più interessanti del borgo è il Castello di Barolo. Qui si trova infatti il “WiMu”(Wine Museum), ovvero il museo dedicato al famoso vino, che prende il nome proprio da questa zona. Questo castello ha un’origine millenaria ed una storia veramente affascinante, che coinvolge anche lo scrittore Silvio Pellico, autore del celeberrimo “Le mie prigioni”.

Castello di Barolo - Vista del Castello con bandiera italiana
Foto: © BlackLukes – Commons Wikimedia – CC BY-SA 3.0.

Storia del Castello di Barolo

Il Castello di Barolo nasce come fortificazione nel X secolo (per volere del re Berengario I), per proteggere la zona dagli attacchi Ungari e Saraceni. Di questo nucleo originario si hanno ancora tracce, ai piedi della torre orientale del castello. Intorno al 1200 il castello passò sotto il controllo del comune di Alba e in seguito, nel 1250, venne acquistato dalla famiglia Falletti. Nei due secoli successivi, il castello subì gravi danni a causa di saccheggi, ma venne ristrutturato dai Falletti (qui cominciarono le prime modifiche alla struttura). Nel 1730 Barolo divenne marchesato. Il Castello di Barolo rimarrà proprietà dei marchesi Falletti fino alla seconda metà dell’Ottocento. Questo era infatti divenuto la residenza di campagna della famiglia. Tra gli ospiti illustri dei Falletti vi era lo scrittore Silvio Pellico, amico dei marchesi, nonché curatore della biblioteca di famiglia.

Castello di Barolo - camera di Silvio Pellico
Foto: © BlackLukes – Commons Wikimedia – CC BY-SA 3.0.

Il castello rimase ai Falletti fino al 1864, anno della morte di Juliette Colbert (Giulia di Barolo), moglie del marchese Carlo Tancredi Falletti. Proprio per volere della marchesa, la struttura venne convertita in un collegio (Collegio Barolo) e subì alcune modifiche per renderlo adeguato al nuovo status. Il Castello Barolo rimase sede del collegio fino alla prima metà del Novecento. Dopo un periodo passato in stato di abbandono, il comune di Barolo decise di acquistare il castello, con successivo restauro. Dal 1982 le sue cantine ospitano l’Enoteca Regionale del Barolo e, nel settembre 2010 all’interno del Castello venne realizzato il WiMu, ovvero il museo del vino, che ogni anno attira molti appassionati del settore da tutta Italia e non solo.

Il WiMu di Barolo: il museo che celebra il vino

Il WiMu è nato grazie all’ingegno di François Confino, già allestitore di importantissimi musei in tutto il mondo. Questo museo è il luogo ideale per tutti gli amanti del vino i quali, attraverso dei percorsi interattivi, possono scoprire la storia millenaria e la cultura del vino, ma soprattutto lo rapporto tra il vino e l’umanità, che va avanti da tempi immemori. Il museo è disposto su 4 piani del Castello di Barolo, in venticinque stanze. La visita parte dal terzo piano con la storia del vino nell’antichità, poi al secondo piano, si trova la sezione dedicata al vino nell’arte. Il primo piano è invece dedicato ai marchesi Falletti, mentre al piano -1 si trovano il Collegio Barolo e il Tempio dell’Enoturista. Infine, nelle cantine vi è la sede dell’Enoteca Regionale del Barolo, sala dedicata interamente al nobile vino prodotto in questa regione.

Il WiMu offre quindi al visitatore un’esperienza immersiva, a 360 gradi, sull’universo del vino, non solo al Barolo. Di certo l’allestimento del museo all’interno del Castello di Barolo è stata una scelta vincente, dal momento che si tratta di una struttura dall’altissimo valore storico. Se si è in vacanza in Piemonte, soprattutto nella zona delle Langhe, quale idea migliore se non visitare il museo del vino e magari godersi dopo un ottimo bicchiere di Barolo? I biglietti possono essere già prenotati sul sito ufficiale del WiMu.

Castello di Barolo: scoprire la cultura del vino nelle Langhe ultima modifica: 2021-06-08T15:30:00+02:00 da Antonello Ciccarello

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